“Morsa di ghiaccio” di Clive Cussler e Dirk Cussler – Recensione

[Titolo originale: Arctic Drift]

Il mio giudizio in breve:

Un libro che come romanzo d’avventura e d’azione si lascia leggere più che volentieri; se fosse stato di un autore sconosciuto probabilmente gli avrei assegnato una valutazione migliore, ma da Cussler mi aspetterei qualcosa in più. Potrebbe essere perfetto per i ragazzi, che generalmente amano le storie movimentate e non cercano troppa credibilità in un susseguirsi di fughe rocambolesche, scazzottate, immersioni subacquee, spericolati voli in elicottero.

morsaGhiaccio

Interrompo la sequenza di recensioni natalizie cominciata con “Un regalo da Tiffany” e “Mentre fuori nevica“, della quale il prossimo appuntamento sarà a breve rappresentato da “Il Natale di Poirot“, per cambiare un po’ argomento con un libro che pur ambientato nel freddo artico si discosta molto dalle romantiche commedie degli ultimi post.

Come lasciavo intuire oltre un anno fa nel mio post di presentazione dell’autore, gli ultimi libri di Cussler non mi avevano entusiasmata quanto i precedenti e avevo quindi deciso di non acquistare le sue pubblicazioni più recenti. Poi però ho preso in mano la “collezione” che avevo regalato nel corso degli anni ai miei genitori con l’intenzione di reperire dai frontespizi le date di stampa in modo da riportare sul blog l’ordine cronologico con cui Cussler scrisse le avventure di Dirk Pitt e mi sono resa conto che non avevo ancora letto due delle sue opere: “L’oro dell’Inca” e “Morsa di ghiaccio“. Siccome ero molto intrigata dal primo titolo (appartenente al gruppo dei volumi d’annata), ho preferito iniziare la lettura con “Morsa di ghiaccio” e purtroppo non posso che confermare quanto già detto a livello più generale: negli anni Cussler ha perso colpi.

Io sono stata una fan di questo scrittore fin dal momento in cui lessi  Tesoro, ma ormai credo di dovermi proprio mettere l’animo in pace: gli ultimi romanzi non sono all’altezza dei primi. Da un lato perché troppo simili nella struttura, dall’altro perché meno avvincenti nello svolgimento.

Morsa di ghiaccio” si apre nell’oceano Artico, anno 1848: non solo la spedizione incaricata di trovare il leggendario passaggio a Nord-Ovest è fallita, ma le due navi che la compongono sono intrappolate dai ghiacci e – particolare ancora più terribile – l’equipaggio sta misteriosamente impazzendo dopo aver compiuto atti di insensata crudeltà. La scena si sposta poi di oltre 60 anni in avanti, quando sempre nell’oceano artico Dirk junior e Summer, i due figli gemelli di Pitt, sono impegnati in una serie di rilevazioni oceanografiche per conto della NUMA. Ad un tratto i due giovani si imbattono in una nave alla deriva, i marinai a bordo sono morti senza che sia visibile nessun segno di lotta o di scontro. Pare che non sia la prima volta che questo accade, tanto che tra i locali si diffondono leggende su queste morti misteriose; e nella zona si verificano anche alcuni incidenti navali che mettono a repentaglio le relazioni tra Stati Uniti e Canada. Zona che – guarda caso – è stata recentemente monopolizzata da Mitchell Goyette, un ricco magnate con fama di ambientalista i cui propositi sono meno chiari di quanto appaia al pubblico.

Il panorama è aggravato poi da un’imminente crisi energetica, che potrebbe essere scongiurata – insieme al disastroso effetto serra – dalla brillante ed affascinante ricercatrice Lisa Lane, la quale riesce a creare in laboratorio il meccanismo della fotosintesi artificiale. Il processo ha però bisogno, per funzionare, di un minerale che funga da catalizzatore, il rutenio, le cui ultime scorte erano trasportate a bordo delle navi naufragate nel 1848. Sarà dunque compito di Dirk Pitt risolvere l’intrigo ed evitare un conflitto dalle conseguenze planetarie, validamente assistito dai figli, dall’amico Al Giordino e dalla coraggiosa ed intelligente Lisa.

Questo libro è il ventesimo romanzo della saga dedicata a Dirk Pitt, alter ego dello scrittore chiamato, come al solito, a risolvere un intrigo che affonda le radici nella storia, secondo una formula più che collaudata e ripetuta in tutti i romanzi di Cussler. Un aspetto che apprezzo particolarmente dei suoi libri è proprio il fatto che prende delle vicende (abbastanza note e comunque sempre “vere”) che appartengono al passato e le attualizza creando attorno ad esse una storia avvincente e movimentata che ha come posta in gioco il destino dell’intero pianeta o quasi. Mi piace questo intreccio di passato e presente, apparentemente ed inizialmente scollegati, che si fanno via via più interdipendenti e che permettono persino al protagonista di fare scoperte per cui gli archeologi ucciderebbero: la biblioteca di Alessandria d’Egitto, la mitica El Dorado, la tomba di Gengis Khan.

