“John autista russo” di Max Du Veuzit – Recensione

[Titolo originale: John, chauffeur russe]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo rosa vecchio stile giocato più sui sentimenti che sulla passione; una storia romantica ma non sdolcinata, resa imprevedibile da qualche ben dosato colpo di scena e da un’inaspettata profezia. Un libro, godibile anche nelle riletture successive, che nella mia famiglia sta passando di generazione in generazione.

johnAutistaRussoE’ questo il primo romanzo “da grandi” che ho letto, era l’estate al termine del mio primo anno alle medie e ricordo bene con quanta trepidazione avevo atteso la fine della scuola per avere il tempo di leggere – attività che mi ha sempre appassionata. Mia madre mi disse che secondo lei potevo cominciare ad accostarmi a qualche storia non più pensata specificamente per l’infanzia, e mi mise in mano un libro che lei aveva molto apprezzato, “John autista russo“. Quella copia, appartenuta a mia nonna e risalente al 1942, mi lasciò stupefatta: non solo le pagine erano ingiallite e la rilegatura sul dorso un po’ consumata, ma il volume aveva uno strano odore (quello che poi ho imparato a riconoscere come il profumo caratteristico dei libri, fatto di carta colla e inchiostro e del tempo che passa) ed era piccolo, tanto piccolo. Soltanto 10×15 cm. Non tanto meno di un tascabile odierno, ma io ero abituata ai più grandi formati dei libri per bambini e ragazzi e quella copertina di tela azzurra senza alcun disegno, unita a dimensioni paragonabili alla mia mano, mi aveva proprio sbalordita.

Iniziai comunque la lettura affidandomi all’opinione di mia madre e dopo poche pagine ero già rapita dalla storia di John e Michela, dai loro scambi di battute così diversi rispetto ai battibecchi assai meno sottili a cui ero abituata dalle mie letture precedenti. John, o per meglio dire Alessandro Isborsky, è un giovanotto russo di circa trent’anni che si è trasferito in Francia a seguito della rivoluzione d’ottobre e che per guadagnarsi da vivere si adatta a fare l’autista per un ricco finanziere parigino. Altissimo e imponente, biondo con gli occhi di ghiaccio, la lettrice capisce subito che John non è certo un uomo qualunque, lo intuisce dalle sue risposte semplici ma non servili, dall’innata cortesia, dalla calma imperturbabile di cui sembra ammantarsi sempre, dallo sguardo un po’ malinconico e nostalgico dei suoi occhi straordinariamente azzurri.

Michela è praticamente tutto l’opposto di lui, non solo fisicamente (bruna e slanciata) ma in particolar modo caratterialmente: figlia di un antico commerciante di conserve che ha fatto fortuna, la fanciulla ha un’indole onesta e per certi versi ingenua, ma anche estremamente cinica e capricciosa. Non avendo mai dovuto rinunciare a nulla che desiderasse, non avendo mai sopportato alcuna privazione materiale, ignora i compromessi a cui la maggior parte delle persone devono piegarsi per sopravvivere e nel bel giovanotto che il padre ha assunto come suo autista vede più un necessario complemento alla vettura che un individuo con pensieri e sentimenti propri. Tant’è che subito, al primo dialogo, costringe con malagrazia il povero Alessandro a cambiare lo sgradevole nome russo – poco affascinante perché a suo dire rammenta cospiratori e Siberia – in un più cosmopolita John e a celare la propria nazionalità.

Ecco due volti abbastanza somiglianti a come immagino i protagonisti: Paul Walker nei panni di John, Jennifer Connelly in quelli di Michela
Ecco due volti abbastanza somiglianti a come immagino i protagonisti: Paul Walker nei panni di John, Jennifer Connelly in quelli di Michela

Già dalla seconda pagina del romanzo Du Veuzit mostra quello che sarà il filo conduttore di buona parte della trama, il sottile scontro fra l’arricchita orgogliosa ed egoista, convinta che il denaro può comprare tutto, e l’uomo povero costretto a sopportarne i capricci, cosa che d’altronde John fa quasi sempre con impeccabile eleganza. Tanto che presto Michela si sentirà sempre meno indifferente verso l’affascinante autista che la porta a far compere o dalle amiche, tuttavia farà di tutto per combattere un amore che giudica indegno della sua condizione sociale privilegiata e della sua immensa fortuna. Finché una conclusione ovviamente felice ma decisamente a sorpresa non metterà la parola “fine” alle avventure dei due protagonisti.

