“Il Natale di Poirot” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: Hercule Poirot’s Christmas]

Il mio giudizio in breve:

Giallo piacevolissimo che si legge d’un fiato, scorrevole e facile da seguire ma difficilissimo invece da risolvere! Lo avevo già letto parecchi anni fa ma non lo ricordavo bene e quando l’ho riletto recentemente per la sua atmosfera natalizia l’ho trovato ancora molto ben scritto e strutturato.

natalepoirotQuesto post sarebbe stato perfetto come recensione della vigilia vista la sua ambientazione assolutamente concorde con il periodo dell’anno in cui ci troviamo … sono arrivata qualche giorno in ritardo, ma il clima è ancora quello giusto.

A ridosso del Natale, un anziano ricco uomo inglese, Simeon Lee, che fece fortuna in Sudafrica in gioventù, decide di richiamare sotto il suo tetto i figli che non vedeva ormai da molto tempo. Ecco dunque che nella vasta dimora di Gorston Hall si riuniscono non solo Alfred e la moglie Lydia (gli unici ad avere nella casa la loro residenza fissa) ma anche George e la moglie Maude, David con la moglie Hilda, l’ultimogenito Harry, la giovane Pilar (figlia orfana dell’unica femmina avuta dal vecchio Lee) ed il figlio di un ex socio di Simeon. Nonostante la santa festa imminente però l’anziano signore fa ai parenti debitamente riuniti per suo volere un annuncio sconcertante, ovvero manifesta la propria intenzione di cambiare il testamento. E guarda caso a distanza di poche ore dopo un violento rumore e di un grido agghiacciante, sfondata la porta della camera da letto di Simeon, i membri della famiglia troveranno soltanto un cadavere immerso in una pozza di sangue.

Questo romanzo, il diciassettesimo avente per protagonista il meticoloso investigatore belga, fu pubblicato nel 1939 ma scritto nel ’38 – lo stesso anno nel quale vide la luce La domatriceed in effetti i due volumi presentano non pochi punti in comune. L’idea di fondo, innanzitutto, ovvero la presenza di un personaggio centrale odioso attorno al quale ruotano numerosi parenti, amici e conoscenti, tutti ottimi candidati al ruolo di sospettato una volta avvenuto il delitto. In entrambe le storie poi questo ruolo centrale è ricoperto da una dispotica figura patriarcale o matriarcale, mentre i figli quasi per contrasto sono personalità deboli ed in perenne attesa che altri risolvano le loro difficoltà.

Certo i due libri presentano anche notevoli differenze, prima fra tutte l’ambientazione, che dalle assolate e desertiche rocce del Medio Oriente si sposta nella familiare campagna inglese. Per “Il Natale di Poirot” la Christie scelse infatti uno dei suoi più amati sfondi – una opulenta tenuta di campagna – calato nel periodo delle celebrazioni natalizie (periodo che ha solleticato la fantasia un po’ di tutti i grandi giallisti, da Stout a Ellery Queen, da Conan Doyle a Georges Simenon, perché la cornice domestica unita al binomio Natale-delitto è davvero intrigante). Ed ecco che a questo mistery classico, ricco dei tipici elementi del romanzo poliziesco che racchiude in un ambiente circoscritto tutti i personaggi coinvolti nelle indagini, la scrittrice regala un tocco di suggestione aggiuntivo: quello tipico del delitto da camera chiusa.

Quasi tutti gli scrittori di successo hanno al loro attivo almeno un delitto da camera chiusa (ovvero un omicidio con l’apparenza del suicidio, un assassinio commesso lasciando il cadavere solo dentro una stanza chiusa a chiave) ma in questo caso dopo tanti richiami alla tradizione la Christie rompe con la sua abitudine di proporre delitti “puliti” a base di veleni e rari colpi d’arma da fuoco, e butta in scena un corpo immerso in un lago di sangue, dentro una sala dove il mobilio è così fuori posto da far pensare ad una lotta mortale.

Se dunque con l’ambientazione la scrittrice gioca alternativamente la carta della tradizione e quella delle sorprese, sono invece del tutto fedeli al suo stile le caratterizzazioni dei personaggi, un eccellente cast di caratteri molto credibili, quasi convenzionali nel loro modo di approcciarsi alla vita in generale ed all’imprevista morte del vecchio Lee in particolare. L’autrice spende quasi metà delle pagine del volume proprio per presentare ai lettori queste numerose figure, tutte sapientemente tratteggiate in modo che di loro emerga il dettaglio che li rende plausibili autori del delitto. Ecco dunque presentati quasi come in una rivista (dopo aver introdotto il patriarca insopportabile) i coniugi Alfred e Lydia, rimasti passivamente a proseguire la tradizione di famiglia; il deputato George e la spendacciona Maude, nominalmente fuori di casa ma capaci di far quadrare il bilancio solo grazie ai soldi del vecchio autocrate; David e Hilde, apparentemente entrambi tanto sensibili; Harry, la pecora nera lontana da circa vent’anni; la ventenne ed enigmatica Pilar, l’aitante Stephen, il losco maggiordomo Horbury.

Copertine di alcune delle edizioni italiane del romanzo
Copertine di alcune delle edizioni italiane del romanzo

La Christie introduce con la consueta attenzione i protagonisti di questo violento dramma familiare così come mostra nel suo sconvolgente realismo la scena del delitto, salvo poi capovolgere pian piano le carte quando le forze dell’ordine fanno la loro comparsa. Alle indagini ufficiali svolte dal sovrintendente Sugden si contrappongono dunque gli interrogatori tutti cerebrali di Poirot, mentre gli alibi crollano, si scopre la mancanza di un bel pugno di diamanti, si nota una fessura nella finestra del balconcino da cui entra un gelido spiffero … come sempre la scrittrice sembra si sia divertita a seminare piccoli dettagli che sono di fondamentale importanza per l’individuazione dell’assassino (relativamente pochi tuttavia) annegandoli in assai più numerosi indizi del tutto fuorvianti, ma ciò che mi ha un po’ delusa è l’attuazione del delitto – che trovo un po’ macchinosa e forzata.

Poirot è come abbiamo imparato a conoscerlo, saccente e pieno di sé, come al solito convinto che un omicidio si risolva solo dopo aver compreso la personalità della vittima e quella dei suoi potenziali assassini. Nel suo stile sono anche la conduzione degli interrogatori, le discussioni con il sovrintendente sulla possibile dinamica del delitto, la spiegazione finale dinanzi al pubblico domestico costituito da tutti i sospettati – eppure questa spiegazione è un po’ troppo improvvisa per gustarla appieno.

D’altronde io trovo che il maggior pregio de “Il Natale di Poirot” stia nei suoi personaggi credibili e ben tratteggiati, nell’atmosfera creata dall’autrice che giustifica appieno il commento un po’ cinico dell’investigatore: A Natale, persone che non hanno alcuna voglia di essere amabili fanno uno sforzo per apparirlo… C’è in loro molta ipocrisia, a Natale, onorevole ipocrisia, senza dubbio, ipocrisia “pour le bon motif”, ma sempre ipocrisia. E lo sforzo per essere buoni e amabili crea un malessere che può riuscire in definitiva pericoloso. Chiudete le valvole di sicurezza del vostro contegno e presto o tardi la caldaia scoppierà provocando un disastro.

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