“La donna del fiume” di Kathleen E. Woodiwiss – Recensione

[Titolo originale: Come Love a Stranger]

Il mio giudizio in breve:

La trama un po’ prevedibile prende originalità grazie alle numerose svolte e alle parentesi dedicate ai personaggi minori, anche se pare un po’ affrettata nel finale. Probabilmente il punto forte del romanzo è Ashton, affascinante quasi quanto Ruark, il mio eroe preferito fra quelli creati dalla Woodiwiss.

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Avevo letto questo romanzo parecchi anni fa e pur conservandone un buon ricordo non mi era ancora capitato di rileggerlo fino alla scorsa settimana, quando ho pensato che potesse essere il titolo ideale per adattarsi ad una delle tracce date questo mese alla sfida di lettura cui partecipo: libro con più di 350 pagine (l’edizione che possiedo del volume ne conta 416).

Al termine di questa seconda esperienza con “La donna del fiume” ammetto di essere un po’ perplessa e di non sapere bene quale giudizio dare al libro. Da un lato infatti non posso negare che la storia, benché prevedibile, sia coinvolgente e i protagonisti ben delineati, inoltre la prosa della Woodiwiss è come sempre molto ricca, densa di descrizioni che rendono alla perfezione l’atmosfera da Profondo Sud degli Stati Uniti. Dall’altra però non posso non riconoscere che tanti, troppi dettagli della trama non reggono ad un’analisi anche solo leggermente approfondita e critica, ragione per cui “La donna del fiume” si può apprezzare solo come lettura leggera (a dispetto della mole del volume) e d’evasione.

Il romanzo si apre con un brevissimo prologo che mostra una coppia appena sposata, innamoratissima e felice mentre risale il Mississippi a bordo di un battello a vapore che purtroppo viene attaccato dai pirati fluviali con tragiche conseguenze. La narrazione si sposta quindi in avanti di tre anni per focalizzarsi su un altro episodio drammatico, lo scontro della carrozza di Ashton Wingate, affascinante proprietario terriero di Natchez, con una giovane donna in fuga nella notte. Quando Ashton scende dalla carrozza per soccorrere la sconosciuta si accorge sconvolto che la donna svenuta ha una straordinaria somiglianza con Lierin, la moglie creduta morta nell’attacco dei pirati di tre anni addietro, e subito la conduce a casa propria. Sventuratamente la donna al proprio risveglio risulta soffrire di amnesia e dunque non può dare alcuna informazione sulla propria identità, né riconoscere il marito, e la situazione è complicata da svariati fattori di contorno fra cui una donna innamorata di Ashton ed un manicomio andato in fiamme la notte dell’incidente. Ma è soprattutto la venuta di uno sconosciuto bruno che afferma anche lui di essere il legittimo sposo della protagonista a spezzare il nascente idillio fra i protagonisti.

La storia, come osservato già nel giudizio sintetico che apre il post, non è esattamente delle più originali in quanto una opportuna amnesia è spesso sfruttata nella narrativa. La Woodiwiss ha aggiunto a questo canovaccio l’idea di un ulteriore fraintendimento d’identità ed in questo modo è riuscita a movimentare la trama, arricchendola non solo a livello di personaggi coinvolti ma anche di interazioni fra loro e di tensioni fra i due uomini che affermano di aver sposato la smemorata “donna del fiume”.

Tutto sommato il prodotto finale è una vicenda che emoziona e tiene col fiato sospeso quel tanto necessario da spingere a proseguire nella lettura pur senza far trascorrere notti insonni nell’ansia di conoscere la vera identità di Lierin. Sono sufficienti infatti le descrizioni caratteriali oltre che fisiche di Ashton e Malcolm, il loro atteggiamento nei riguardi della presunta moglie, il fatto che Lierin sia andata a letto con uno e non con l’altro, a far intuire già dall’inizio chi sia l’uomo realmente amato dalla giovane. Alle lettrici resta più che altro il desiderio di sapere quali misteri ed esperienze celi il vuoto di memoria di Lierin, o come giungerà a capire definitivamente di voler restare al fianco di Ashton.

Il trio di protagonisti spicca nettamente sugli altri personaggi presenti caratterizzandosi come le uniche figure davvero ben sviluppate dall’autrice, ma per quanto siano funzionali all’evolversi della storia soltanto Ashton mi ha convinta fino in fondo. Ashton è un perfetto eroe da romanzo d’amore: bello, ricco, virile, deciso, capace di imprese fisiche mirabolanti per salvare la sua bella, arrogante ma in senso “buono” visto il modo in cui ha continuato a vegliare sul benessere di Lierin anche dopo la partenza di lei. Un affascinante seduttore che tuttavia non ha mai vacillato nella sua convinzione che l’eroina fosse davvero la moglie perduta e che comunque, anche in caso lei si fosse rivelata un’altra, la ama troppo per lasciarla uscire dalla propria vita.