Può darsi che il mio giudizio su “John autista russo” sia in parte viziato dal ricordo affettuoso che conservo della prima lettura che ne feci tanti anni fa, ma credo comunque che questo libro sia perfetto per una ragazza che voglia iniziare a perdersi nelle storie d’amore – e per qualunque donna che nel suo intimo desideri ancora sognare un affetto romantico senza mirabolanti scene di sesso. Nel romanzo infatti non si va mai oltre qualche bacio e molti sospiri, eppure la vicenda ha una sua modernità che lo rende ancora attuale.

Che dire infatti di Michela, se non che si comporta in maniera sorprendentemente moderna? Crede tutto le sia concesso grazie all’immensa ricchezza del padre, non esita a civettare un po’ quando si rende conto di non essere indifferente all’affascinante ed apparentemente distaccato John, si ribella alle domande del padre quando le pare che lui si intrometta troppo nelle sue faccende sentimentali. Certo, al giorno d’oggi questi sono atteggiamenti da quindicenne alla prima cotta mentre la nostra eroina è sui vent’anni, ma la sua storia è ambientata negli anni Trenta del Novecento e non sarebbe ragionevole attendersi comportamenti simili da una fanciulla più giovane.

Quello che cattura nel romanzo è la freschezza con cui è narrato, nonostante lo stile sia oggi sicuramente un po’ datato; può far sorridere che Michela si risenta perché John ha l’ardire di prenderle la mano e stringerla per catturare la sua attenzione, ma questo non toglie nulla al fascino delle situazioni che i due vivono insieme, alle loro disavventure in via dei Mandorli, alla giornata trascorsa a Pacy-sur-Eure, al pomeriggio fra la nobiltà russa. Che altro potrei aggiungere? Da alcuni decenni il romanzo, pubblicato in Italia da Salani, non è più in catalogo, ma non è impossibile trovarlo nei mercatini dell’usato e il mio consiglio a chi ne individuasse una copia è di non lasciarsi scoraggiare dalla copertina poco accattivante e dalle pagine magari rovinate sui bordi: acquistate “John autista russo“, la lettura di questo libro vi regalerà qualche ora di piacevolissimo svago e di dolce – ma non sdolcinata – romanticheria.

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11 risposte a "“John autista russo” di Max Du Veuzit – Recensione"

  1. Mi sono imbattuta per caso in questo blog, E, anni fa, per uno strano caso, John Autista Russo mi capitò fra le mani. Sono una lettrice onnivora e non mi scandalizza la categoria “rosa”, ma, devo dire che i nomi più conosciuti mi sono risultati totalmente indigesti, tranne Delly che, a volte, leggo o rileggo in affettuoso ricordo di mia nonna e delle mie letture da bambina presso di lei. Ma accantono, vedo che c’è un post apposito.
    John Autista Russo mi piacque (ero più grandicella e amavo un romanticismo altrettanto ingenuo ma meno bigotto e ripetitivo di quello di Delly). Questa recensione mi ha ingolosita, spingendomi a cercare qualche altro titolo di Du Veuzit on line. Ho letto Un Marito di Prima Scelta e Petite Comtesse, ma mi hanno deluso. Forse il buon autista è un unicum.
    Curiosità: ho scoperto con una certa ironia che la traduzione italiana è censurata, o autocensurata. Del resto, erano gli anni ’30. Anni bui per questo Paese

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    1. Benvenuta Mab, che piacere leggere il tuo commento che mi ha fatto scoprire una curiosità che non conoscevo!
      Anch’io ho iniziato a leggere Delly e Du Veuzit da ragazza ottenendo i volumi in prestito da mia nonna; ho amato entrambi gli scrittori (o meglio le scrittrici) perché ero molto giovane e mi conquistavano, letteralmente, questi caratteri forti che lottavano sia contro i propri sentimenti che contro le avversità.
      John autista russo poi ha un posto speciale nei miei ricordi perché è stato il primo romanzo di questo genere che ho letto … A me sono piaciuti anche gli altri due titoli che citi, in particolare La contessina (che ho recensito anche qui sul blog) l’ho trovato molto originale, con la coppia protagonista quasi sempre separata e una giovane donna che deve di fatto imparare a vivere prima ancora che ad essere parte di un duo.
      Hai parlato della censura – dettaglio che ignoravo del tutto: sai per caso che tipo di scene abbiano tagliato? Io ho letto proprio una traduzione di quegli anni e sarei davvero curiosa di capire, con gli occhi di oggi, che cosa all’epoca avessero giudicato così audace da non includerlo in un libro “per signorine”.

