“In viaggio con Jane Austen” di Laurie Viera Rigler – Recensione

[Titolo originale: Rude Awakenings of a Jane Austen Addict]

Il mio giudizio in breve:

Mi è piaciuto più del precedente, la protagonista è più interessante come persona, cerca di vivere senza fare sciocchezze, anzi vuole calarsi nel nuovo tempo in cui è capitata e vivere questa vita inattesa come se fosse realmente la sua. L’ambientazione è certo meno romantica ma ci sono più spunti divertenti e più coinvolgimento. Non mi è piaciuto solo il tentativo di spiegare lo scambio di corpi delle due giovani eroine.

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In questo sequel la Rigler ha raccontato la storia parallela del suo precedente romanzo, “Shopping con Jane Austen” (qui la recensione), mostrando come Jane Mansfield dal 1813 venga trasportata nel ventunesimo secolo a Los Angeles nel corpo di Courtney Stone. Jane si sveglia con un forte mal di testa, ma ci vorrà più dell’aceto balsamico per risolvere i suoi problemi: tutto le è completamente sconosciuto, assenti sono le consuete comodità della dimora dei suoi genitori nel Somerset. La donna non ricorda altro a parte una caduta da cavallo e guardandosi allo specchio il viso che vi vede riflesso non è il suo, ma le difficoltà aumentano quando si trova ad interagire con altre persone, che osservano stupefatte come lei agisca in tutto e per tutto nel modo descritto nei romanzi di Jane Austen.

Analogamente a quanto fatto nel primo volume, l’autrice ha iniziato descrivendo i sentimenti di Jane nel ritrovarsi in una realtà del tutto estranea, il suo stupore, la meraviglia, le perplessità. Jane è magistralmente dipinta come una straniera in terra straniera, spiazzata nel trovarsi a fronteggiare la tecnologia dei telefoni cellulari, dei lettori CD, delle lavatrici e delle automobili. Da questo punto di vista l’impatto è sicuramente maggiore rispetto alle analoghe reazioni di Courtney perché indubbiamente è più sconvolgente ritrovarsi catapultati nel futuro piuttosto che in un passato tutto sommato relativamente noto attraverso i testi di storia e le amate storie della Austen.

Ed infatti Jane, che pure è piacevolmente stupita per la televisione, internet, l’aria condizionata e l’acqua corrente in casa, è letteralmente in stato di shock nel notare le ancor più numerose e profonde differenze a livello sociale: le signore non hanno più necessità di essere accompagnate da uno chaperon, lavorano (e non soltanto come sarte o cameriere) ed indossano abiti sconvenientemente succinti. E pur non potendo fare affidamento su nessuna delle conoscenze acquisite per interposta persona che avrebbero dovuto aiutare Courtney a calarsi con una certa naturalezza nei panni di miss Mansfield (ed invece la ragazza si è dimostrata superficiale e vuota), Jane si dimostra incredibilmente meno avventata della sua controparte moderna.

Jane non dimentica mai quello che la società si aspetta da lei in quanto temporanea abitante di un altro corpo, perciò con affascinante umiltà cerca di raccapezzarsi nelle follie che la circondano. Giudica inquietante scoprire che Courtney ha annullato il suo imminente matrimonio, apparentemente perché il suo fidanzato è traditore e falso, ma anche se un simile comportamento le è estraneo non cambia le azioni della sua nuova se stessa. E benché sia ancor più sorpresa nel realizzare che quello sconosciuto fedifrago esercita su di lei, o almeno sul corpo di Courtney, un’attrazione tale che quasi non riesce a staccargli gli occhi di dosso la prima volta che lo vede, non si lascia andare a comportamenti che non potrebbe giustificare.

