Non è un libro ma … Recensione di un gioco da tavolo: “Le Leggende di Andor”

Gli ultimi post della categoria “giochi da tavolo” li avevo dedicati generalmente a prodotti compatti anche nella dimensione della scatola, giochi pensati soprattutto per i più piccoli; le uniche eccezioni erano state costituite dai due “Forbidden Island” e “Forbidden Desert“, sicuramente destinati a bambini di almeno 8-10 anni. Quest’oggi ho scelto di parlare di un gioco, perfetto come regalo di Natale per chi già conosca e apprezzi i giochi da tavolo, ancora un pochino più complesso e d’impatto sotto ogni punto di vista: grande scatola, molto spazio richiesto per il gioco, partite lunghe (un’oretta almeno), età maggiore per potervisi dedicare: mi riferisco a “Le Leggende di Andor“, un cooperativo edito per il mercato italiano da Giochi Uniti.

le-leggende-di-andor-edizione-italiana

Come lascia facilmente intuire la parola “cooperativo” (spesso sostituita dagli appassionati di giochi in scatola dall’analogo termine “collaborativo”), questo gioco non mette i partecipanti in una condizione di sfida diretta fra loro, al contrario li cala nei panni di un gruppo di alleati che si impegnano tutti insieme per sconfiggere un nemico comune (il gioco stesso). Fra i cosiddetti hard-gamer, cioè coloro (di solito adulti) che hanno una vera passione per i giochi da tavolo e ne estraggono uno praticamente a sere alterne giocandoci magari per ore, ci sono varie discussioni su quanto sia appassionante o meno un collaborativo; io scrivo dal punto di vista di una giocatrice occasionale e di una mamma e confesso che il collaborativo non mi dispiace affatto.

Se i bambini sono piccoli si possono più agevolmente indirizzare verso la strada migliore senza forzarli, inoltre la vittoria o la sconfitta sono di tutti (non avremo un bambino entusiasta di aver vinto e gli altri tristi per la sconfitta) e in generale questo tipo di titoli mostra molto bene, proprio “in pratica” e senza disquisizioni dal sapore troppo pedagogico, come in determinate situazioni sia davvero l’unione a fare la forza. Insomma, per quanto mi riguarda un bel gioco collaborativo ogni tanto è proprio perfetto.

Le Leggende di Andor” ha come ambientazione le terre di Andor (intuitivo direi), un mondo fantasy della tradizione più classica, dove convivono maghi e streghe, nani e troll, anziani re e valorosi principi a cavallo. Non mancano neppure pozioni, erbe curative e pietre runiche, mentre sono vistosamente assenti pistole e fucili: se dovessimo collocare temporalmente questo sfondo lo potremmo infatti paragonare al medioevo (cannocchiale, elmo e scudo, arco e spada sono il tipico equipaggiamento disponibile). I mostri che i giocatori-eroi devono affrontare durante la partita sono a volte quelli tipici del fantasy (troll, draghi, maghi cattivi), altre volte creature inventate dagli autori del gioco ma comunque simili ad orchi, uomini lucertola, pantere gigantesche.

Il tabellone di gioco
Il tabellone di gioco

Ciascuno dei giocatori impersona uno dei 4 eroi di Andor (guerriero, mago, nano e arciere, declinati sia in versione maschile che femminile), ognuno con le sue caratteristiche distintive ed abilità; collaborando gli uni con gli altri gli eroi sono chiamati a vivere una delle cinque leggende presentate nella scatola di gioco, termine molto suggestivo utilizzato per indicare un’avventura che pur contraddistinta da elementi peculiari (come recuperare una pozione o trovare un personaggio) è di volta in volta diversa. Le avventure sono a se stanti ma giocandole in successione come indicato nel regolamento si incontreranno sfide di difficoltà crescente che, nel complesso, andranno tutti a creare una grande storia unica, coinvolgente per rendere più piena l’ambientazione.

Solo dopo aver superato con successo una leggenda si può passare a quella successiva (anche se nulla vieta di giocarla di nuovo nel caso si voglia farlo); se però si è persa la sfida alcune carte presenti nel gioco suggeriscono come re-impostarla (eliminando dei passaggi che potrebbero risultare ripetitivi) e a volte forniscono anche qualche consiglio su come superare la leggenda stessa.

Non voglio approfondire le regole perché, pur essendo nel complesso semplici, sono relativamente numerose e allungherebbero il post senza conferirgli grande valore aggiunto. A grandi linee posso dire che ogni leggenda prevede di leggere alcune carte che indicano come la partita si sviluppa (cosa accade agli eroi, quando compaiono nuovi mostri) oltre a specificare ovviamente gli obiettivi che determinano la vittoria dei giocatori. Questi come ho detto impersonano un gruppo di eroi che essenzialmente dovranno combattere contro i mostri per impedire loro di giungere al castello di Andor e contemporaneamente fare quanto richiesto dalle carte muovendosi sul tabellone, che riproduce il regno di Andor, per trovare oggetti o persone.

