Opinioni su uno scrittore: Max Du Veuzit

Circa un anno dopo aver dedicato un post a Delly ed ai suoi squisiti, delicati romanzi d’amore dove i buoni sentimenti trionfano sempre e i protagonisti (belli e virtuosi) hanno la meglio sui loro malvagi antagonisti, ho deciso di dare spazio sul blog ad un altro autore francese, contemporaneo del precedente e la cui produzione letteraria è abbastanza in linea con quella di Delly. Mi riferisco a Max Du Veuzit, pseudonimo di Alphonsine Zéphirine Vavasseur, scrittrice nata nel 1876 e morta nel 1952.

L'autrice, Alphonsine Zéphirine Vavasseur, e il marito, François Simonet.
L’autrice, Alphonsine Zéphirine Vavasseur, e il marito, François Simonet.

Come già per Delly, si tratta di un’autrice dalla produzione numerosa e di successo, anche se la critica ha dato poco lustro alle opere della scrittrice. Va comunque segnalato che Alphonsine venne ammessa nel 1902 alla Société des gens de lettres, fu membro della Società degli autori drammatici di Francia e della Società geografica e venne anche insignita della Legion d’Onore pochi giorni prima della morte. Redattrice del Journal de Montivilliers e critica letteraria in diversi giornali della Normandia, Alphonsine aveva probabilmente una personalità vivace e moderna, come testimoniano anche le sue opere che – per quanto molto ingenue se viste con gli occhi di oggi – presentano sicuramente più audacia rispetto a quelle del contemporaneo Delly.

Da quello che riportano le sue biografie, Alphonsine mostra di aver posseduto un’autentica passione per la lettura e lo scrivere: nata infatti in un piccolo borgo nei pressi di Rouen, pare che abbia imparato i primi rudimenti dell’alfabeto dal nonno e che facendo tesoro di quegli insegnamenti già a sette anni inventasse fiabe e novelle per le sue bambole. Terminata la sua istruzione presso il convento di Saint-Joseph a Rouen (dove aveva sviluppato un immenso amore per la poesia e i classici, da Lamartine a Chateaubriand o Hugo) pubblicò qualche racconto nella rivista La Cloche illustrée du Havre ed infine nel 1896 i primi romanzi. Il suo più appassionato lettore sarà il marito, François Simonet, che la incoraggiò sempre a scrivere e fu anche colui che le suggerì lo pseudonimo con cui Alphonsine diventò poi famosa.

Autrice di circa 40 titoli (ai quali si aggiungono alcune opere teatrali firmate col nome di Georges Lomelar), pur essendo una fervente cattolica scrisse romanzi giudicati all’epoca quasi audaci, al punto da venir messi all’indice dall’abate Bethléem nel 1932 con l’accusa di amoralità – accusa alla quale Alphonsine rispose intentando una causa, che vinse, contro il religioso.

Che cosa caratterizza dunque le opere firmate da Alphonsine con lo pseudonimo di Max Du Veuzit? Non saranno i romanzi rosa per antonomasia come quelli di Delly, ma anche in questo caso si può dire un nome una garanzia. Innanzitutto per la ricchezza delle trame, che davvero si vivacizzano tutte (o per lo meno la maggior parte) di elementi che esulano dal quotidiano e danno vita a incidenti, equivoci, malintesi. A quasi cent’anni di distanza dal momento in cui furono scritti, non stupisce più leggere di una fanciulla travestita da ragazzo oppure di un uomo che si finge un altro per nascondere la propria vera identità alla moglie, ma sicuramente all’epoca questi stratagemmi ed espedienti dovevano sembrare assai più insoliti e inaspettati.

"La contessina": da sinistra copertina italiana, illustrazione di Alberto Micheli per una edizione successiva, edizione francese
“La contessina”: da sinistra copertina italiana, la medesima illustrazione di Alberto Micheli per una edizione successiva, edizione francese

Ma l’aspetto migliore di questi sotterfugi ed inganni è che pur concludendosi con un riconoscimento finale che darà il via alla felice chiusura del romanzo (nel classico e vissero per sempre felici e contenti), l’autrice non mette mai il suo lettore di fronte al banale “era ricco e non si sapeva” o “era nobile e non si sapeva”. Anche quando uno o l’altro dei protagonisti rivela un’origine o una ricchezza inaspettate, il lettore attento capisce che gli indizi per intuire la realtà c’erano tutti, quasi come quelli sparpagliati da un autore di storie investigative nelle sue trame gialle: soltanto che erano così ben amalgamati al resto della vicenda che pur intuendo qualcosa non si aveva chiaro il quadro d’insieme.

Ecco allora che il finale dei romanzi di Du Veuzit non si esaurisce in un desiderato ma in fondo banale lieto fine amoroso: l’eroe e l’eroina si ricongiungono perché hanno superato gli ostacoli che li avevano divisi e in quel superamento diventano più pieni come persone, individualmente, prima ancora che come coppia.

