“Il re della neve” di Kerry Greenwood – Recensione

[Titolo originale: Cocaine Blues: A Phryne Fisher Mystery]

Il mio giudizio in breve:

Un mistero accattivante ambientato in un’epoca sfavillante e dominato dalla temeraria, seducente miss Fisher. Davvero godibile come romanzo investigativo, anche se (e non mi aspettavo di dirlo mai) ho preferito la versione televisiva rispetto al libro.

Copertina dell'edizione italiana
Copertina dell’edizione italiana

Nonostante il titolo possa far pensare, soprattutto in questo periodo dell’anno, ad impervie montagne innevate piuttosto che a fantastici scenari di guerrieri in scintillanti armature a cavallo di destrieri maestosi, il romanzo del quale voglio parlare oggi è un giallo che nulla ha a che fare né con il Natale né con il fantasy. Al contrario è situato nella calda Australia di quasi un secolo fa, la neve a cui si allude nel titolo è (come facilmente intuibile) droga e la protagonista delle vicende narrate è una disinvolta e straordinariamente moderna investigatrice.

Io ho scoperto le avventure dell’ammaliante miss Phryne Fisher solo di recente, grazie a Netflix che ha proposto il telefilm nel mio profilo visto che avevo selezionato in precedenza la visione di Downton Abbey. Alcuni dei suggerimenti proposti sulla base delle precedenti visioni non mi convincono molto, ma questo mi sembrava davvero promettente ed ammetto di aver seguito la prima stagione della serie televisiva con autentico entusiasmo, catturata dalla scintillante atmosfera anni Venti e dalla garbatezza con cui vengono presentati e risolti i delitti di Melbourne e dintorni.

Lo confesso, io non sopporto nulla di troppo splatter. Posso sopportare un po’ di sangue e violenza se proprio sono funzionali alla trama, ma indubbiamente rispetto agli arti mozzati di Dexter, il serial killer di serial killer, e un cadavere reso tale da un discreto colpo di pistola o da un’ancora più elegante pillola al cianuro, la mia preferenza è chiara. E questo vale sia a livello cinematografico che letterario. Così quando in un mercatino di libri usati mi sono imbattuta nel primo volume delle avventure di miss Fisher non ho avuto esitazioni e mi sono accaparrata una copia un po’ sdrucita ma più che leggibile di “Il re della neve“.

Trattandosi della prima di venti avventure scritte dall’autrice australiana Kerry Greenwood con protagonista la vivace ed intraprendente Phryne Fisher, il romanzo si avvia con quella che potremmo definire una presentazione in piena regola dell’eroina: allegra e mondana, con un caschetto di lisci capelli neri e vivissimi occhi grigioverdi, la sempre elegantissima Phryne sembra proprio incarnare l’ideale di donna degli anni Venti. Ma il fisico sottile di miss Fihser contiene troppa vitalità per limitarsi a danzare nei club con pacati gentiluomini o presiedere tè di beneficenza nei salotti dell’alta società: stanca di una simile vita la nostra eroina torna nella nativa Australia e presto si inventa una professione ritenuta all’epoca assolutamente inadatta ad una donna, ovvero quella dell’investigatrice privata.

E proprio sfruttando abilmente tutti i vantaggi di cui gode (le vengano dal denaro di cui è abbondantemente provvista, dal fatto di appartenere ad una famiglia altolocata o dalle sue indubbie doti personali di attenta osservatrice, con una mente acuta ed un notevole intuito) farà luce su un mistero che coinvolge morti per avvelenamento, trafficanti di cocaina, corruzione, persino l’incontro con un seducente ballerino russo e l’imprevista perlustrazione di un bagno turco.

Premetto che, purtroppo, avevo già visto la puntata della serie televisiva tratta dal romanzo, dunque i colpi di scena e la soluzione del delitto per me non erano sorprese. Un peccato sicuramente, perché se ad un giallo si toglie la componente investigativa si sottrae davvero molto. La mia opinione potrebbe dunque essere un po’ falsata, lo riconosco, dal fatto di conoscere a priori la trama che avrei letto, ma credo che il maggior difetto che ho riscontrato nel libro sia il suo presentarsi come meno “spumeggiante” rispetto al telefilm. Soprattutto nel finale (che mi sembra sia stato un po’ modificato nella trasposizione televisiva), perché per il resto il libro riesce a mantenere lo stesso tono vivace, leggero ed umoristico del telefilm arricchendolo con due aspetti dei quali una serie TV non necessita molto: descrizioni ben tratteggiate e caratterizzazione accurata dei personaggi.

