L’estratto della settimana: “Troppo bello per essere vero” di Kristan Higgins

Ormai me ne sono fatta una ragione e mi sono messa l’animo in pace: i rosa leggeri d’ambientazione contemporanea (specie quando scivolano dolcemente vero il chick-lit) mi piacciono, eppure fatico a trovarne di mio gusto. Consapevole di ciò sono probabilmente la categoria a cui dedico più attenzione in fase di ricerca, leggendo ormai sempre l’anteprima gratuita prima di procedere con l’acquisto di un libro. Non voglio più farmi deludere da un volume al quale assegnare un misero voto uno …

troppobello_higgins

Con questo spirito non proprio ottimista ho iniziato la lettura di “Troppo bello per essere vero“, romanzo che dalla sinossi presentata sugli store online pare assolutamente in linea con gli spunti più classici dei rosa contemporanei non troppo sdolcinati. Ne ho trovata una presentazione positiva sul blog romance-e-non-solo.blogspot.it e questo mi ha spinto a provare il libro.

La protagonista è Grace, giovane donna non bellissima, non intelligentissima, insomma una persona normale con una vita tutt’altro che idilliaca. La caratteristica più curiosa di questa insegnante al momento single è la sua tendenza decennale a crearsi dei fidanzati di fantasia quando la vita reale sembra farsi troppo solitaria o quando chi la circonda inizia a manifestare eccessiva compassione o superiorità. In questo modo sono nati il suo primo ragazzino a scuola, un amore nella vecchia città quando la sua famiglia si è trasferita, un fascinoso boyfriend francese ai tempi dell’università. Peccato che ora Grace sia invitata al matrimonio di un’antipatica cugina, cerimonia alla quale parteciperà anche il suo ex, e non le sia possibile sistemare tutto soltanto con l’immaginazione.

L’estratto iniziale di “Troppo bello per essere vero” si arresta a questo punto, senza aver introdotto il protagonista maschile ma lasciando solamente intuire che – a giudicare da quanto pesa a Grace farsi vedere sola dai parenti e dall’ex ragazzo – probabilmente la giovane sarebbe disposta a fingersi fidanzata persino con un perfetto sconosciuto.

Sinceramente l’inizio del romanzo non mi ha molto coinvolta: a dispetto dell’emancipazione e della presunta uguaglianza dei sessi, i romanzi a sfondo rosa non fanno altro che mostrare donne più o meno in carriera angustiate dalla prospettiva di rivedere precedenti fiamme al matrimonio di qualche conoscente comune e per questo disposte ad ogni genere di sotterfugio. Mi rendo conto che possa essere complicato, in una società che non grida più allo scandalo se una donna passa la notte a casa di un uomo con il quale non ha legami ufficiali, far stare insieme una coppia che non sia già innamorata, ma lo spunto dell’invito nuziale agitato come spauracchio di fronte alla protagonista (ed alle lettrici) mi ha un po’ stancato.

Non mi preoccupa l’idea di imbattermi in una lettura un po’ frivola (credo che a volte faccia bene staccare un po’ dai propri pensieri e riposare il cervello con storie leggere), mentre temo parecchio di trovare una vicenda scontata e per questo incapace di coinvolgermi davvero. A tutte le persone immagino sia capitato almeno una volta nella vita di fantasticare sul partner ideale, letteralmente troppo bello per essere vero, ma mi pare che da questo punto di vista Grace esageri un po’, travalicando la linea della normalità e finendo per trasformarsi – riguardo all’argomento fidanzati – in una bugiarda cronica.

Ammetto comunque che leggere soltanto il primo dieci per cento di una storia non permette di farsi un’idea veritiera dei personaggi, quindi la protagonista potrebbe in effetti rivelarsi meno superficiale di quanto non facciano intuire le sue fantasticherie sentimentali. Per lo meno Grace ha abbastanza buon senso da capire che pagare un gigolò per farsi accompagnare ad un evento mondano pieno di parenti ed amici non rappresenta una strada percorribile … A frenarmi è l’impressione che il suo rapporto con l’uomo destinato a far scoccare la scintilla rimanga troppo legato, come lascerebbe intuire l’anteprima, al desiderio di non presentarsi sola a questo sgradito matrimonio.

A migliorare il mio giudizio su questa anteprima interviene comunque lo stile della Higgins, scorrevole e fresco senza per questo risultare disadorno o poco curato. La sua è una prosa moderna, non eccessivamente colloquiale, mai sdolcinata (almeno per ora) e dall’unico dialogo presente nel primo capitolo – quello con la collega Kiki e il bel fusto Eric – pare anche abbastanza frizzante. Ma soprattutto (e di questi tempi ho notato che non è cosa da poco, per quanto io tendessi a darla per scontata) l’autrice non indulge in usi un po’ personalizzati della grammatica, rispettando tempi e modi verbali proprio come si insegna a scuola.

Insomma, la lettura iniziale di “Troppo bello per essere vero” è proprio uno di quei casi che si potrebbero definire né carne né pesce: non così avvincente da farmi scegliere di proseguire subito con il resto della vicenda, non così noiosa (per stile o trama) da spingermi ad escludere categoricamente il libro dalla lista dei miei acquisti. Al contrario, una certa curiosità di scoprire con chi Grace parteciperà alle nozze dell’odiosa cugina Kitty o come conoscerà l’uomo dei suoi sogni mi sono rimaste, dunque non escludo nel prossimo futuro di riprendere in mano il volume e leggerlo per intero.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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