Lierin è stata a mio parere penalizzata come personaggio dalla sua prolungata amnesia in quanto è difficile conoscere altrettanto bene – e quindi simpatizzare o provare empatia – per una donna che lei per prima non si conosce affatto. Dalle pagine del romanzo traspare poco di lei oltre alla bellezza fisica ed alla capacità di trarsi in salvo da un paio di situazioni difficili, ma non ho potuto fare a meno di chiedermi quali possano essere razionalmente le sue motivazioni nell’atteggiamento verso Ashton e Malcolm. Prima è restia a vivere nella stessa casa di un uomo assolutamente splendido, che la tratta con rispetto ammirazione e affetto, perché non lo ricorda e non sa nulla di lui. Poi, alla comparsa di un secondo uomo che ugualmente non ricorda e che d’istinto avverte come meno affascinante e gentile, i suoi scrupoli sono assai meno accentuati presumibilmente solo perché un terzo uomo (che afferma di essere suo padre ma che lei non ricorda) appoggia le asserzioni di Malcolm.

Battelli sul Mississippi in un dipinto d'epoca: simile doveva essere l'imbarcazione attaccata dai pirati nel prologo del romanzo
Battelli sul Mississippi in un dipinto d’epoca: simile doveva essere l’imbarcazione attaccata dai pirati nel prologo del romanzo

Ed eccoci giunti al protagonista meno convincente in assoluto, un uomo che inizialmente dovrebbe almeno in teoria rivaleggiare con Ashton per l’affetto di Lierin e che nasconde invece una natura da autentico malvagio. Ebbene, forse messa in difficoltà da questa duplice luce in cui porre Malcolm, la Woodiwiss finisce per dipingerne un ritratto pieno di contraddizioni ed incoerenze. Quest’uomo (che si scoprirà essere un assassino privo di scrupoli, un violento se non addirittura un sadico) sostiene di essere il marito di Lierin ma dopo essere riuscito a portarla lontana dal rivale non fa nulla se non perdere tempo: non cerca di convincerla a riprendere la loro presunta vita insieme, non si adopera per impossessarsi dei suoi soldi, nulla. Anche quando Ashton ricompare a mettergli i bastoni fra le ruote i suoi tentativi di allontanarlo o eliminarlo appaiono sempre assai deboli (o mal pensati) e l’epilogo ne è solo la conferma.

Queste d’altra parte sono solo alcune delle illogicità che rendono ambivalente il mio giudizio su “La donna del fiume“. Possibile che – persino nell’Ottocento – un marito follemente innamorato alla presunta morte della moglie non faccia alcun passo per conoscerne la famiglia tranne scrivere loro l’infausta notizia? Ashton e Lierin sono entrambi ricchi, eppure nessuno dei due per tre anni ha cercato un minimo avvicinamento con i parenti dell’altro e quando il protagonista entra in casa sostenendo che la donna svenuta fra le sue braccia è la moglie perduta a nessuno viene in mente di pagare una persona perché faccia delle indagini in merito. Tutto privo di senso, ma funzionale alla comparsa dei familiari di Lierin nell’ultimo capitolo, giusto in tempo per confermare che lei è proprio chi dovrebbe essere.

A questa assurdità portata avanti per tutta la narrazione, se ne accompagnano altre più limitate, come l’episodio legato al manicomio bruciato (che sembra essere messo lì inizialmente solo per confondere ancora di più le acque circa la possibile identità di Lierin, e che poi si rivelerà essere l’ennesimo tassello “improbabile ma comodo” per spiegare la fuga di Lierin e le rivelazioni di Sarah in merito alla malvagità di suo marito). Poco realistica anche Marelda, che dopo aver quasi dominato gran parte dei primi capitoli con il suo caratteraccio (che purtroppo mi ha ricordato troppo un personaggio di un’altra opera dell’autrice, Louisa di “Il fiore e la fiamma“) è praticamente sparita salvo una breve comparsa sul Mississippi quasi a ricordare che c’era anche lei.

Insomma, il libro è un buon esempio di eroi bellissimi separati da circostanze drammatiche che l’amore e la volontà permetteranno di risolvere, ma soffre di una trama a tratti troppo contorta e poco logica che viene solo in parte compensata dalla tenerezza di Ashton verso Lierin, dalla sensualità del loro rapporto di coppia, dall’arrogante ironia con cui il protagonista tiene testa al suo rivale senza perdere un grammo di fascino (mentre l’altro diventa regolarmente livido di rabbia). Nel complesso “La donna del fiume“, pur senza raggiungere affatto le vette della perfezione costituisce dunque una lettura gradevole, forse non buona come all’epoca della sua prima pubblicazione ama ancora capace di regalare un’atmosfera romantica e molte emozioni alle lettrici.

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