“Il marito di Cenerentola” di Dyvonne – Recensione

[Titolo originale: Le Mari de Cendrillonne]

Il mio giudizio in breve:

Spiritosa e romantica storia d’amore, con il prevedibile lieto fine ottenuto tramite artifici assai meno prevedibili; una delle tante rivisitazioni della favola di Cenerentola, ma a mio avviso anche una delle più gradevoli e ben riadattate.

La mia vetusta edizione del romanzo (apparteneva alla nonna ...)
La mia vetusta edizione del romanzo (apparteneva alla nonna …)

Il romanzo al quale oggi riesco finalmente a dedicare una recensione (l’ho letto prima di Natale …)  fu scritto nel 1926 – ed ambientato nella medesima epoca – dall’autrice francese Yvonne Schultz, che lo pubblicò sotto lo pseudonimo di Dyvonne.

Non particolarmente nota in Italia, questa scrittrice fece parte anche della Société des gens de lettres e diede alle stampe circa una trentina di romanzi, spesso legati fra loro come sono effettivamente due dei pochi volumi che a quanto ne so sono stati tradotti nel nostro paese: “Il marito di Cenerentola” e “Matrimonio segreto“. Pur senza essere esattamente l’una il seguito dell’altra, le opere a cui mi riferiscono sono entrambe autoconclusive ed accomunate semplicemente dal ritorno, nel secondo libro, della coppia protagonista del primo. Tutti e due i titoli comunque si possono considerare come due classici esempi di narrativa rosa del primo Novecento, sulla scia di romanzieri probabilmente più noti al pubblico di oggi come Delly e Du Veuzit.

Protagonista della vicenda narrata in “Il marito di Cenerentola” è la graziosa Rejane, fanciulla di indole allegra e spensierata le cui ali sono tarpate dalle due sorellastre maggiori, che – amareggiate dal proprio stato di vedovanza una e di zitellaggio l’altra – non sopportano di vedere la terzogenita di casa divertirsi alle feste e flirtare con qualche corteggiatore. Nonostante alla storia manchi una matrigna malvagia, le sorellastre sono abbastanza maligne e piene d’inventiva da riuscire a convincere il padre di Rejane che la ragazza minaccia di diventare un po’ troppo “leggera”. La reazione del corrucciato genitore è facilmente prevedibile: tenere quasi segregata in casa la giovane, alla quale rimane come unico sfogo un fitto scambio di lettere con un diplomatico francese di stanza a Costantinopoli. Non sorprende dunque che quando i due si incontrano e Guido assiste agli ingiusti maltrattamenti cui è sottoposta Rejane, l’uomo le chieda impulsivamente di sposarlo e lei, altrettanto d’istinto, accetti.

Copertina di una delle edizioni Salani del romanzo
Copertina di una delle edizioni Salani del romanzo

La felicità della coppia tuttavia pare infrangersi la notte stessa delle nozze, quando Guido viene a sapere che la donna da lui amata è appena diventata vedova (e quindi libera), proprio nel momento in cui lui ha cessato di esserlo. Risentito nei confronti di Rejane, involontario ostacolo alla sua felicità, Guido si allontana dalla moglie e ulteriori difficoltà vanno a minare il loro traballante rapporto quando la coppia per ragioni diplomatiche si trasferisce a Venezia, in una numerosa compagnia di cui fanno parte non solo la donna amata da Guido ma anche un potente uomo politico che si invaghisce di Rejane.

Come si intuisce da questo breve riassunto, lo spunto iniziale (che fornisce anche la base per il titolo del romanzo) è presto ampliato in modo da portare la storia in una direzione diversa. I soprusi da novella Cenerentola che Rejane subisce ad opera delle sorelle sono infatti essenzialmente la causa che giustifica il suo affrettato matrimonio con Guido, ma mentre la Cenerentola storica appena sposato il suo principe vede chiudersi il sipario sul classico “e vissero felici e contenti“, la sua controparte moderna deve superare quasi più ostacoli dopo le nozze che prima.

Anche perché se prima la protagonista era pur sempre rallegrata da quella corrispondenza con Guido che le permetteva di evadere dalla vita monotona e soffocante che le veniva imposta, con il matrimonio si trova a dover fronteggiare uno sposo che si comporta come un estraneo. Corretto e talvolta anche cortese, ma sempre lontano, distaccato e freddo, se non addirittura perso nell’ammirazione della splendida Gabriella. E di scarso aiuto quando sulla strada di Rejane compare un corteggiatore insistente quanto importuno, che la protagonista non si sente libera di respingere a cuor leggero per non minacciare la carriera del marito.

Simpatica copertina di una delle edizioni francesi, che pone l'accento sulla similitudine fra Rejane e Cenerentola
Simpatica copertina di una delle edizioni francesi, che pone l’accento sulla similitudine fra Rejane e Cenerentola

Risulta dunque interessante e davvero poco prevedibile lo sviluppo della vicenda narrata dalla Dyvonne, che fra l’altro ha avuto la felice idea di spostare il clou della narrazione a Venezia e godere così della magica atmosfera posseduta dalla città lagunare. Sarà perché mio nonno era veneziano e quindi io sento un legame particolare con l’antica repubblica dei Dogi, ma trovo che la scelta di ambientare a Venezia le vicende di Rejane abbiano davvero donato una buona dose di fascino aggiuntivo alla storia, permettendo inoltre l’inserimento di episodi impossibili altrove come l’incidente in gondola che vede protagonisti Guido e Le Bon.

E tra ricevimenti, gite sui canali, escursioni a Murano, si fa sempre più evidente come la barriera fra Guido e Rejane sia destinata a cadere, soprattutto quando l’uomo inizia finalmente a comprendere che la sua tanto ammirata Gabriella è sicuramente bellissima, ma altrettanto indiscutibilmente poco dotata di spirito e sotto il profilo intellettuale, a differenza di quel piccolo fuoco fatuo che è la giovane e vivace Rejane.

A questo punto il sospirato lieto fine è davvero dietro l’angolo ed alla conclusione del romanzo le lettrici potranno lasciarsi andare ad un piccolo sospiro soddisfatto, perché nella dorata Venezia degli anni Venti-Trenta l’intrepida protagonista è riuscita dopo non pochi sforzi a coronare il suo sogno d’amore.

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