L’estratto della settimana: “Agatha Raisin e la quiche letale” di M. C. Beaton

Dopo la delusione di “Cara cognata, ti odio!” ero ancora alla ricerca di un chick-lit interessante, ma visto che la book challenge a cui partecipo aveva fra i temi proposti la lettura di un volume con la copertina rossa ho deciso di accantonare la mia esplorazione per genere a favore di una più mirata indagine per colore. Operando con questo approccio mi sono imbattuta in un’autrice che ancora non conoscevo, la britannica M.C. Beaton, e nella sua serie di gialli dalla copertina scarlatta aventi per protagonista Agatha Raisin, ex esperta di pubbliche relazioni che a cinquant’anni decide di andare in pensione per ritirarsi in quell’oasi di bellezza e clima mite che sono i Cotswolds.

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Non conoscendo nulla di questa scrittrice, prima di gettarmi a testa bassa nel primo volume dedicato a questa ex PR divenuta investigatrice dilettante (“Agatha Raisin e la quiche letale“) ho preferito fare una prova con l’estratto e devo ammettere che pur senza avermi intrigata alla follia questa anteprima mi ha incuriosita abbastanza da spingermi ad acquistare il volume e proseguire la lettura.

L’estratto avendo una lunghezza limitata non permette di arrivare al delitto ed alle indagini, ma fornisce comunque una buona panoramica di quello che è lo stile dell’autrice e della caratterizzazione data alla protagonista. Agatha (nome che non posso fare a meno di ritenere un voluto omaggio alla celeberrima Christie) è sicuramente un’eroina atipica nel panorama della narrativa: non giovane, non bella, non simpatica, di primo acchito verrebbe da chiedersi perché la Beaton abbia scelto di dar vita ad un personaggio così poco accattivante. Ma basta proseguire di poco nella lettura e ci si rende conto che in effetti Agatha non solo è una donna a suo modo interessante (una che non teme di dire ciò che pensa, che non si perde troppo nell’indorare la pillola, che lotta strenuamente per ottenere ciò che vuole) ma soprattutto è una figura che incarna molte delle caratteristiche più tipiche dell’umanità. Come altro interpretare il suo desiderio di raggiungere la perfezione realizzando l’infantile speranza di vivere in un cottege nella pittoresca zona dei Cotswolds, presto sostituita dalla sgradevole sensazione che quel mondo idilliaco forse non fa per lei? Oppure la disarmante scoperta che nonostante le numerose conoscenze mantenute per lavoro in realtà Agatha scopra di essere una persona sola, senza amici perché non ha mai dedicato energie e tempo a coltivare relazioni più intime?

Insomma, Agatha Raisin non sarà affascinante ma è realistica ed anche se il suo approccio verso gli altri non è molto in sintonia con il mio modo di essere, l’ho subito giudicata più interessante di tante eroine fin troppo stereotipate, bellissime e dolci (nei rosa d’ambientazione storica) oppure goffe ma piene di capacità d’amare (nei rosa più recenti che seguono il filone Bridget Jones) o ancora belle, raffinate e solo dedite al lavoro (nei chick-lit).

Insieme ad una protagonista insolita e per questo capace di incuriosire, l’altro aspetto che mi ha attratta in “Agatha Raisin e la quiche letale” è lo sfondo scelto dall’autrice, ovvero quella campagna inglese resa la perfetta culla dei delitti più inattesi da Agatha Cristie. Poiché la Beaton pare aver scelto di omaggiare la Christie modernizzandola (invece di una anziana zitella come miss Marple ha creato un’eroina cinquantenne e divorziata), è ovvio non avere più rettorati dove nemmeno un orologio funziona né l’immancabile tè delle cinque servito da una camerierina in grembiule candido, ma l’atmosfera rimane indiscutibilmente inglese e femminile. Non rombare di motori e traffico, non ritmi frenetici, il piccolo centro di Carsely è fatto di cottage dal tetto di paglia e vedove di impiegati del Foreign Office che potrebbero essere tranquillamente usciti da “La morte nel villaggio“.

Che altro aggiungere, non posso dire che l’estratto di “Agatha Raisin e la quiche letale” mi abbia avvinta in maniera travolgente ma un po’ perché per la mia sfida di lettura sono alla ricerca di un libro con copertina rossa (e l’unica alternativa trovata finora sarebbe rileggere “Siddharta“), un po’ perché comunque lo stile della Beaton è scorrevole e la vicenda sembra promettente, ho deciso di dare una chance a questo libro – i prossimi giorni mi permetteranno di capire se è stata una decisione valida o troppo ottimista.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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