“Alterazioni” di Robin Cook – Recensione

[Titolo originale: Acceptable Risk]

Il mio giudizio in breve:

Lettura più che interessante grazie alla capacità dell’autore di unire credenze antiche con nuove teorie di sapore quasi fantascientifico; mi è piaciuto molto il modo in cui sono stati conciliati presente e passato, in una versione romanzata sulle possibili origini della stregoneria a Salem, il tutto mantenendo sempre un ritmo serrato ed una notevole dose di suspense.

Questa la copertina dell'edizione che ho letto - personalmente non mi pare molto azzeccata, visto che la protagonista non partecipa all'esperimento con l'Ultra e lo scienziato di maggior calibro è un uomo anziché una donna ...
Questa la copertina dell’edizione che ho letto – personalmente non mi pare molto azzeccata, visto che la protagonista non partecipa all’esperimento con l’Ultra e lo scienziato di maggior calibro è un uomo anziché una donna …

Questo romanzo aspettava da anni di essere letto, incastrato su uno degli scaffali più alti di casa mia dopo che lo avevo preso in prestito (ormai sarà diventato mio per uso capione …) da casa dei miei genitori attratta dalla sinossi riportata sul retro di copertina. L’occasione è finalmente arrivata quando la mia partecipazione alla Book Challenge indetta da Claudia Bergamini sul suo blog mi ha spinta a cercare un volume il cui titolo fosse composto da una sola parola: mi è sembrato davvero il momento giusto per estrarre “Alterazioni” dallo scaffale.

Opera di Robin Cook come il libro a sfondo archeologico “L’ombra del faraone“, questo thriller fa parte del filone per cui lo scrittore statunitense è maggiormente famoso, ovvero quello dei thriller medici. In questo caso infatti insieme ai protagonisti umani della vicenda (la timida infermiera Kim ed il valente ma altrettanto introverso scienziato Edward) ad avere un ruolo centrale è proprio l’Ultra, ovvero il farmaco che l’equipe di Edward ha ricavato da un fungo allucinogeno ritrovato nei terreni che appartengono a Kim. E se da un lato sono sicuramente ben caratterizzati i personaggi cardine della vicenda, non si può negare che l’Ultra sia il nucleo effettivo attorno al quale si sviluppa l’intera storia. Da un lato infatti il fungo dal quale la molecola viene sintetizzata pare essere la vera ragione per cui durante la famigerata caccia alle streghe che imperversò nella zona di Salem alla fine del Seicento gli inquisitori si imbatterono in tante manifestazioni inspiegabili (tutte, secondo la teoria di Cook, dovute agli effetti allucinogeni della muffa casualmente ingerita con la segale in simbiosi della quale cresceva). Dall’altro le aspettative per la commercializzazione di Ultra e soprattutto le reazioni provocate dall’assunzione della molecola sono il cardine di tutta la componente ad ambientazione contemporanea del romanzo.

L’aspetto che fin da subito mi ha catturata durante la lettura è stato constatare come Cook sia riuscito a mescolare abilmente presente e passato, convinzioni universalmente – o quasi – accettate e ipotesi futuristiche, realtà e considerazioni (o fatti) quasi incredibili. Dopo un prologo tutto ambientato nel passato, sufficientemente lungo per presentare i personaggi intorno ai quali ruoteranno le indagini dilettantesche di Kim e le deduzioni di Edward ed anche per lasciar intuire come effettivamente qualcosa fosse accaduto nella vita di Elizabeth tale da giustificare la convinzione della donna di aver scatenato l’ira del Signore, la narrazione si sposta nel presente e l’autore ha saputo mantenere serrato il ritmo introducendo nuovi interrogativi, nuovi spunti, nuove emozioni proprio quando era necessario.

Ecco allora che i ritrovamenti legati al passato degli Steward caratterizzano la prima metà abbondante del romanzo, in un crescendo di tensione che da lettere e dipinti culmina con la tomba di Elizabeth ed infine con la tanto misteriosa prova conclusiva su cui Kim si è interrogata invano per interi capitoli. E mentre il passato fa capolino fra le pagine, con allusioni e piccole conferme, il futuro segue il proprio corso sempre più inquietante man mano che la sperimentazione con l’Ultra si approfondisce – il tutto per condurre personaggi e lettori alle concitate scene conclusive, forse vagamente prevedibili nelle loro linee generali ma comunque ben scritte e ben orchestrate.

Decisamente questo intreccio di passato e presente, il modo in cui viene pian piano svelata la tragica storia di Elizabeth, con le sue similitudini rispetto alla vita di Kim e la pesante influenza sulle ricerche condotte da Edward, è la caratteristica che più ho apprezzato di “Alterazioni” (e che controbilancia le dissertazioni pseudo-mediche un po’ troppo frequenti e dettagliate). D’altra parte mi è impossibile dare una valutazione migliore al romanzo perché alcuni punti sono decisamente risibili: com’è possibile che due persone normale asportino una testa da una tomba, la rimettano a posto solo un paio di giorni dopo e in tutto questo non provino altro che una lieve agitazione o fastidio? Né mi sembra del tutto plausibile che un farmaco, pur avendo come effetto di attivare il cervello da rettile degli individui, li trasformi per questo in predatori resi quasi folli dalla sete di sangue (nemmeno gli alligatori sono così indiscriminati nell’attaccare le prede o nel combattere) o che un’intero gruppo di validissimi scienziati di fronte ad amnesie, abrasioni e scie di sangue non riesca a concepire l’ipotesi più logica – che il composto ingerito abbia conseguenze inattese sul comportamento umano.

Non mi ha convinta molto nemmeno il continuo insistere di Cook, attraverso le parole di Kim, su quanto sia sbagliato assumere farmaci per migliorare la personalità, attenuando non solo ansia e depressione ma anche timidezza o scarsa fiducia in se stessi: il messaggio in sé è valido, ma troppo spesso ripetuto. Senza contare che all’unica obiezione sensata mossa alla protagonista (che per il dolore fisico si prendono medicine, dunque farlo per contrastare un dolore emotivo o psicologico non sarebbe diverso) non si ha di fatto alcuna contro-risposta, come se lo scrittore avesse questa opinione ben radicata ma senza chiare motivazioni.

Insomma, giudico “Alterazioni” un romanzo davvero interessante perché presenta alcuni degli elementi che più apprezzo in un libro (due storie connesse, una nel passato ed una nel presente, un mistero da risolvere, teorie credibili sia sulla realtà che portò ai processi di Salem sia sulla medicina e la scienza), pur riconoscendo che non siamo di fronte ad un capolavoro e che parte del potenziale di questa trama non è stato sviluppato come meritava. Si tratta comunque di un’opera che consiglio, soprattutto a chi sia in cerca di una lettura emozionante ed avvincente che con qualche spruzzata di horror dipani una storia basata su streghe, allucinazioni, farmaci dalle presunte doti quasi miracolose.

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