“Il principe vichingo” di Heather Graham – Recensione

[Titolo originale: The Viking’s Woman]

Il mio giudizio in breve:

Libro decisamente deludente, fra i protagonisti non sembra svilupparsi nulla a parte la passione fisica e soprattutto la protagonista è a dir poco capricciosa e irrazionale. Poco fluida anche la narrazione che al tradimento iniziale fa seguire una parte abbastanza slegata nel Wessex, una del tutto inutile in Irlanda ed un finale movimentato ma non realistico.

principeVichingo

Questo romanzo, come ho scoperto a posteriori facendo alcune ricerche online, appartiene ad una trilogia, della quale comunque in italiano non è stato pubblicato il primo volume e perciò di fatto è possibile considerare “Il principe vichingo” come un’opera a se stante. L’ambientazione è a mio parere l’aspetto più intrigante dell’intero libro: l’Inghilterra meridionale durante l’Alto Medioevo, ben prima della battaglia di Hastings e dell’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore, quando i nemici che i sassoni si trovavano a combattere erano gli spietati vichinghi danesi.

In questo panorama, nella seconda metà del IX secolo, vivono Rhiannon ed Eric. Lei è una nipote di re Alfred e possiede uno strategico tratto di costa nelle propaggini frastagliate del Wessex (la zona fra l’odierna Cornovaglia e il Kent); lui è un principe con madre irlandese e padre norvegese. A causa di un tragico equivoco, o più probabilmente di un tradimento, benché Eric e la sua flotta siano stati chiamati in Inghilterra come alleati del re, vengono ritenuti dai soldati di Rhiannon degli invasori e questo genera lo scatenarsi di una violentissima battaglia proprio nel castello della fanciulla. L’odio di Rhiannon per i vichinghi è qualcosa di immenso, un sentimento che lei non riesce a vincere (né vuole farlo), eppure il re per suggellare l’alleanza messa a repentaglio dallo scontro la obbligherà a sposare proprio il principe vichingo che ha attaccato le sue proprietà …

Da lettrice vorace quale sono, non posso dire di avere un unico genere preferito, ma sicuramente apprezzo molto i volumi storico-romantici, quelli in cui l’amore ha un peso decisivo nelle vicende ma dalle cui pagine traspare anche un vivido affresco dell’epoca in cui si muovono i protagonisti. In questo senso “Il principe vichingo” è stato una colossale delusione: la parte storica pur se presente non viene sviluppata nel senso che avrei desiderato e la componente romantico-sentimentale è quasi risibile.

Per quanto riguarda l’ambientazione non posso fare a meno di notare una volta di più come essa sia poco più di un pretesto per mettere in relazione un eroe forte e dominatore ed un’eroina volitiva solo parzialmente imbrigliata dagli usi e costumi dell’epoca. La Graham fornisce un certo panorama della realtà storica in cui ha posto la narrazione (re Alfred per esempio è una figura effettivamente vissuta, così come il suo antagonista danese Guthrum) ma non si preoccupa di essere coerente con questa realtà. Mi rifiuto infatti di credere che una nobildonna dell’epoca, a maggior ragione una nipote del re, possa farsi sorprendere nuda almeno tre volte nel giro di una cinquantina scarsa di pagine da metà degli uomini che la circondano. Né mi sembra molto più credibile il fatto che un sovrano impegnato a liberare la sua terra da continui attacchi, invece di assicurare i suoi più fidati cavalieri nelle posizioni chiave del regno acconsenta a lasciare una proprietà strategicamente importante alle cure di una fanciulla che si ostina a non sposarsi perché innamorata di uno scudiero.

Insomma, la mia impressione durante tutta la lettura è stata che l’autrice abbia preso del medioevo quello che le faceva più comodo (uomini autoritari; donne che non avevano molti diritti, almeno ufficialmente; odio e terrore per i vichinghi), dimenticandosi opportunamente di tanti altri aspetti della vita di allora. A svilire ulteriormente il libro contribuisce in maniera pesante anche la caratterizzazione dei personaggi, in particolare i protagonisti: non solo i due si comportano sovente con più o meno accentuato anacronismo, ma nessuno ha lo spessore che mi aspetterei dagli eroi di un romance.