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  2. Purtroppo, strano detto da me, non si tratta di una censura dettata da eccessivo pudore. Direi, se consideri i tempi, che fosse più di natura politica. Tanto per incominciare, l’italianizzazione di tutti i nomi, persino dei nomi delle vie e di luoghi ben conosciuti. Ma la censura più stupefacente è la trasformazione della località della casa di cura in cui lavora “John”. Nel testo francese originale è Londra (Il che spiega anche perché Michelle non si tagli le vene), ma sai quanto fosse odiata dal fascismo la “perfida Albione”, mentre l’Austria….

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    1. In effetti adesso che mi ci fai pensare nella mia edizione (che ho controllato ieri e risale al 1942) a parte l’ovvio John e qualche altro caso praticamente intraducibile come Mollly, sono stati italianizzati tutti i nomi di persona e anche – per così dire – quelli di luoghi, al punto che una celeberrima Place de l’Etoile diventa Piazza della Stella.
      Quello che però proprio non mi sarei attesa era un cambio di localizzazione della clinica da Londra a Vienna, ma come osservi tu con l’Austria i rapporti politici erano all’epoca decisamente più cordiali …

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    1. Non avevo pensato a Jude Law perché istintivamente collego l’attore alla figura di Sky Captain, dove è decisamente troppo moro per rappresentare efficacemente John. Ma adesso che me lo fai notare la versione dell’attore ne Il talento di Mr Ripley potrebbe essere un volto più che adeguato, decisamente!

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  3. Ciao! Non sapendo se sono ammessi link o meno, la visita scorsa non ho condiviso questa chicca. Confesso di non aver letto il libro in questione, una raccolta di scritti degli anni ’30 e ’40, ma come privati delle ciance di due uomini che parlano di John Autista Russo? Anzi, uno racconta la trama all’altro.
    Ci sono molti titoli di Du Veuzit disponibili per la lettura e per il download. Io continuo a sostenere che John sia stato un unicum. Stesso discorso per Delly. Almeno i titoli più conosciuti. Nadia su Georgette Heyes. Ed era quella che mi incuriosiva maggiormente non avendo letto mai niente di suo.
    Anche se maneggerei con cura la definizione “romanzo storico”. Romanzo “in costume”, come per i film, mi pare più adatto.
    sho0DwAAQBAJ&pg=PT21&lpg=PT21&dq=john+autista+russo+recensioni&source=bl&ots=F9DAd6D9Vo&sig=m47jhiZnuBBlwK2YsqZRVoi8TEo&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwiiqovv2LnZAhVCCcAKHbzxBsAQ6AEwCXoECAUQAQ#v=onepage&q=john%20autist

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    1. Bentornata Mab, nessun problema per i link, come avrai visto anche io talvolta cito altri siti (soprattutto quelli dove si possono recuperare copie dei volumi non attualmente in catalogo). Purtroppo però credo che nel commento il tuo link sia stato tagliato perché non si collega ad una pagina specifica, e ti confesso che adesso sono molto incuriosita …
      Per Du Veuzit la penso un po’ come te, ci sono tre-quattro romanzi a mio parere davvero validi, mentre gli altri mi paiono decisamente meno interessanti. Discorso analogo per Delly, con la differenza che essendo molto più ampio il numero di opere scritte anche quelle che mi piacciono sono più numerose (direi una dozzina, forse anche un pochino di più). Georgette Heyer … beh, secondo me è su un altro pianeta addirittura, è una delle mie scrittrici preferite in assoluto e non posso che consigliartela caldamente. Diciamo che Du Veuzit o Delly secondo me sono scorrevoli, romantici, leggeri, perfetti – come li lessi io la prima volta – per fare da ponte fra le letture infantili e la narrativa più da adulti. La Heyer nelle sue opere migliori ha intessuto dialoghi splendidi, personaggi ben caratterizzati, situazioni inattese ma mai anacronistiche: dei romanzi splendidi sotto tutti i punti di vista. Io li rileggo tanto spesso che alcuni paragrafi li conosco quasi a memoria, eppure ancora mi emoziona!

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    1. Questa volta ha funzionato, motivo per cui non ho approvato gli altri commenti analoghi che risultavano anonimi.
      “Per qualcuno può essere lo spazio” non solo non lo avevo mai letto, ma nemmeno mai sentito; non conoscevo neppure l’autore, Ettore Sottsass, ma come dici tu è curioso leggere – completamente avulse dal contesto – le osservazioni che fa su John autista russo. La storia è proprio quella ma raccontata in modo così diverso, così poco femminile e quasi filosofico … dall’accenno all’Inghilterra inoltre risulta chiaro che deve aver letto la versione francese del romanzo. Che chicche impensate si trovano in rete, grazie per averlo condiviso!

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