La Rigler, sfruttando con abilità un linguaggio ed uno stile narrativo inizialmente antiquati, ci mostra i pensieri di Jane farsi lentamente più moderni, insieme ai suoi modelli di comportamento che vengono in qualche modo contaminati dalle usanze comuni al Ventunesimo secolo. Pur trovandosi a vivere in un appartamento più piccolo della sua vecchia camera da letto, ed essendo costretta a lavorare perché non c’è alcun parente che la mantenga, Jane apprezza la privacy e l’indipendenza che questa nuova esistenza le regalano e fa del suo meglio per vivere appieno la modernità. Quello che può cerca di capirlo e sperimentarlo da sola, osserva il mondo intorno a lei, si fa aiutare dagli amici per supplire alle troppe conoscenze che le mancano.

Col progredire della narrazione Jane, che vive sempre più ravvicinati flashback della vita di Courtney, si rende conto che ha molto da capire non solo sul periodo in cui è capitata, ma anche sulla donna della quale ha preso involontariamente il posto. E mentre Courtney non mi ha mai dato l’impressione di essere sinceramente interessata alle vicende di Jane Mansfield, al contrario Jane dimostra più volte di voler aiutare Courtney a rimettere le cose a posto e ridare un senso alla sua vita. Attraverso i ricordi dell’amore fallito di Courtney per il fidanzato, Jane ottiene una migliore comprensione di quello che è successo nella sua vita nel 1813 ed è infine in grado di trasformare quella conoscenza di sé nella realizzazione di chi e cosa lei vuole davvero.

Copertina di una delle edizioni in lingua originale, molto a tono con il romanzo e nel medesimo stile della corrispondente edizione del primo volume
Copertina di una delle edizioni in lingua originale, molto a tono con il romanzo e nel medesimo stile della corrispondente edizione del primo volume

Così come Jane risulta dunque più profonda, ragionevole e avventata di Courtney, anche Wes è nel complesso più interessante dell’ottocentesco Edgeworth. E in generale mi sembra che tutti i personaggi dell’epoca attuale siano stati sviluppati meglio rispetto a quanto non era accaduto per i comprimari incontrati da Courtney nell’Inghilterra della Reggenza. Anche la storia stessa mi pare più elaborata in questo secondo romanzo, dove ho avuto la sensazione che si combinassero più armonicamente la componente legata al viaggio fantastico nel tempo e le vicende d’amore.

Attraverso Jane avvertiamo come ci si sentirebbe ad essere improvvisamente spinti in un mondo materialmente avanzato ma moralmente del tutto cambiato: non si tratta solo di gestire le meraviglie della tecnologia, vediamo come gli amici della ragazza reagiscono al suo comportamento bizzarro e come una donna della Reggenza può considerare il progresso e il cambiare della società. Questo è ciò che credo cerchino i lettori di fantascienza, quel senso di meraviglia che Jane sperimenta vedendo con occhi estranei la realtà a noi familiare. Ed al contempo la Rigler ci offre una storia che funziona anche molto bene come moderna ma ugualmente romantica storia d’amore.

Senza ricorrere a macchine del tempo, luci lampeggianti o strane equazioni matematiche, l’autrice dipinge un’esperienza fuori dal corpo che è totalmente magica, il che a mio avviso sarebbe stato più che adeguato. Purtroppo la Rigler ha proseguito invece portando avanti un maldestro tentativo di giustificare questo aspetto fantastico della trama e per darne una spiegazione – secondo me assolutamente inadeguata – ha reso quanto è successo meno verosimile anziché più plausibile. La figura della cartomante già proposta nel primo volume riappare qui come una indovina quasi proveniente da una diversa dimensione, né il suo contributo si concretizza in molto più che avvertire la perplessa protagonista del pericolo di giudicare gli altri.

Da questo punto di vista dunque il libro mi ha lasciata insoddisfatta, ma astraendo da quest’unico difetto non posso che lodare il romanzo, che costituisce una lettura divertente e non impegnativa, ricca di momenti divertenti e corredata da un finale più definito e (per quanto mi riguarda) soddisfacente rispetto al primo titolo. Non ho apprezzato molto “Shopping con Jane Austen“, al contrario ritengo che questo sequel sia un’umoristica commedia moderna che fra un equivoco e una scena romantica sviluppa anche un messaggio importante, il consiglio di non restare troppo tenacemente legati al nostro passato per non precluderci un’inattesa possibilità di felicità.

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