A differenza delle prime opere però, in “Morsa di ghiaccio” il ritmo scorre con minor vigore ed in maniera meno armonica. Il romanzo è troppo lungo (anche nella conclusione, che risulta piatta e noiosa), ridondante, praticamente privo di autentici colpi di scena. Non si assiste a grandi sconvolgimenti di trama né di “avventura” fino a oltre metà del romanzo: solo a quel punto, quando i retroscena dell’intrigo sono ormai chiari, Dirk entra in azione aiutato dai figli e dai soliti collaboratori – non ne manca uno: Al Giordino, Rudi Gunn, l’ammiraglio Jim Sendecker (attuale vicepresidente degli Stati Uniti), Hiram Yaeger e Julien Perlmutter.

Il romanzo dunque manca di imprevisti e non mantiene un buon ritmo, soprattutto a causa della sua prevedibilità per chiunque conosca un po’ l’autore. Mi piace come ho detto il mix passato-presente fra i due (o a volte anche tre) filoni principali della trama, ma non apprezzo altrettanto il susseguirsi di scene e caratterizzazioni così facilmente indovinabili al punto che durante la lettura spuntavo mentalmente le componenti di un ipotetico elenco di “fattori comuni”. Quando viene citata una società internazionale dagli enormi capitali era scontato che fosse proprio di proprietà del cattivo, che ovviamente non è solo ricco ma pure megalomane. Quando un vecchio un po’ bizzarro aiuta Pitt a cavarsi d’impiccio in una situazione grave (ma non mortale), sapevo già che era Cussler stesso – e il cameo ci può anche stare. Quando arriva in scena una donna tanto bella da far sfigurare le Bond Girl, sapevo che si sarebbe sviluppato un interesse amoroso con il protagonista. Ho capito subito qual era l’unico dei buoni che avrebbe in realtà aiutato i cattivi, qual era il momento in cui un soccorso inatteso avrebbe salvato la situazione.

Insomma, leggere “Morsa di ghiaccio” non è stato brutto ma a me che conosco già gli altri libri su Dirk Pitt ha lasciato la sconfortante sensazione che cambiando nomi e luoghi avrei potuto ritrovare la maggior parte delle scene narrate in questo romanzo in uno scritto in precedenza da Cussler. Ripeto, mi piace re-incontrare personaggi noti come se fossero vecchi amici, e in prospettiva ammetto che l’autore è riuscito, libro dopo libro, a far conoscere sempre meglio i suoi protagonisti al punto che il lettore non può mancare di affezionarvisi, ma gli intrecci raccontati ultimamente hanno perso originalità e sanno sempre di “già visto”. Passi la scarsa credibilità delle avventure vissute da Dirk e soci, ma per risultare avvincenti delle trovate poco verosimili devono almeno essere originali.

Cussler non è forse uno scrittore che passerà alla storia, ma è un validissimo autore di libri d’avventura conditi con il fascino del mare e quello degli antichi misteri. La trama di quest’ultimo episodio della saga di Pitt non è neppure malvagia, al contrario le sue linee generali sono – considerato il genere – piuttosto buone. Il problema è che (tolte le troppo evidenti somiglianze a cui ho già accennato) questo volume non sembra quasi nemmeno scritto da Clive Cussler, anche a livello stilistico: forse è più presente la mano del figlio Dirk, indicato in effetti come coautore, rispetto a quella del padre?

Capisco che un genitore possa voler prendere sotto la propria ala protettrice il figlio, aiutandolo a vendere i suoi primi romanzi unendo un nome di prestigio ad uno meno conosciuto; capisco l’attaccamento di uno scrittore ad uno schema narrativo consolidato e a personaggi che sono cresciuti con lui nel corso di decenni; ma forse – e lo dico da lettrice affezionata – Clive Cussler dovrebbe risolversi a scrivere, da solo, un ultimo libro su Dirk Pitt. L’avventura finale, movimentata da qualche pazzia come potrebbe essere paradossalmente persino la morte del protagonista: qualsiasi cosa purché fosse fatta bene, tale da non lasciare i lettori di più vecchia data con l’amaro in bocca per aver seguito il loro eroe nell’ennesima sfida godibile ma non all’altezza delle precedenti.

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