“Mentre fuori nevica” di Sarah Morgan – Recensione

[Titolo originale: Sleigh Bells in the Snow]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo davvero interessante che coniuga alcuni spunti umoristici e bizzarri da chick-lit con una moderna favola romantica che fa dell’ambientazione invernale il suo punto focale. Il libro si è rivelato più profondo di quanto mi aspettassi e questo aspetto mi ha fatto considerare con maggior leggerezza alcuni punti un po’ esasperati come il fascino travolgente di Jackson e l’affabilità quasi invadente della sua famiglia.

mentrefuoriHo scelto questo romanzo, che a conti fatti si è rivelata una piacevolissima sorpresa, perché dopo aver letto “Un regalo da Tiffany” volevo calarmi una seconda volta in un’ambientazione natalizia che facesse da specchio alle decorazioni ghirlande e lucine che in questo periodo scintillano un po’ ovunque, nelle case come nelle vetrine dei negozi.

La mia scelta è caduta abbastanza per caso su “Mentre fuori nevica“, in realtà inizialmente avevo preso in considerazione “Accade a Natale” ma poi scoprendo che era il terzo volume di una saga ho preferito cominciare più rigorosamente in ordine cronologico. E credo di aver fatto bene, perché in questo primo approccio agli O’Neil la Morgan offre una visione d’insieme di tutta la famiglia, visione che dubito sarà replicata con tale accuratezza nei romanzi successivi.

I primi capitoli della storia si svolgono a New York, dove ha luogo l’incontro fra Kayla Green (affermata esperta PR la cui specializzazione è portare sotto le luci della ribalta strutture alberghiere e di svago) ed il potenziale cliente Jackson O’Neil (che a lei si affida per risollevare le sorti del resort in montagna di proprietà della sua famiglia da ormai quattro generazioni). Sin da questo primo incontro è evidente la reciproca attrazione fra i due, che tuttavia viene rigorosamente tenuta sotto controllo da entrambe le parti in causa, anche perché Kayla sembra lieta di accettare il lavoro come pretesto per allontanarsi da New York nel periodo natalizio, ricorrenza che chiaramente odia e dalla quale cerca di sfuggire. Presto dunque l’azione si sposta nel Vermont, dove si trova lo Snow Crystal e dove Kayla si appresta a trascorrere una settimana di intenso lavoro in uno chalet isolato nei boschi. Questa almeno è la sua intenzione, che si scontrerà tuttavia contro l’estrema affabilità di gran parte degli O’Neil e contro la necessità di sperimentare in prima persona le peculiarità del luogo (in modo da poterle pubblicizzare con cognizione di causa).

Parto con quello che è secondo me il maggior pregio del romanzo: aver descritto una storia d’amore moderna che non sia adolescenzialmente sdolcinata né forzata fino all’incredibile. La Morgan è riuscita a tratteggiare con abilità non solo i protagonisti ma anche comprimari e ambientazione, il tutto per condurre con una certa naturalezza e senza troppe stonature al prevedibile lieto fine. Come capita spesso nei rosa o nei chick-lit più moderni, è la donna e non più l’uomo il componente della coppia più restio ad impegnarsi, ma l’autrice oltre a dare una spiegazione per la freddezza di Kayla ed il suo tentativo di non creare legami mostra anche i dubbi, l’ansia, la passionalità di una persona che ama avere tutto sotto controllo e d’improvviso si ritrova invece a passare da una sorpresa all’altra. Certo, di fronte ad un simile atteggiamento si ha sempre l’interrogativo irrisolto di cosa l’altro abbia visto in questa persona (ed in effetti non si capisce bene perché Jackson tenga tanto a Kayla, attrazione a parte), ma la Morgan ha portato avanti con coerenza la caratterizzazione dei personaggi e quindi i loro comportamenti nel complesso risultano plausibili e realistici.

