“Agatha Raisin e la quiche letale” di M. C. Beaton – Recensione

[Titolo originale: Agatha Raisin and the Quiche of Death – Agatha Raisin Mistery #1]

Il mio giudizio in breve:

Chiaro omaggio e modernizzazione al giallo all’inglese di Agatha Christie, il romanzo è scorrevole e con un’ambientazione ben resa, anche se la componente gialla non è delle migliori. Mi ha sorpresa la presenza di una protagonista tutt’altro che simpatica e pur senza essere un capolavoro mi ha lasciato il desiderio di leggere altre opere dell’autrice.

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Ho già parlato di questo romanzo dopo averne letto l’estratto, in estrema sintesi posso affermare che la lettura dell’intero libro ha confermato le mie sensazioni iniziali, lasciandomi un’impressione positiva ma velata di delusione.

Protagonista delle vicende narrate è Agatha Raisin, donna in carriera londinese che a poco più di cinquant’anni decide di rinunciare al lavoro per trasferirsi in un idilliaco villaggio dei Cotswolds. Peccatto che dopo alcuni giorni la campagna dei suoi sogni d’infanzia cominci a sembrare noiosa a questa donna senza peli sulla lingua, in parte perché Agatha non è abituata a stare con le mani in mano, in parte perché gli abitanti di Carsely non paiono disposti ad andare oltre cortesi saluti e gentili (ma freddi) commenti sul tempo. Per ovviare alla fatica fatta nell’ambientarsi, la protagonista decide allora di partecipare all’annuale gara di quiche; e per essere certa della vittoria (lei che è sempre vissuta a surgelati e piatti da microonde) Agatha decide di acquistare una torta salata in una rinomata gastronomia della capitale. Peccato che proprio dopo aver mangiato due fette di quella quiche un uomo muoia avvelenato.

L’aspetto che sicuramente mi ha più coinvolta durante la lettura del romanzo è stata la sua ambientazione nella placida campagna inglese, sfondo che la Beaton rende efficacemente e con naturalezza sia quando si tratta di descrivere le bellezze paesaggistiche della regione sia soprattutto quando va a caratterizzare le figure che in questo paesaggio vivono ed agiscono. Ecco dunque sfilare davanti al lettore la vicina acida, la garbata e gentile moglie del pastore, il poliziotto che senza parere prosegue le proprie indagini con discrezione, le signore pettegole, la cordialità al pub: tutto quello che ci si potrebbe aspettare da un piccolo villaggio inglese è presente nel libro, ma con sufficiente cattiveria da non far diventare preponderante la leziosaggine o gli stereotipi.

Un po’ meno avvincente mi è parsa la caratterizzazione della protagonista, pur apprezzando il fatto che si tratti di una personalità a tutto tondo e decisamente lontana dai cliché. Che Agatha sia una donna di mezza età, non particolarmente piacente, determinata più che intelligente, pronta a ficcanasare per scoprire quello che le preme conoscere quando dubita che la morte del signor Cummings-Brown sia dovuta ad un malaugurato incidente, sono tutti tratti che me l’hanno resa simpatica ma l’empatia viene presto bloccata dalle altre peculiarità del personaggio. Arrogante e burbera, spesso addirittura maleducata e scostante, questa donna non ha amici perché non si prende il disturbo di essere gentile o interessata agli altri (come dimostra anche il rapporto con l’effeminato e bizzarro Roy) e i suoi pensieri sono spesso odiosi quanto il suo comportamento. Sinceramente spero che nei volumi seguenti della seria la Beaton renda un po’ più umana la sua protagonista, che in questo primo capitolo della saga sembra per la maggior parte del tempo piuttosto un anti-eroe ma che nella nascente amicizia con Bill Wong già esplicita i primi sintomi di cambiamento.

