“Il castello errante di Howl” di Diana Wynne-Jones – Recensione

[Titolo originale: Howl’s moving castle]

Il mio giudizio in breve:

Diana Wynne-Jones ha, soprattutto all’estero, una ben meritata reputazione come autrice di storie fantastiche divertenti e ben delineate. In questo caso la scrittrice fa interagire uno stregone insolito ed un’eroina abbastanza improbabile, seminando qua e là numerose strizzatine d’occhio a fiabe e tradizioni favolistiche europee e non solo.

castelloErranteHowl

Già da tempo avevo intenzione di leggere questo romanzo, essenzialmente per due ragioni: da un lato perché mio marito, grande appassionato delle opere di Miyazaki, mi aveva già spinta a vedere l’omonimo film di animazione e lo avevo trovato davvero piacevole; dall’altro perché mio figlio sta crescendo e vorrei scoprire qualche libro non più infantile che possa interessarlo. L’occasione per scegliere proprio questo titolo fra i molti in attesa nella mia wish-list è giunta con la sfida di lettura alla quale partecipo, visto che fra le tracce proposte per febbraio ne è stata indicata una che richiede di leggere un libro dal quale sia stato tratto un film.

Mi sono dunque – finalmente – accostata a “Il castello errante di Howl” e la prima osservazione che mi sento di fare è come il romanzo abbia tendenzialmente smentito le idee preconcette che io avevo dalla visione del lungometraggio animato. Dopo un inizio abbastanza in linea col film, ho scoperto infatti una storia decisamente diversa, con personaggi sviluppati in maniera differente e l’esplorazione di dimensioni oniriche e fantastiche diverse rispetto alla pellicola.

Sophie è la figlia maggiore di un cappellaio, che si ritrova quasi suo malgrado a lavorare nel negozio di famiglia senza mai racimolare il coraggio di spiccare il volo. Un giorno si reca nel negozio una donna molto maleducata ed arrogante, che Sophie tratta sgarbatamente: purtroppo, questa donna si rivela essere la Strega delle Lande, che per ripicca trasforma la giovane in una vecchia. Indispettita, turbata, desiderosa di riavere indietro il proprio corpo, Sophie abbandona la sua casa e va in cerca del castello di Howl, un potente mago che si dice rubi il cuore delle giovani innamorate ma che lei creda possa aiutarla. Giunta alla dimora dell’egocentrico Howl, Sophie diventa la governante del castello, di cui presto scopre la particolare magia.

Benché sia un libro per ragazzi, “Il castello errante di Howl” mi ha trascinata quasi subito e senza forzature in un mondo incantato, dove nulla è quello che sembra e la magia accompagna costantemente il lettore nel suo viaggio fantastico. Originale l’idea del castello che si muove, creando un microcosmo familiare che tuttavia apre le sue porte (letteralmente!) su altre realtà, non solo perché capace di spostarsi da un luogo all’altro ma anche grazie alla sua porta magica che si spalanca sui posti più inattesi (compreso il Galles contemporaneo).

L’aspetto che mi ha più colpita sono stati comunque i personaggi, non stereotipati e riccamente approfonditi. Fino a quando non è invecchiata, Sophie è troppo timida e noiosa per essere davvero interessante; nelle fiabe classiche è sempre il figlio minore colui che vivrà entusiasmanti avventure e arriverà al sospirato lieto fine, e Sophie appare proprio una non-eroina. Dopo l’improvviso invecchiamento stregato, la fanciulla diventa invece interessante e piacevolmente invadente: coraggiosa e tenace, ma anche imperfetta, si rivela molto umana e questo rende ammirevole la sua costante ricerca di una soluzione al proprio problema.

La locandina del lungometraggio ispirato al romanzo
La locandina del lungometraggio ispirato al romanzo

Howl è una figura complessa, introdotto sotto l’apparenza di mago cattivo si rivela essere in verità tutt’altro che malvagio. Egocentrico, indifferente a ciò che lo circonda, immaturo, ma di certo non crudele; i suoi capricci – come le tinture per capelli – lo rendono istericamente divertente. Il fatto che sia considerato attraente dalle donne inizialmente è quasi inspiegabile e solo il procedere della narrazione lo giustifica. L’apprendista Michael è un buon compagno, provvisto del buon senso che manca ad Howl; Calcifur il demone del fuoco è uno dei personaggi più memorabili della Jones e la sotto-trama a lui dedicata, con la promessa di liberare Sophie se lei aiuterà lui, uno dei temi secondo me più toccanti del romanzo.

La scrittura è scorrevole senza essere banale e riesce ad abbinare un tono realistico a note dolci, sarcastiche e spiritose; i passaggi che descrivono i vani sforzi di Howl per ottenere l’attenzione altrui fanno ridere, mentre l’atmosfera diventa tenera e quasi commovente quando lui finalmente concede ai compagni un po’ di gentilezza e interessamento. Non mancano infine i colpi di scena, che tengono con il fiato sospeso e spingono a proseguire sempre la lettura.

La Jones è riuscita secondo me nella non facile impresa di ricreare un intero mondo fantastico, popolarlo di personaggi credibili pur nella loro irrealtà e far sviluppare in questa cornice una storia avvincente, un po’ come se Sophie (al pari di Dorothy o Alice) venisse improvvisamente catapultata nella sua versione di Paese delle meraviglie. Personalmente ho apprezzato molto questo libro, così ricco di elementi fantastici, nel quale ritrovo due soli difetti: il finale un po’ improvviso e le storie d’amore appena accennate.

Consiglio questa lettura sia agli adulti che vogliono perdersi per qualche ora in una dimensione magica e favolistica, sempre imprevedibile, sia ai ragazzi dai 10 anni circa, che sono certa apprezzeranno lo stile e i contenuti de “Il castello errante di Howl“.

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