Copertina dell'edizione anglosassone del romanzo (a sinistra) e locandina della corrispondente puntata del telefilm australiano (a destra)
Copertina dell’edizione anglosassone del romanzo (a sinistra) e locandina della corrispondente puntata del telefilm australiano (a destra)

La mia sensazione durante la lettura è stata che, al di là della scelta di aver situato lo svolgersi degli eventi in una ex colonia, lo “stampo” della narrazione è comunque di impronta britannica. Non ci sono le folli scene d’azione tipiche dei gialli americani, che sembrano sempre bisognosi di una scazzottata o di un inseguimento; anche quando Phryne deve introdursi illegalmente in un edificio e seguire (o seminare) dei loschi individui, per quanto lei lo faccia con metodi poco ortodossi e notevole impulsività, la narrazione è sempre pacata, quasi distaccata. Il che non è un difetto, ma se ne deve tener conto. Anche perché talvolta questi dettagli, che in una ripresa si notano tutti insieme mentre i personaggi agiscono o dialogano, su una pagina scritta devono essere esplicitamente riportati, cosa che rallenta per forza di cose il ritmo.

Il romanzo a mio giudizio è in ogni caso piacevolissimo, le indagini di miss Fisher la portano ad incappare in una sequenza spettacolare (ma non forzata) di sorprese, dalle quali si tira fuori con indiscutibile coraggio ed anticonformismo, ma spesso anche grazie ad un aiuto esterno – il che permette all’autrice di introdurre i comprimari che (lo so per aver visto la serie televisiva) saranno compagni fissi della nostra eroina.

Il vero punto di forza del libro è sicuramente proprio la protagonista, fiera e seducente, aperta al rischio ed alle novità, capace di perdere mezz’ora a vestirsi ma poi altrettanto pronta a strappare i suoi begli abiti per lanciarsi in un folle inseguimento. Io, avendo visto prima la trasposizione televisiva, non ho potuto fare a meno di immaginarla con il bel viso di Essie Davis e di figurarmela coi vestiti e negli ambienti ricreati nel telefilm, ma credo che anche un lettore ignaro non possa facilmente resistere al fascino di questa donna impetuosa, alla mano con chiunque (compresi i tassisti di tendenze socialiste), insofferente alle imposizioni. La sua indole curiosa e il suo innato senso di giustizia (anche se un po’ elastico) giustificano appieno la scelta di una professione inconsueta come quella dell’investigatrice privata e motivano il suo ricorso a metodi spesso originali per ottenere ciò che le serve.

Alla briosa Phryne si accostano dunque il rigoroso ispettore Jack Robinson, inizialmente sospettoso (come prevedibile) nei confronti di questa donna irruente che nessuna obiezione sembra capace di fermare, e la timida cameriera Dorothy, con la sua sorprendente confessione di essere stata lei stessa sul punto di commettere un omicidio. Anche gli altri comprimari sono ben delineati, in particolare i due tassisti scontenti della propria condizione, ma quello che più ho apprezzato è la loro normalità: miss Fisher che mangia di tutto ma rimane sottile come un giunco, spende tutti i soldi che vuole e non si trova mai in ristrettezze, parla diverse lingue, guida (persino l’aeroplano) ad alta velocità senza incidenti, trova sempre la replica perfetta al momento giusto in ogni conversazione, non è esattamente la donna comune. Ma se accettiamo James Bond non vedo perché non accettare il suo analogo femminile, soprattutto se come dicevo la protagonista è l’unico “supereroe” del romanzo e le altre figure sono assai più credibili.

Una delle immagini del telefilm con il logo della serie
Una delle immagini del telefilm con il logo della serie

Se dunque ambientazione e personaggi sono ben delineati, il punto debole di “Il re della neve” è a mio parere proprio legato alla specifica trama gialla, che non è delle più intelligenti od originali e risente un po’ di questa sua piattezza. E mi hanno disturbata anche alcune coincidenze che non ricordavo presenti nel telefilm.