Copertina ed illustrazione del volume "Un marito di prima scelta"
Copertina ed illustrazione del volume “Un marito di prima scelta”

La maggior modernità delle storie narrate da Du Veuzit rispetto a Delly si riscontra anche nel carattere stesso dei protagonisti: buoni ma non angelici, più che disposti a mentire (per quanto con ottime ragioni), talvolta un po’ capricciosi o dispotici. Insomma, caratteri più veri, ai quali conferisce profondità non tanto una mera descrizione dei loro pensieri ma le azioni stesse che compiono durante l’evolversi della trama. Ecco allora che un semplice autista come John (il cui vero nome è Alessandro, ma che ha accettato di cambiarlo per soddisfare il capriccio della padroncina Michela) si mostra coraggioso e cavalleresco molto prima che al lettore sorgano i primi dubbi sulla sua vera identità, ed analogamente l’infelice Mietta, dopo aver assecondato quasi frastornata coloro che la aiutano a sfuggire dalla prigionia dell’avida matrigna, rivela acume e prontezza di carattere quando finalmente incontra qualcuno che si interessa a lei e non la vede come uno scherzo di natura.

Le personalità descritte da Du Veuzit non sono perfette come quelle degli eroi ed eroine di Delly, ma forse proprio per questo sono più simpatiche e suscitano maggior empatia ed immedesimazione. Ogni donna sogna di essere salvata da un uomo forte e valoroso, ma è altrettanto divertente leggere di una ragazza moderna che ha l’audacia di scegliersi un marito di suo gusto pagandolo perché si comporti esattamente come lei desidera, oppure di un marito che dopo aver ignorato la moglie per mesi nel momento in cui cerca di conquistarne l’affetto si scontra con le conseguenze del suo passato sdegno. Proprio questi sono i protagonisti delle vicende narrate da Du Veuzit, che con i loro pregi controbilanciano gli innegabili difetti e devono riaggiustare a pagina 100 il guaio combinato due capitoli prima.

Nei romanzi di Du Veuzit non ritroviamo invece quasi mai un vero e proprio “cattivo”: sono le circostanze più che un avversario in carne ed ossa ad ostacolare il raggiungimento della felicità da parte dei protagonisti. Certo, quasi sempre ci saranno degli antagonisti, ma questi non sono descritti come malvagi senza remissione ossessionati da foschi (e loschi) pensieri. Sono, il che mi pare assai realistico, personaggi che molto semplicemente hanno le proprie idee e il proprio stile di vita, e in conseguenza ad essi prendono decisioni negative per i protagonisti ma raramente crudeli in sé. Possiamo pensare che un padre il quale forza i propri domestici a camuffare il sesso di suo figlio da femmina a maschio sia un cattivo genitore, e sicuramente è un uomo collerico e a dir poco eccentrico, ma non è un mostro pronto capace di ogni efferatezza.

Il castello di Théméricourt, nella Val d'Oise, acquistato da Max du Veuzit nel 1935 - Foto tratta dal volume "Le roman du roman rose" di Marie Guérin-Dominique Paulvé
Il castello di Théméricourt, nella Val d’Oise, acquistato da Alphonsine nel 1935 – Foto tratta dal volume “Le roman du roman rose” di Marie Guérin-Dominique Paulvé

Nelle opere dell’autrice non ritroviamo neppure lunghe e dettagliate descrizioni di luoghi, abiti o scenari: vi sono, così come vi sono le descrizioni dei personaggi, ma sono sempre leggere, mai troppo puntigliose. Quello su cui la scrittrice sembra aver puntato soprattutto sono i dialoghi e le situazioni vissuti dai protagonisti. Le conversazioni sono frizzanti, condotte con ritmo vivace, un godibile alternarsi di botta e risposta fra gli interlocutori. Le situazioni sono probabilmente il punto vincente dei libri di Du Veuzit: imprevedibili senza essere inverosimili, non abusano di coincidenze improbabili e non richiedono la sospensione dell’incredulità da parte del lettore per immergersi nell’atmosfera creata dal libro.

Che siano un piccolo incidente in una caffetteria parigina, un esclusivo ricevimento fra esiliati russi di nobili origini, un pranzo al ristorante funestato da una lite coniugale o una cavalcata a rotta di collo lungo le colline boscose della Transilvania, riescono sempre a movimentare la trama con originalità e gusto. Al punto che nessun libro di Du Veuzit si può dire troppo simile ad un altro e quando un romanzo dell’autrice mi ha delusa è stato proprio perché durante la lettura non ho trovato nessuna di queste “situazioni” ben riuscite e divertenti a caratterizzarlo.

Che dire ancora? Attualmente i libri di Du Veuzit sono fuori catalogo ma non è troppo difficile trovarne alcuni nei mercatini e negozi dell’usato. Personalmente non posso dunque far altro che consigliare quest’autrice-autore a chi ancora non lo conosce, suggerendo di dare almeno una chance alle vicende del biondo e tranquillo John (autista russo) o a quelle della maliziosa e vivace contessina Mietta.

"John autista russo": una copertina ed un'illustrazione (quest'ultima di Alberto Micheli)
“John autista russo”: una copertina ed un’illustrazione (quest’ultima di Alberto Micheli)

I miei romanzi preferiti:
John autista russo
La contessina
Il figlio del castellano
Un marito di prima scelta

I libri che mi sono piaciuti meno:
La moglie ricca
Mio marito

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