“La rivincita del conte” di Mary Brendan – Recensione

[Titolo originale: Wedding Night Revenge]

Il mio giudizio in breve:

Libro sconclusionato e frammentario, che procede per episodi relativamente slegati e non riesce a sviluppare in modo adeguato né la trama né i personaggi. Per quanto breve è una lettura davvero insulsa e che si fatica a concludere.

larivincitadelconte

Un paio di settimane fa mettendo ordine in cantina ho trovato un pacco di romanzi della collana Harmony History che avevo acquistato usati quasi una decina d’anni fa ma ancora mai letto. Il fatto è che io verso le collane Harmony ho un certo pregiudizio, le ricordo dagli anni delle superiori con le loro copertine tutte un po’ simili e le sinossi del retro di copertina ancora più simili ed improbabili. Dopo essermi dunque tenuta abbastanza alla larga da quel tipo di pubblicazioni, nel 2008 scoprii che la Harlequin Mondadori stava per pubblicare alcuni romanzi inediti della Cartland proprio nella serie Harmony History – motivo per cui oltre ai romanzi di dame Barbara avevo deciso di provare finalmente a leggere anche qualche altro volume della collana. In realtà finora i libri erano semplicemente rimasti su uno scaffale prima e in cantina poi, ma adesso ho preso il primo della pila e mi sono dedicata alla lettura. Confermando così la bassa opinione che avevo di questo tipo di romanzi.

La rivincita del conte” ha per protagonisti due esponenti della buona società regency, Rachel e Connor. Rachel, non paga di aver abbandonato il suo promesso sposo (Connor appunto) alla vigilia delle nozze per scapparsene a York con la sorella, nei sei anni successivi persiste con un atteggiamento a dir poco discutibile che alternativamente incoraggia le attenzioni di qualche gentiluomo per poi respingerlo più o meno brutalmente. Peccato che d’improvviso un banale incidente fra carrozze le faccia nuovamente incontrare il fascinoso Connor, divenuto nel frattempo conte, che la tratta con un certo sdegno che Rachel non pare disposta a tollerare. La situazione poi precipita quando il padre della giovane perde al gioco – proprio a favore del mancato genero – la propria tenuta di campagna, circostanza che spinge Rachel a riallacciare i rapporti con il conte soffocando risentimento e umiliazioni nella speranza di rientrare in possesso di quella che avrebbe dovuto essere la sua eredità.

Che dire, a leggere questo breve riassunto il romanzo non parrebbe malvagio, poco originale sicuramente ma comunque ricco di potenzialità visto che la rinnovata vicinanza di Rachel e Connor promette scintille. Invece nel libro non si ha di fatto che un solo momento vagamente brillante, quando la protagonista deve ingoiare l’orgoglio e non ribattere scortesemente alle pungenti osservazioni di Connor che le lascia intendere di essere forse disposto a restituirle la proprietà di famiglia. Per il resto le pagine si susseguono monotone con un discontinuo incontrarsi e lasciarsi dei due, con la comparsa di qualche comprimario che li fa parlare un po’, con occasionali accenni all’imminente matrimonio della sorella di Rachel. Non ci sono grandi interazioni fra i protagonisti, che dominano la scena (si fa per dire …) giusto tre volte in tutto il libro, né è presente in fondo quella rivincita lasciata intendere dal titolo italiano – ma d’altra parte è ancor meno presente, se non nelle fosche intenzioni del Connor che segue i suoi peggiori istinti, quella notte di nozze ottenuta per vendetta vagheggiata dal titolo originale.

La copertina in lingua inglese del romanzo mi piace più di quella italiana, peccato che la stessa illustrazione sia stata utilizzata anche per un libro completamente diverso (The Devil's Dare)
La copertina in lingua inglese del romanzo mi piace più di quella italiana, peccato che la stessa illustrazione sia stata utilizzata anche per un libro completamente diverso (The Devil’s Dare)

Come dicevo, lo stile della Brendan è davvero frammentato, sia a livello di prosa che di eventi narrati. Non c’è alcuna vera continuità fra gli episodi descritti, si passa da un ballo della buona società ad un dialogo in maniera artificiosa, lasciando perennemente l’impressione che la storia fatichi a progredire. Sensazione accentuata dalla pessima caratterizzazione che la scrittrice ha fatto dei suoi protagonisti.

Connor è tratteggiato pochissimo, da un lato evidenziandone il comportamento integerrimo (così appare agli occhi di tutti fuorché a quelli chiaramente prevenuti di Rachel), dall’altro aggiungendo qualche volta questo desiderio di vendetta legittimo ma altalenante, che si traduce in una battuta sarcastica o tagliente subito seguita da un intimo pentimento per essersi lasciato andare in tal modo. Rachel come figura è ancora meno credibile: una fanciulla che nel primo Ottocento abbandona il fidanzato la sera prima della cerimonia, poi alterna il flirtare con il respingere altri impeccabili gentiluomini, il tutto sempre con l’apparente approvazione (o per lo meno assenza di disapprovazione) non solo della sua famiglia ma anche di quell’alta borghesia che numerose autrici ben più quotate della Brendan – una fra tutte la mitica Georgette Heyer – hanno sempre descritto come fin troppo attenta alle apparenze.

La protagonista del romanzo invece si dimostra incostante, a tratti fredda e altera, a tratti sprezzante, senza che mai nessuno (a parte forse la futura suocera della sorella minore June) la critichi in alcun modo. Ed altrettanto inspiegabile appare la sua fuga da Connor quasi alla porta della chiesa: per oltre metà del romanzo non vengono dati indizi sul perché di quel gesto, poi la donna ritorce al suo ex innamorato che era stata gelosa del tempo che lui e suo padre passavano insieme, infine nelle ultime pagine emerge la sconvolgente verità – Connor le era parso troppo accomodante, perciò si era fatta l’idea che non le fosse realmente affezionato e l’aveva messo alla prova, convinta che se l’avesse amata l’avrebbe inseguita. Una spiegazione che non ha senso, soprattutto per la mentalità di una fanciulla di buona nascita e buona educazione della Reggenza inglese, e che ha dato per quanto mi riguarda il colpo di grazia ad un romanzo del quale davvero ho faticato a concludere la lettura.

Voto: gifVotoPiccola

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