“Sfida a Poirot” di Agatha Christie – Recensione

[Titolo originale: The Clocks]

Il mio giudizio in breve:

In realtà, a dispetto della suggestione indotta dal titolo, il celebre Poirot interviene poco, soprattutto nel finale. Il libro è comunque piacevole, anche se un po’ frammentato: troppi i personaggi fra cui si snoda l’azione, il che unito alla doppia narrazione in prima e terza persona tende a far perdere un po’ il filo del discorso.

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Questo post, oltre ad avermi permesso di proseguire la sfida di lettura Il torneo dei lettori professionisti, fa parte – come altri dedicati ai libri della Christie e al suo investigatore Poirot – di una “serie” di articoli collegati al telefilm attualmente in onda il sabato pomeriggio in televisione: questo il link al post che ricapitola l’argomento.

Inizio questa mia recensione con una nota a margine: spesso, troppo spesso, le traduzioni italiane dei titoli di libri e opere cinematografiche si prendono delle libertà davvero incomprensibili. La Christie aveva scelto di identificare questo romanzo con un più calzante “Gli orologi“, che metteva in evidenza quale importanza avessero nella soluzione del caso quei numerosi orologi tutti fermi a segnare un’ora che apparentemente non aveva alcun legame né con il delitto né con la sua scoperta. Eppure quando il libro venne tradotto in italiano qualcuno pensò bene, forse per attrarre maggiormente l’interesse del pubblico, di ribattezzare il volume con “Sfida a Poirot“, non curandosi del fatto che il pignolo investigatore belga fa la sua comparsa parecchio tardi nella storia e fin quasi al termine non appare che in brevi comparsate, lasciando a Colin Lamb o all’ispettore Hardcastle il dominio della scena. Ma davvero era necessario un simile espediente per attirare lettori? non bastava il nome della regina del giallo a garantire pubblicità al libro?

Titolo a parte, il volume inizia gettando subito i lettori nel culmine dell’azione visto che già nel prologo la giovane Sheila, impiegata presso una copisteria londinese, recandosi nella dimora di una signora che pare aver richiesto i suoi servigi di segretaria si imbatte in un cadavere riverso sul pavimento del salotto. La reazione della giovane donna è un prevedibile grido di orrore, seguito dalla rapida fuga fuori casa proprio nel momento propizio per imbattersi nelle larghe spalle e nelle forti braccia di Colin, presunto biologo ma in realtà agente del servizio segreto britannico, che un po’ suo malgrado e un po’ con vivo interesse finirà per trovarsi invischiato nella risoluzione di questo a dir poco insolito delitto.

C’è poco da dire, la Christie in quest’opera come generalmente le accade è riuscita a creare la giusta suspense fin dalle prime pagine: chi è il morto? perché è stato ucciso proprio nella casa di una donna cieca? che cosa ci fanno nella stanza tutti quegli orologi che non appartengono alla signorina Pebmarsh? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che fin dalle primissime pagine iniziano a ronzare nella testa del lettore ed infatti il mistero si rivelerà tanto ingarbugliato da spingere Colin, vero protagonista delle vicende, a ricorrere all’aiuto di Poirot per venire a capo degli inspiegabili eventi che hanno portato alla morte del supposto signor Curry.

Una carrellata di immagini che mostra alcune copertine del romanzo, pubblicato in Italia più volte nel corso degli anni
Una carrellata di immagini che mostra alcune copertine del romanzo, pubblicato in Italia più volte nel corso degli anni

Ciò che invece convince meno del solito in “Sfida a Poirot” è la presenza di troppi elementi su cui indagare, visto che – di fatto – sono sospettati non solo gli abitanti di Wilbraham Crescent ma anche qualche altro personaggio. E, come ci si aspetta in effetti in un giallo che si rispetti, praticamente tutti mentono, o nascondono qualche informazione (che spesso non avrebbe nulla a che fare col delitto), oppure sono stati indotti loro stessi a credere in qualcosa che si rivelerà falso. Insomma, la Christie ha messo davvero tanti, forse troppi elementi in questo romanzo che dalla sua ambientazione in piena Guerra Fredda eredita anche un notevole substrato di intrighi legati al mondo dello spionaggio.

Il risultato è a mio parere un po’ disorientante per il lettore, che prima si vede sommerso da tanti racconti, tante figure coinvolte, tante (più o meno) plausibili implicazioni, poi vede comparire Poirot in maniera un po’ forzata come un criptico osservatore esterno che si limita ad un paio di citazioni pertinenti ma difficili da cogliere ed assiste infine ad una risoluzione del caso che non disdegna di menzionare agenti del controspionaggio, false identità, parentele celate. Dopo un intreccio che pare reggersi sostanzialmente su una lunga sequenza di interrogatori e qualche coincidenza di troppo, si ha forse la sensazione che il finale avrebbe dovuto essere un po’ più curato, più pulito per giustificare quel bizzarro omicidio iniziale.

In definitiva catalogherei “Sfida a Poirot” come un giallo interessante, che pur senza giungere ad annoiare è tuttavia decisamente lontano dai libri migliori della Christie. Sicuramente non il titolo che consiglierei a chi si accosti per la prima volta alla regina del giallo deduttivo, che qui è troppo confuso ed arzigogolato per risultare davvero entusiasmante.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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