L’ambientazione è sicuramente un punto di forza del gioco: le carte infatti sono corredate da un’ampia pozione di testo (meglio acquistare dunque la versione italiana!), che non solo enuncia un evento o un obiettivo ma descrive anche con una certa cura la situazione nella quale ci si trova, spiegando perché agli eroi è richiesto un certo comportamento. Certo, il concetto di fondo è sempre un mero ‘devi arrivare a quella casella entro tre turni senza morire’, ma viene calato bene nella realtà fantasy con un ‘recati a cercare sulle montagne le erbe necessarie per la pozione, devi farlo entro tre giorni’. Che aggiungere, io ne ho ricavato l’impressione di una buona ambientazione, con un particolare senso di urgenza efficacemente trasmesso dalle regole e dalle carte.

Fotografia d'insieme del contenuto della scatola
Fotografia d’insieme del contenuto della scatola

La componentistica è ricca, evocativa (a livello di disegni) e funzionale (per ogni oggetto o azione c’è un segnalino appropriato), a partire dal solido tabellone fronte/retro dove da una parte è rappresentato il Reame di Andor e dall’altra Andor sotterranea, con le miniere dei Nani. Nella scatola si trovano poi le sagome anch’esse di cartone che rappresentano eroi e creature in gioco, le carte missione ed i token di vario genere (monete, mappe, pozioni, erbe, rune, scudi ed elmi, otri) che costituiscono l’equipaggiamento e gli oggetti utili durante le missioni. Non mancano ovviamente numerosi dadi (di colore diverso a seconda dei personaggi e creature ai quali sono abbinati) e dei cubetti di legno utilizzabili come segnapunti.

La nota più particolare in merito alla componentistica è probabilmente legata al manuale di gioco: nella scatola non è presente un vero e proprio manuale. Le regole infatti sono riassunte in due fascicoli ma sono presenti anche sulle singole carte e il meccanismo di gioco si impara nel corso della prima sfida, che costituisce un vero e proprio tutorial per familiarizzare con le azioni concesse ai personaggi e il ritmo dei turni. Scelta sicuramente buona in quanto il fatto di utilizzare la prima missione come esempio pratico per spiegare le regole, permette di introdurre con maggior facilità il tutto. Purtroppo devo ammettere che è altrettanto noioso, se si riprende il gioco dopo molto tempo, dover scorrere le diverse carte per ritrovare una certa regola. Per fortuna nella scatola è presente un secondo manuale riepilogativo con un capitolo per ogni possibile azione (combattimento, ricerca) e per ogni oggetto di gioco (pozione, erba, arco, scudo).

Le meccaniche di gioco sono molte, quella dominante è sicuramente l’aspetto collaborativo del gioco: i partecipanti devono riuscire ad accordarsi sulle azioni da compiere e sulla strategia da seguire, in caso contrario nemmeno la fortuna più sfacciata permetterà loro di vincere. A parte questo aspetto collaborativo, vanno segnalati a mio parere il tiro dei dadi, l’esplorazione della mappa e i poteri variabili dei personaggi. Tirare i dadi è il modo in cui si risolvono i vari combattimenti, ma la componente aleatoria è mitigata sia dal fatto che eroi diversi hanno abilità diverse, sia dalla possibilità di acquistare o cercare artefatti che ne potenzino le caratteristiche. In questo senso diventa dunque cruciale l’esplorazione del terreno di gioco, condotta anch’essa in maniera il più possibile cooperativa fra i diversi giocatori.

Fotografia ravvicinata di un momento della partita: gli eroi sono attorniati dai nemici!
Fotografia ravvicinata di un momento della partita: gli eroi sono attorniati dai nemici!

Trattandosi di un gioco basato su un numero prefissato di missioni diventa più che mai significativo il fattore longevità, che mi sembra comunque garantita dal fatto che ciascuna leggenda presenta elementi variabili (non solo gli eventi ma anche la presenza di segnalini nebbia o di creature) che consentono di rigiocarla più volte in maniera sempre un po’ diversa. Anche il fatto di poter scegliere eroi diversi altera le strategie da adottare e quindi ogni sfida si può sicuramente ripetere più volte (anche dopo averla superata) senza perdere fascino. Va infine segnalato che sono già state pubblicate delle espansioni a “Le Leggende di Andor“, che acquistate dopo il gioco “base” ne aumentano di molto la longevità.

La nostra esperienza: benché il gioco venga indicato come adatto dai 10 anni in su, noi lo giochiamo spesso con nostro figlio che a soli 8 anni e mezzo lo considera uno dei suoi preferiti. Le regole infatti sono facili sia da apprendere che da gestire (la componentistica aiuta parecchio, fornendo segnalini proprio per tutto), ed anche se il gioco in sé risulta impegnativo per superare la sfida rappresentata dalle varie leggende c’è di bello che essendo un collaborativo si vince o perde tutti insieme. Il fatto poi che gli eroi abbiano abilità diverse e che nel corso della medesima leggenda accadano eventi che cambiano in parte gli obiettivi, concorrono a creare uno scenario mutevole che mantiene alto l’interesse di tutti i giocatori coinvolti.

 

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Queste le caratteristiche riportate sulla scatola:
Gioco da 2 a 4 giocatori
Età dai 10 anni in su
Durata di una partita: 60-90 minuti

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