“Pemberley” di Emma Tennant – Recensione

[Titolo originale: Pemberley]

Il mio giudizio in breve:

Considerato in maniera a se stante il libro è una fra le tante commediole con ambientazione ottocentesca; valutandolo – come si presenta – quale seguito di “Orgoglio e pregiudizio” è assolutamente deludente. Non solo infatti, analogamente a molti altri “seguiti”, non è all’altezza dell’originale ma se ne discosta come caratterizzazione dei personaggi e per troppi piccoli dettagli che paiono niente più di inutili sviste dell’autrice, non così ferrata in campo austiniano come si potrebbe auspicare.

La graziosa copertina, probabilmente l'aspetto più accattivante del romanzo
La graziosa copertina, probabilmente l’aspetto più accattivante del romanzo

Dopo la lettura tutto sommato piacevole dei due romanzi della Rigler (qui e qui i miei post in merito), quando ho trovato in una libreria a casa di mia madre questo ormai non più molto recente sequel di “Orgoglio e pregiudizio” ho pensato che valesse la pena dargli una chance. E quando il suo titolo è sembrato appositamente creato per adattarlo alla challenge di lettura cui ho scelto di partecipare in questo neonato 2017, mi sono detta che doveva proprio essere un segno del destino. Niente di più sbagliato di queste miei due ottimistiche considerazioni.

Volendo parafrasare il celebre incipit del volume che ci presenta da circa duecento anni le peripezie della famiglia Bennet e dell’orgoglioso Darcy, potrei osservare che è una verità universalmente riconosciuta come un fan in cerca di un buon sequel del romanzo austeniano possa tranquillamente ignorare Emma Tennant. Io credo infatti che quando un autore decida di scrivere un sequel dovrebbe sforzarsi di restare quanto più fedele possibile allo stile ed all’impostazione (dei personaggi, dei rapporti fra loro, del ritmo narrativo) che aveva caratterizzato il volume originale. E per questo è necessaria non solo una certa abilità, ma anche una attenta conoscenza dell’argomento trattato. Ebbene, alla Tennant direi che mancano entrambe le componenti.

Limitandosi a considerare la trama si nota che l’autrice ha dato via libera alla fantasia cercando di riproporre tutti i personaggi noti della Austen ma in una veste rivisitata: la signora Bennet, ormai vedova, sembra considerare con favore le attenzioni di un non esattamente impeccabile pretendente; Elizabeth, ancora senza figli, è preoccupata all’idea di non poter dare un erede al marito e scoprirà ben presto che l’ombra di un’affascinante francese minaccia di toglierle la poca serenità rimasta; un lontano cugino – erede presunto della tenuta – si frammischia agli altri ospiti chiamati a Pemberley per Natale e dimostra una conoscenza sin troppo precisa dell’aristocratica dimora.

I cambiamenti ci potrebbero anche stare, benché la storia nel complesso risulti un po’ troppo arzigogolata in confronto con le più quotidiane vicende di “Orgoglio e Pregiudizio“, se non fosse che Elizabeth appare qui quasi una giovanile caricatura della madre, altrettanto sciocca e svampita. Né migliora il tono generale dell’opera il finale, che è al contempo rocambolesco ed affrettato, con una miriade di personaggi che in pieno inverno percorrono miglia e miglia nel giro di mezza giornata e una sorpresa conclusiva che si riduce al solito trito e ritrito malinteso coniugale.

Se già questi aspetti contribuiscono ad impedire che “Pemberley” si possa considerare un capolavoro, ciò che dal mio punto di vista lo rende assolutamente illeggibile sono gli errori che la Tennant dissemina a profusione in ogni capitolo. Errori che si testimoniano una scarsa conoscenza del libro originale assolutamente intollerabile in chi ne voglia scrivere il seguito, e che sarebbe stata sufficiente una dose minima di cura (ed una attenta rilettura) per evitare.

Alcune di queste imprecisioni (chiamiamole così …) forse sarebbero passate inosservate se non avessi avuto la malaccorta idea di rileggere “Orgoglio e pregiudizio” subito prima di “Pemberley” – proprio allo scopo di avere le idee chiare e non perdermi qualche dettaglio. Ma altre sono davvero sviste madornali che non stanno né in cielo né in terra. La Tennant per esempio scrive, proprio in apertura al volume, Lydia, la terza Bennet a essersi sposata: ma se lo sanno persino i muri che l’ultimogenita dei Bennet è stata la prima a sposarsi (grazie all’intervento di Darcy) dopo la vergognosa fuga con Wickham. Non paga la scrittrice persevera:“Oh, come mi piacerebbe andare a Londra,” esclamò Georgiana nel tono speranzoso dei suoi diciassette anni. Peccato che Georgiana avesse 15 anni quando Wickham aveva cercato di sedurla, e considerando il tempo trascorso dall’ufficiale a Meryton nonché il fatto che Lydia abbia ora quattro figli (e Jane praticamente due), appare decisamente problematico per la sorella di Darcy essere soltanto diciassettenne.

Innumerevoli sono poi allusioni poco chiare a parenti o luoghi che proprio non sono riuscita a rintracciare in “Orgoglio e pregiudizio“, oppure dei capovolgimenti di quelle che erano le caratterizzazioni dei personaggi. La giovane cugina Anne per esempio, che a detta di sua madre lady Catherine non aveva potuto prendere lezioni di musica a causa dei suoi problemi di salute, in questo romanzo non solo sa suonare il piano (“Dopo cena Anne ci rallegrerà con le sue nuove canzoni al pianoforte,” annunciò Lady Catherine, lanciando un’occhiata allo strumento.) ma è una entusiasta ballerina e fa venire a Elizabeth il sospetto che – se Darcy l’avesse sposata – ora avrebbe la casa piena di bambini. A dispetto dei problemi di salute perduranti fino a qualche anno prima.

E come tacere il fatto che l’erede presunto di Darcy sia un cugino dal lato materno? La Tennant infatti lo descrive come parente sia di Darcy che di lady Catherine, ma poiché la nobildonna è sorella della defunta madre di Fitzwilliam non si può fare a meno di chiedersi quale bizzarro vincolo leghi l’ereditarietà di Pemberly alla linea femminile della famiglia.

Insomma, mi pare evidente da quanto ho scritto finora che “Pemberley” mi è apparso come un seguito davvero penoso di quel delizioso romanzo che è “Orgoglio e pregiudizio“. Non lo consiglio dunque a nessun appassionato della Austen ed anche agli altri lettori suggerisco di orientarsi verso opere meno farraginose e più interessanti (per fortuna ce ne sono molti di volumi regency migliori di questo).

 

Voto:gifVotoPiccola

 

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