“Vineta (o “Wineta” o “Vineta, la città sommersa”)” di Elisabeth Werner – Recensione

[Titolo originale: Vineta]

Il mio giudizio in breve:

Una storia romantica ma nella quale l’amore, tormentato, si deve far spazio fra intrighi, complotti e lotte patriottiche. Per quanto il lieto fine ed una certa caratterizzazione dei protagonisti siano abbastanza prevedibili, parecchi episodi sono piacevolmente originali e i dialoghi godibilissimi, vivaci. Probabilmente il capolavoro della scrittrice, oggi quasi dimenticata ma considerata dai contemporanei per popolarità la controparte tedesca di George Sand o delle sorelle Brontë.

La mia copia del romanzo, risalente al 1929 e - come si vede - in condizioni non proprio perfette
La mia copia del romanzo, risalente al 1929 e – come si vede – in condizioni non proprio perfette

Anche “Vineta“, come la maggior parte dei libri di Delly che possiedo e come “John autista russo” di Du Veuzit (che avevo recensito in questo post), è un romanzo che ho letto la prima volta da ragazza e che da decenni trova posto negli scaffali della mia famiglia. Punto focale della trama è la storia d’amore fra due cugini, separati non solo dal carattere ma anche dalle proprie convinzioni politiche, sullo sfondo tormentato delle tensioni etniche e culturali della Germania nord-orientale del tardo Ottocento. Della maggioranza tedesca fa infatti parte Waldemaro, che dal padre ha ereditato non solo il cognome ma anche una notevole ricchezza e la prospera (nonché strategicamente importante) tenuta di Wilicza. Alla minoranza polacca appartengono invece la madre del protagonista e soprattutto la cugina che lui ama, Wanda, giovinetta ardente e impetuosa fidanzata per volere della famiglia con il fratellastro di Waldemaro.

Ecco quindi che il non troppo originale triangolo amoroso fra due fratelli e la donna amata da entrambi si carica di pathos a causa dei risvolti politici derivanti dall’ambientazione in cui l’autrice ha calato i personaggi. Ed infatti non solo di amore ma anche di esili, ribellioni e morte tratta “Vineta“, avvicinando il lettore alla dolorosa realtà che doveva caratterizzare il confine tedesco-russo, nel clima arroventato degli anni intorno al 1870, quando la Polonia era disperatamente volta alla conquista della propria indipendenza. La trama è dunque arricchita da episodi drammatici legati proprio alle diverse aspirazioni dei due partiti in lotta, quello tedesco e quello polacco, che non si scontrano soltanto apertamente sul campo di battaglia ma in modo assai più doloroso dilaniano l’animo dei due protagonisti e di chi sta loro intorno.

Copertina dell'edizione Malipiero del 1966
Copertina dell’edizione Malipiero del 1966: solo a me lo stile dell’illustrazione ricorda fortemente le pubblicazioni per ragazzi?

Io ho letto anche altri libri della Werner e tutti sono accomunati da un forte patriottismo, un senso di appartenenza che da italiana mi sento di definire quasi “risorgimentale” (probabilmente il periodo storico in cui nel nostro Paese è stata più forte l’aspirazione all’unità). Talvolta l’autrice eccede leggermente con questi sentimenti, che appesantiscono i dialoghi o rendono meno spontanee e credibili le situazioni; in “Vineta” ciò non accade, la tensione politica è ben dosata e nonostante sia sempre presente – almeno in sottofondo – non è mai esagerata. Anche perché è sostenuta da uno stile fluido che dipinge con scorrevolezza i paesaggi (particolarmente poetica la descrizione di Vineta, la leggendaria città sommersa del Nord) e caratterizza con vivacità personaggi e dialoghi.

I protagonisti sono indiscutibilmente il cardine attorno a cui ruota tutta la storia, e il loro approfondimento è quello cui viene dedicato più spazio. Wanda, inizialmente giovinetta un po’ egocentrica e testarda, cresce trasformandosi in una donna sempre volitiva e decisa, ma dolorosamente votata agli ideali di unificazione ed indipendenza nazionale cui la chiamano non solo la sua nascita e la sua indole, ma probabilmente anche le pressioni della famiglia. Né è da meno la crescita di Waldemaro, da scontroso ragazzotto che sfugge dal proprio precettore appena ne ha l’occasione ad uomo un po’ cinico, amareggiato dal suo infelice amore giovanile, duro di carattere, eppure incapace di stroncare una passione a cui peraltro non vuole cedere.

Illustrazione tratta dalla prima edizione tedesca del romanzo, stampato a Lipsia nel 1877.
Illustrazione tratta dalla prima edizione tedesca del romanzo, stampato a Lipsia nel 1877: i due protagonisti nel Bosco dei Faggi, poco prima di vedere Vineta brillare fra le acque del Baltico.

Questo eroe, tormentato ed in così profonda evoluzione, mi ricorda un po’ Philip Jettan, protagonista del romanzo della Heyer “La trasformazione di Philip Jettan” che ho letto parecchi anni più tardi. Entrambi vengono snobbati e derisi dalla fanciulla che amano per i loro modi campagnoli, al punto che controvoglia accetteranno di frequentare la buona società cittadina per acquisire un maggior savoir-fair, ma qui si interrompe ogni somiglianza nelle loro condizioni. Mentre Jettan è un settecentesco esponente della piccola nobiltà inglese che di ritorno da Parigi oltre a usare frequentemente espressioni in francese e a vestire come un inappuntabile damerino si diletta a comporre poesie da scrivere su pergamene che chiude con nastri di seta e fiori di serra, Waldemaro è di tutt’altra pasta. Può essersi dirozzato frequentando l’università, ha imparato a dissimulare i propri sentimenti e a non rivelare le proprie intenzioni, ma non è certo un dandy. Il suo carattere forte traspare nonostante la vernice data dalla buona educazione e i suoi scontri (con Wanda in primo luogo, ma a ben guardare con chiunque non si pieghi al suo volere) non appaiono né educati né infrequenti.

Anche le figure secondarie sono ben delineate ed in particolare la vivace Margherita e l’ossessionato ispettore Hubert garantiscono coi loro dialoghi frizzanti una pausa briosa ed umoristica al tono più serioso delle vicende principali. La signorina Franck è, credo, la più riuscita fra tutti, con il suo pacato buon senso, la franchezza, la capacità di individuare i propri desideri e di mettersi in opera affinché si realizzino.

Concludendo, io penso che “Vineta” sia un’opera decisamente attuale – nonostante lo stile un po’ superato – e capace di avvincere grazie all’intensità dei sentimenti che muovono i personaggi ed al modo in cui, dopo difficoltà e pericoli, l’autrice permette all’amore di vincere superando gli ostacoli sociali e nazionali che hanno allontanato in precedenza i due protagonisti.

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