“Il cavaliere Panciaterra” di Gilles Bachelet – Presentazione

Confesso di essermi accostata a questo libro con qualche preconcetto – non mi convinceva l’idea di un protagonista che era cavaliere ma anche lumaca, aspetto che invece pensavo potesse incuriosire i miei figli che recentemente hanno iniziato a guardare la serie animata Turbo F.A.S.T. che ha proprio delle chiocciole come personaggi chiave. Ammetto che invece la storia e soprattutto le ricche, colorate tavole che la accompagnano mi hanno fatta completamente ricredere. Non conosco l’autore, ma questa sua opera (pubblicata in Italia dalla casa editrice Castoro a fine 2015) è davvero divertente, ironica, fantasiosa, inaspettatamente carica di rimandi alle fiabe più classiche.

La copertina del volume
La copertina del volume

Il cavaliere Panciaterra, protagonista delle vicende come suggerisce il titolo, è una nobile lumaca chiamata a combattere contro il nemico giurato Cornomolle che ha invaso la sua aiuola di fragole. Il dovere esige di affrettarsi (ed infatti il testo evidenzia proprio come i preparativi per la partenza dovrebbero essere rapidi e convulsi), eppure le illustrazioni mostrano esattamente il contrario: il cavaliere fa il bagno, mangia la colazione, saluta i familiari, legge persino i giornali e sbriga la corrispondenza. Né si precipita durante il tragitto, trovando il tempo per salvare principesse, dare indicazioni a bimbe smarrite dai rossi cappucci, giocare a scacchi con la morte … Insomma, Panciaterra arriva con tale ritardo al campo di battaglia che la tenzone viene rimandata per poter pranzare. Ma al pranzo segue un riposino, tanto che alla fine i due schieramenti si ritirano senza aver combattuto affatto.

La storia in sé, oltre che originale mi è sembrata interessante perché riesce ad introdurre tanti diversi spunti di discussione, che si possono anche solo accennare commentando un dettaglio delle illustrazioni o una frase del testo. Bachelet riesce con questo libro a far riflettere sulla guerra e la sua inutilità, sui valori e gli affetti a noi cari, sulle caratteristiche imprescindibili di ciascun essere vivente che sempre lo accompagneranno (come la proverbiale lentezza delle chiocciole).

Tante tematiche importanti, ma io credo che il successo del libro risieda soprattutto nel gioco di contraddizione e rimando che l’autore porta avanti, con umorismo ed imprevedibilità, fra la componente verbale e quella figurativa. Ogni volta che le parole suggeriscono una gran fretta le illustrazioni mostrano che il prode cavalier lumaca se la prende sempre più comoda, quando il lettore si aspetta una solenne battaglia ogni tensione sfuma nell’immagine dei soldati di entrambi i fronti allegramente seduti sul prato a mangiare e bere insieme. Questo doppio registro, scritto e figurativo, con il suo contrasto mai cinico o aspro permea di ironia e divertimento l’intera vicenda.

La pagina in cui è raffigurata l'inaspettata conclusione della (non) battaglia
La pagina in cui è raffigurata l’inaspettata conclusione della (non) battaglia

Dopo la conclusione (che non giunge al termine della mancata battaglia ma vede il cavaliere far ritorno alla sua dimora dopo un lento tragitto e con la prospettiva di tornare a combattere l’indomani), Bachelet dedica una pagina finale ad enunciare la “morale della storia”: una chiusa a misura di bambino da leggere con lo stesso sorriso che aveva caratterizzato la lettura del racconto principale. Anche qui infatti lo scrittore gioca coi contrasti, affidando alle parole una chiave di lettura che non è esattamente coerente con il resto della narrazione.

Rallentare abbastanza per vedere gli avvenimenti e le persone intorno a noi, assaporare i piccoli piaceri quotidiani, fare della lentezza un’arma che permetta di rimandare i conflitti: questi gli insegnamenti contenuti nel libro. Un po’ come in un altro volume per bambini di cui avevo parlato in passato, “Aspetta” (qui il post), anche l’opera di Bachelet invita alla calma e alla capacità di sperimentare ciò che ci circonda. Mentre però Antoinette Portis lo faceva con disegni nitidi proposti in sequenze quasi cinematografiche, “Il cavaliere Panciaterra” si avvale di illustrazioni piene di dettagli, autentiche fotografie del mondo creato dalla notevole fantasia dell’autore.

Queste tavole ricche di spirito e di particolari infatti arricchiscono notevolmente la narrazione e sono l’aspetto che ho apprezzato maggiormente nel libro. Le stanze sono vividamente proposte in tutto il loro opulento carico di oggetti e suppellettili, le lumache incontrate dal protagonista differenziate da qualche dettaglio (le lunghe trecce della principessa che ricordano Raperonzolo, la mantellina scarlatta della bimba smarrita che col suo cestino richiama proprio Cappuccetto Rosso, gli elmi e le armi dei guerrieri). L’universo immaginato dall’artista pur essendo abitato di fatto solo da chiocciole è saturo di riferimenti alla nostra realtà, alle nostre abitudini, al nostro immaginario.

Altro esempio di pagina del libro
Altro esempio di pagina del libro

In questo senso il volume mi ha ricordato molto le opere di Jill Barklam, che nelle sue avventure ambientate a Boscodirovo (in questo post la mia presentazione) aveva saputo creare un mondo a misura di topolini. L’autrice britannica aveva preso come riferimento quello della società vittoriana, con il rito del té e un’operosa comunità in cui tutti si conoscono e si aiutano; Bachelet ha unito invece elementi tradizionali a riferimenti moderni: letti a baldacchino ed arazzi convivono con attrezzi da ginnastica e quotidiani, oltre ad un bizzarro e stupefacente Facebook a pergamena azionato tramite una manovella.

Il formato del libro (36 pagine non cartonate, copertina rigida, dimensioni 25×34 cm) permette di apprezzare come meritano i dettagliati, interessanti disegni che si alternano tra sequenze, scene a facciata intera e persino a doppia pagina.

La mia esperienza: io e i bambini abbiamo letto questo libro un paio di sere fa, ridendo per quasi tutto il tempo. Dopo un’iniziale osservazione di mia figlia sul fatto che, essendo il cavaliere una lumaca, era ovvio che non potesse andare di fretta neppure in caso di emergenza, il divertimento è stato proprio notare la contrapposizione fra la parte scritta – che implicava sempre l’urgente bisogno di arrivare – e la lentezza suggerita dalle illustrazioni. Illustrazioni che abbiamo ammirato con grande attenzione, cogliendo particolari a loro volta spiritosi ed inattesi come le figure rappresentate sui cestini da pranzo dei due cavalieri (una sorprendente Hello Kitty ed un altrettanto inaspettato Batman).

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 4 anni – lettura autonoma dai 6 anni03-reading-a-book

Valutazione: acquisto consigliatissimo!

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