Rhiannon è capricciosa, testarda, lamentosa all’estremo. Nel primo capitolo pare una donna forte e coraggiosa, che rifiuta di abbandonare la sua casa durante la battaglia perché consapevole di essere un arciere migliore di tanti uomini; peccato che poi, a parte l’abilità con le frecce, non faccia altro che comportarsi come una bambina viziata. Appena si ricongiunge con l’uomo che ama – o che crede di amare – si ritrova nuda con lui in un prato nel giro di cinque minuti scarsi; si rifiuta (in barba al benessere della propria terra e di chi dipende da lei) di sposare un vichingo perché è innamorata di un altro uomo; detesta quella razza di invasori con una totalità che nulla pare in grado di scalfire; praticamente per tre quarti del romanzo in ogni pagina non fa che augurare la morte al marito in termini più che espliciti.

Eric da parte sua mi sembra un mal riuscito mix fra l’uomo deciso che non deve chiedere mai e un sadico che si diverte ad umiliare la moglie (probabilmente per compensare le speranze di lei sul restare vedova presto). “Il principe vichingo” risale ai primi anni ’90, quando ancora era lontana dalla mentalità comune l’idea degli stalker o della violenza domestica, ed il protagonista è il prototipo perfetto del rude maschio alpha che domina tutto e tutti. Imbattibile in guerra, coraggioso e forte, non esita ad affrontare da solo una pericolosa banda di mercenari per salvare la moglie, tuttavia non è un marito dolce che asciuga le lacrime della sua amata, piuttosto la sbeffeggia o la strattona.

Ma visto che siamo in un romance, e un eroe che picchia la sua bella non farebbe buona impressione, quest’uomo – che fa dell’onore e del coraggio la propria bandiera – si lascia insultare quotidianamente da Rhiannon senza mai darle nemmeno uno schiaffo (ed onestamente penso che un uomo del medioevo con un temperamento come quello attribuito dalla Graham ad Eric avrebbe potuto lasciarsi andare a reazioni ben più forti di un paio di schiaffi). Al massimo invece lui le tira i capelli, imprigionandoli fra le dita per impedire alla moglie di allontanarsi. Oppure la butta sul letto per fare l’amore anche se lei non vorrebbe – ma non si può nemmeno considerarla violenza carnale perché Eric a letto è così bravo che la manda in estasi ogni volta, nonostante l’odio di lei per i vichinghi.

Né Eric né Rhiannon hanno carisma, umorismo o calore; sono fra i personaggi più piatti e monodimensionali che io abbia mai incontrato e ho faticato davvero ad appassionarmi alle loro vicende. Anche perché da un lato le parentesi di combattimento, dall’altro l’inutile parte ambientata in Irlanda, non hanno fatto altro se non rallentare ulteriormente il ritmo narrativo.

Probabilmente come conseguenza del fatto di aver tratteggiato in maniera tanto irrealistica i protagonisti, ne deriva una trama d’amore assolutamente inverosimile, che non regge alla minima analisi. Nessuno dei due ha seri motivi per innamorarsi dell’altro, in particolare Eric, considerato come la moglie lo abbia pubblicamente maltrattato fino quasi all’ultimo capitolo e aggiungendovi anche i notevoli dubbi che nutriva sulla fedeltà di lei al re. D’altra parte anche Rhiannon non ha molte ragioni valide per amare un uomo che oltre alla colpa di essere mezzo vichingo (aspetto per lei intollerabile) ha pure un comportamento non esattamente cortese nei suoi confronti, ma almeno Eric le ha salvato la vita e questo giustifica un certo ammorbidimento.

Insomma, in questo romanzo io non ho trovato né una vera storia d’amore, né dialoghi frizzanti, né un’ambientazione curata e ben resa: nulla degli aspetti per cui di solito una lettura cattura la mia attenzione. Non posso dunque fare altro che sconsigliarlo, suggerendo piuttosto a chi cercasse un romance medievale di provare “Il lupo e la colomba” della Woodiwiss – del quale ho parlato in questo post e che giudico infinitamente più intrigante.

Voto: gifVotoPiccola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...