Nonostante il mio giudizio su questo primo volume della serie sia stato dunque positivo ma non entusiasta, avrei letto volentieri i numerosi seguiti, in modo da capire se – come spesso accade – il libro introduttivo risulta il più debole perché penalizzato dalla necessità di presentare i personaggi ricorrenti e l’ambientazione. Purtroppo ho scoperto che dei venti romanzi incentrati sulle indagini di miss Fisher in Italia ne sono stati tradotti soltanto tre: un vero peccato perché (come posso dire avendo visto il telefilm) i misteri in cui si imbatte Phryne sono sempre piacevolmente intricati, enigmi magari anche sordidi ma alleggeriti dall’approccio spigliato ed eccentrico con cui la protagonista conduce le sue investigazioni. Peccato dunque che non siano disponibili tutti i volumi della saga, motivo per cui comunque consiglio agli amanti del genere (noir un po’ all’antica ma con una eroina anticonvenzionale e un leggerissimo tocco romantico) di dare almeno un’occasione alla serie televisiva.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

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6 thoughts on ““Il re della neve” di Kerry Greenwood – Recensione

    1. Buongiorno Giulia e benvenuta!
      Sono contenta di notare che anche tu hai avuto la mia stessa impressione paragonando la serie ai romanzi; io anzi ho trovato questo aspetto così evidente che non me la sono sentita di andare avanti con la lettura oltre il primo volume: tu ne hai letti altri? la situazione migliora?
      A me comunque la serie televisiva è piaciuta davvero molto, ho guardato in relativamente poco tempo le tre stagioni e gli unici due appunti che mi sento di fare riguardano i pochi episodi della stagione conclusiva ed il finale (io sono romantica e avrei preferito un happy ending tradizionale fra l’intraprendente miss Fisher e l’ispettore). Anche tu hai visto tutta la serie? Che cosa ne pensi?

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      1. Sono un po’ in ritardo nel rispondere…mi era sfuggita la notifica! 😕 Io ho letto i primi due romanzi (ho anche il terzo ma devo ancora cominciarlo) e l’idea persiste: con il secondo ormai i personaggi principali si conoscono e fa piacere sapere come procede la loro storia ma continua a mancare quel pizzico di verve in più che c’è nella serie tv.

        Giusto durante queste vacanze ho finito di vedere la terza stagione di Miss Fisher e anch’io avrei preferito un altro finale…non continueranno più? Sarei tentata di leggere magari l’ultimo libro in inglese giusto per capire se anche lì finisce allo stesso modo!! Sono contenta di sapere che qualcun altro non ha apprezzato il finale tv!

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      2. Ciao Giulia, guarda da quanto ho capito sbirciando su wikipedia in lingua inglese mi sa che la serie si è conclusa come si vede nella terza stagione, era prevista la realizzazione di una trilogia di film ma pare che non si faccia perché non è disponibile per le riprese la protagonista, Essie Davis, che ormai vive in Inghilterra e ha altri impegni di lavoro (anche in Games of Thrones). Io avrei davvero sperato in un finale più rosa, non dico un matrimonio tra Phryne e l’ispettore (evento poco in carattere soprattutto con l’anticonformismo di lei), ma che almeno rimanessero nello stesso continente e continuassero a collaborare!

        Dopo le tue parole sul secondo romanzo comunque credo proprio che non cercherò i libri (finora avevo acquistato solo il primo): l’aspetto che più apprezzavo nella serie era proprio l’impronta spumeggiante data sia ai personaggi che alle situazioni, mancando quella credo che la componente investigativa da sola – soprattutto per me che ho già visto le puntate e ricordo quindi la trama – non sia altrettanto avvincente. Io ho deciso di iniziare proprio questa sera la lettura di un altro british mistery, “Agatha Raisin e la quiche letale” della Beaton: tu per caso lo conosci? Dalle recensioni sembra un po’ un omaggio modernizzato ad Agatha Christie, il che parrebbe promettente …

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      3. Che peccato sì, non sopporto quando le serie tv finiscono senza un finale soddisfacente!
        Anch’io ho il primo libro della serie di Agatha Raisin, devo ancora leggerlo ma mi attira e ne ho sentito parlare bene. L’ambientazione british io la adoro…tu sei andata avanti con la lettura? Come ti sembra?

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