Ciò che d’altra parte mi ha meno convinta in questo giallo è proprio la componente mistery, che non solo non rappresenta il nucleo centrale della vicenda (nonostante le indagini ufficiose e spesso un po’ goffe di Agatha) ma diventa a tratti anche un po’ confusa nella risoluzione proposta dalla Beaton. Che la narrazione sia un po’ lenta non mi dispiace (io non sono un’appassionata dei delitti cruenti o della violenza reiterata), che emergano con il progredire della vicenda i rancori malcelati e i piccoli (o grandi) tradimenti tipici della vita di paese mi è sembrato un punto vincente della storia, il problema è che questo giallo ha portato con sé poca suspense ed ancor meno tensione o colpi di scena. L’ambientazione è gradevolissima, i personaggi ben resi, ma la trama risulta prevedibile e un po’ scontata, soprattutto nel finale che fa fare ad Agatha proprio la figura della sciocca ma offre un riscatto a Wong, precedentemente approfondito come potenziale amico della protagonista ma rimasto sempre nell’ombra come tutore della legge.

Eppure, nonostante gli indubbi difetti, “Agatha Raisin e la quiche letale” è un romanzo scorrevole e piacevole da leggere, deliziosamente britannico non solo per il suo essere ambientato nella campagna inglese ma anche per la pacata ironia che spesso traspare dalle pagine e per il senso di autenticità che l’autrice ha saputo conferire alle descrizioni di caratteri e luoghi. Come ho già scritto, non ci troviamo di fronte ad un poliziesco complicato e carico di tensione: il libro è una lettura leggera in cui la componente gialla è blanda più che costituire il nucleo della storia, che pare invece rappresentato proprio dalla vita della protagonista, questa novella pensionata scontrosa ed irritante che deve inserirsi in una nuova vita e pensa di farlo barando ad una gara culinaria di paese.

Non posso sinceramente affermare che il romanzo mi abbia entusiasmata, tuttavia ho deciso di leggere almeno il secondo volume della serie (complice anche l’anteprima riportata in coda al primo libro) in modo da scoprire sia come la scrittrice farà evolvere la sua protagonista sia come verrà gestita nella vicenda seguente la componente mistery. Ed agli amanti del pacato giallo all’inglese non posso che consigliare di dare un’occhiata alla Beaton ed alle sue opere: magari non vi ammalieranno, ma immagino che la lettura sarà comunque gradevole e rilassante.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

 

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6 thoughts on ““Agatha Raisin e la quiche letale” di M. C. Beaton – Recensione

    1. Bentornata Giulia!

      Ti dirò, dopo aver letto i primi due romanzi della Beaton mi sembra che la serie sia davvero promettente. Il primo libro l’ho trovato meno interessante perché prepara l’atmosfera e presenta i personaggi ricorrenti (entrambi aspetti condotti comunque bene), il che porta a mantenere un po’ in sordina l’aspetto investigativo, che invece a me in un giallo piace. Il secondo libro (ne ho pubblicato la recensione proprio oggi) l’ho decisamente preferito, è molto più movimentato e Agatha da quando scopre il delitto non fa altro che andare in giro ad impicciarsi, anche se lo fa con motivazioni non proprio legate al desiderio di consegnare il colpevole alla giustizia …
      C’è da dire però che lo stile è parecchio diverso da quello di miss Fisher, qui l’ambientazione è contemporanea e la protagonista molto grossolana. La differenza con Phryne salta all’occhio non tanto nell’aspetto fisico (che pure non potrebbe essere più agli antipodi) ma proprio nell’atteggiamento, Agatha è decisamente meno anticonformista e molto, molto più scorbutica!
      Personalmente comunque ti consiglio questa serie, a me sta davvero piacendo molto 🙂

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      1. Ottimo, presto mi ci dedico allora!
        Da buona fan di Agatha Christie anch’io amo la parte gialla…tra l’altro ho visto che ne hanno fatto anche una serie tv ma aspetto per vederla. Voglio cominciare coi libri.

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      2. Come sei bene informata Giulia, io nemmeno sapevo della serie TV, ho dato un’occhiata adesso ma un po’ perché è appena iniziata (le prime riprese risalgono al 2016), un po’ per non rischiare l’effetto patito già con miss Fisher di non appassionarmi a trame che già conoscevo, sicuramente farò come te e mi dedicherò prima ai libri.
        L’atmosfera british è presente, anche se ovviamente attualizzata, e questo mi pare un indiscutibile pregio dei romanzi della Beaton. Sulla componente gialla, come ti dicevo nel primo non era proprio spiccata, ma col secondo le cose sono cambiate decisamente in meglio e adesso aspetto con una certa trepidazione di vedere come sarà il volume seguente.

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