La Morgan ha reso meno stereotipato anche il classico binomio cittadini-campagnoli e benché Kayla giunga in Vermont con una tenuta non proprio adatta non sembra rimpiangere le comodità di New York, né Jackson è un bifolco che non sa cosa sia internet. La caratteristica dell’ambiente rurale più evidente (se non l’unica) nel protagonista è il profondo attaccamento alla famiglia, ma questa è una delle sue principali doti, quella fra l’altro che giustifica anche l’approccio gentile ma deciso che tiene verso Kayla per spingerla a riflettere sul proprio stile di vita. Ed invece di puntare su situazioni basate sul contrasto fra vita metropolitana e ritmi da cittadina, l’autrice si è fortunatamente concentrata soprattutto sul mostrare la montagna da una prospettiva un po’ fatata come è quella che ci si può attendere nelle giornate che precedono il Natale.

I personaggi (a parte l’incredibile fascino e bellezza) risultano dunque abbastanza plausibili, somiglianti quel tanto da giustificare l’innamoramento ed una certa sintonia che non sia solo attrazione fisica, diversi a sufficienza per garantire fin quasi all’ultimo capitolo schermaglie e battibecchi. Ed il fatto di aver compresso la storia in un arco temporale di una sola settimana contribuisce a rendere sempre movimentata la narrazione, anche se rende un filino irrealistica la possibilità che si sia sviluppato un amore tanto travolgente.

Quelli che invece sono i principali difetti del romanzo risiedono a mio avviso nell’impostazione dei rapporti personali, sia considerando la nascente relazione fra i protagonisti, sia nell’ambito più allargato rappresentato dal clan O’Neil. A livello di interazione di coppia non mi ha convinta molto il fatto che due stimati professionisti, che ci si aspettava lavorassero con un obiettivo relativamente ambizioso (risollevare un hotel che è in rosso col bilancio), dopo poche ore fianco a fianco cedano all’attrazione e finiscano a letto insieme. Da parte di Kayla almeno viene manifestata qualche remora in merito (più legata in effetti al suo desiderio di mantenersi indipendente che non a questioni lavorative, ma cerco di non sottilizzare troppo); Jackson invece non pare farsi grandi problemi sull’opportunità di trascorrere infuocate notti di passione con una collaboratrice. Se l’uomo fosse stato meno attraente e lo scenario più banale di romantici chalet in legno con vista su laghi innevati, forse il suo comportamento sembrerebbe decisamente inappropriato. D’altronde capisco che non è facile tratteggiare in un’ambientazione moderna un eroe che sia deciso senza risultare prevaricatore, il rischio stalker è pericolosamente in agguato …

Il secondo aspetto un po’ stonato è l’estrema socievolezza degli O’Neil, che a parte nonno Walter non paiono minimamente turbati alla prospettiva di condividere il loro Natale con un’estranea che – teoricamente – è lì solo per lavoro e si presume non rivedranno più in futuro. Capisco l’ospitalità, ma parlare di biancheria termica al primo incontro o rampognare un figlio abbondantemente trentenne perché si pensa che non abbia aiutato una donna adulta a camminare sul sentiero ghiacciato mi pare eccessivo. Così come è probabilmente eccessivo l’estremo interessamento di Elizabeth per Kayla, o il modo in cui tutti vogliono dire la loro sulla nascente relazione fra i protagonisti, ma si tratta di considerazioni nel complesso marginali che non penalizzano troppo il procedere della narrazione.

Pur senza considerare dunque “Mentre fuori nevica” un capolavoro, credo che sia una piacevolissima lettura d’evasione, perfetta per una serata invernale in cui con un piccolo sforzo d’immaginazione si può credere di trovarsi realmente a Snow Crystal, davanti ad una cascata ghiacciata o in un caldo chalet illuminato dalla luna. Non posso dire che il romanzo mi abbia entusiasmata al punto da spingermi a leggere subito “All’improvviso la scorsa estate” (secondo volume della trilogia dedicata ai fratelli O’Neil), ma è di certo il rosa d’ambientazione contemporanea più interessante che io abbia letto nell’ultimo periodo – tant’è che gli ho assegnato un punteggio un po’ più generoso del previsto per evidenziare come io l’abbia preferito a “Un regalo da Tiffany“, che pure non era affatto brutto.

 

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