L’estratto della settimana: “Nei tuoi sogni” di Kristan Higgins

La mia infaticabile ricerca di un chick-lit o di un romanzo rosa d’ambientazione contemporanea che mi entusiasmi sembra non avere fine; la più recente puntata di questa epopea è stata rappresentata dall’infelice lettura dell’anteprima di “Nei tuoi sogni“, libro della statunitense Kristan Higgins apparentemente molto esaltato sul web ed al quale avevo pensato di avvicinarmi visto che un altro romanzo della stessa autrice (“Troppo bello per essere vero“) mi aveva incuriosita – ma non abbastanza da farmi proseguire oltre l’estratto iniziale. Le recensioni online di “Nei tuoi sogni” parevano davvero positive, quindi avevo pensato di scegliere un’opera di questa scrittrice per la traccia della sfida di lettura a cui partecipo libro di un autore che non avete mai letto. Invece una volta di più sembra che le mie opinioni non rispecchino il giudizio più diffuso.

Con gli ebook la copertina si vede poco, ma questa mi pare proprio poco intrigante ...
Con gli ebook la copertina si vede poco, ma questa non mi pare particolarmente intrigante …

Personalmente infatti non posso che considerare questo volume, o per lo meno il suo estratto (che pure è relativamente corposo visto che l’intera opera viene stimata da Amazon in poco meno di 400 pagine), se non in termini di lettura insulsa ed irrealistica. Non mi aspetto una profondità insondabile da un chick-lit o da un romanzo rosa, e dalla sinossi – che parlava di finti accompagnatori da portare con sé al matrimonio del proprio ex – ero preparata ad affrontare una certa mancanza di originalità, ma il libro risente di problemi aggiuntivi oltre alla trama scontata e poco innovativa.

Il primo aspetto che mi ha un po’ spiazzata è stato intuire che il romanzo, sebbene a suo modo indipendente ed auto-conclusivo, fa parte di una serie; peccato che nulla dalla copertina o dalla sinossi lasci intuire questa caratteristica. Pertanto la lettrice ignara che come me si approccia a “Nei tuoi sogni” senza sapere di avere fra le mani il quarto episodio della serie Blue Heron verrà catapultata in un marasma di nomi che non solo non le saranno familiari, ma spesso la indurranno a chiedersi “perché soffermarsi tanto su questo personaggio del tutto marginale?”. Questo per lo meno è quanto ho provato io, che più procedevo con la lettura e più mi facevo l’impressione di essere finita in un paesucolo di venti anime scarse dove tutti si conoscevano e perciò l’autrice aveva sentito evidentemente l’impulso irrefrenabile di rendere anche il lettore partecipe di tale intimità e cameratismo.

A parte questo fastidio, che immagino si possa superare affrontando i romanzi della serie nell’ordine con cui sono stati pensati, non ho trovato molto in linea con le mie preferenze nemmeno lo stile della Higgins, che qui ho trovato decisamente più colloquiale rispetto all’esperienza di “Troppo bello per essere vero“. “Era la Figlia 2.0, adottata dall’Etiopia quando Em era andata via di casa per frequentare le superiori” oppure “Che testa gravidica che ho. Mi scordo di tutto, perfino del mio gemello” mi sembrano frasi irrealistiche, che nessuno nella vita vera pronuncerebbe. Mi paiono forzature per rendere più informale e scorrevole la narrazione, che invece finisce per incagliarsi su queste espressioni che risultano poco amalgamate con il tono di dialoghi o descrizioni precedenti e seguenti.

Non mi ha convinta nemmeno il taglio dato dall’autrice alla narrazione che abbonda di dettagli spesso inutili, come focalizzarsi su cosa indossa una persona, su alcuni suoi gesti, su un pensiero, oppure su eventi marginali come il fatto che quando Em torna a casa trova ad attenderla il suo cucciolo – e lunghi paragrafi sono spesi per descrivere le coccole fra i due (con dovizia di pavimenti scivolosi per il ghiaccio, abbaiare festoso, pelo morbido e così via).

Ma l’aspetto che ha spinto in una direzione ben precisa l’ago della bilancia facendomi decidere di non acquistare il romanzo è la caratterizzazione del protagonista, Jack. L’autrice si premura fin da subito di far sapere alle lettrici che “Jack Holland era bello in un modo scombussolante. Tipo, Ehi, sono appena sceso dal monte Olimpo, come va?“: a parte lo stile poco nelle mie corde, il fatto che l’eroe sia eccezionalmente affascinante è normale nei romanzi rosa e quindi fin qui niente da obiettare. Ma questo splendido esemplare di uomo non si accontenta di essere bello ed altruista (ha compiuto qualche gesto eroico, forse nel romanzo precedente della serie, di cui in questo si avvertono gli echi finali): ha tutte le qualità che si possono immaginare e che a parer mio un essere vivente reale non avrebbe mai.

Per esempio è così gentiluomo che, trovandosi inaspettatamente in casa la ex-moglie e avendo deciso di accompagnarla lui in albergo, “le aprì la portiera, troppo educato per non farlo“: mio marito (e noi siamo sposati, non divorziati) non mi apre la portiera una buona metà delle volte che usciamo in auto insieme, eppure non credo di aver sposato un troglodita. Che però sprofonda fino a livelli infimi se paragonato con questo ex marito educatissimo che si sente in dovere di essere protettivo e galante con una donna che lo ha piantato un paio d’anni prima …

Senza contare che il nostro eroe (che ricordo essere bello in modo scombussolante) si presta ad accompagnare le compaesane senza un partner ai matrimoni cui sono invitate: altro che gentilezza, questa è pura irrealtà. Nessuno dei miei amici, né mio fratello o mio cognato, e neppure i colleghi uomini coi quali sono sufficientemente in confidenza per aver posto loro la domanda, ha avuto dubbi nel dirmi che un uomo si farebbe sparare piuttosto che accompagnare – se non ne è moralmente obbligato – una donna ad un ricevimento nuziale. Jack invece lo fa così di frequente (e con tale classe) che è diventato la prima scelta a cui tutte le donne di Manningsport pensano in simili frangenti.

Ne sono state scritte fin troppe di storie in cui i protagonisti, finti fidanzati per presentarsi disinvoltamente al matrimonio di un ex partner, si scoprono innamorati per davvero: non solo la Higgins ha scelto di porre la sua storia in questo ormai trito cliché, ma lo ha fatto dandomi l’impressione di non sapere nemmeno bene lei come giustificare l’inganno. Insomma, pur senza presentare clamorosi errori di grammatica e sintassi o scene al limite dell’assurdo, l’anteprima di “Nei tuoi sogni” mi ha lasciato un profondo senso di delusione e non mi ha minimamente convinta a proseguire la lettura del romanzo.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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