“Verde oscurità” di Anya Seton – Recensione

[Titolo originale: Green Darkness]

Il mio giudizio in breve:

Una storia coinvolgente, nonostante l’inizio lento, che mescola con successo romanticismo ed intrighi introducendo la reincarnazione come elemento chiave nel dipanarsi delle vicende narrate. Decisamente un bel libro, appassionante soprattutto nella parte relativa al passato.

Verde-oscurità

La mia wish list di letture è costituita da un elenco davvero lungo, comprendente sia alcune novità librarie sia titoli decisamente meno recenti, e “Verde oscurità” rientra in questa seconda categoria. Avendo letto un altro romanzo dell’autrice alcuni anni fa, quando mi sono imbattuta in questo ho subito pensato che avrei voluto leggerlo, prima o poi; il fatto che lo abbia fatto “prima” è legato alle somiglianze che il riassunto sul retro di copertina mi aveva fatto cogliere con il mio “Nelle ombre dei sogni“. Entrambi i libri intrecciano infatti una storia tragica vissuta nel passato ed una “seconda occasione” offerta nel presente, spunto che mi intriga molto e che mi ha fatto immediatamente prendere in mano quest’opera della Seton. Che dire, non sono assolutamente rimasta delusa, al contrario: al libro manca davvero pochissimo per entrare nella mia personale classifica di indimenticabili.

La prima parte del romanzo è ambientata nel “presente”, che in effetti è la fine degli anni ’60, epoca in cui l’autrice scrisse la sua storia. Vengono presentati una graziosa ereditiera americana, Celia, e suo marito, il baronetto inglese Richard Marsdon. I due sembrano vivere felici finché, durante una visita a delle rovine nelle vicinanze della loro dimora, Celia sperimenta alcune visioni piuttosto bizzarre che culmineranno con uno svenimento ed un inatteso stato catatonico. Uno degli ospiti del maniero, il dottor Akananda, prenderà in mano la situazione, convinto che la giovane donna debba rivivere gli eventi di una vita precedente non soltanto per poter trovare la felicità nel presente ma addirittura per salvarsi. A questo punto, per oltre 300 pagine, la narrazione si sposta alla metà del sedicesimo secolo e descrive il tormentato legame fra l’avvenente Celia, parente povera del signorotto locale, e Stephen, un giovane monaco.

Quest’opera, con le sue quasi 500 pagine, non è certo una lettura che si esaurisca in fretta, ma è così intrigante che il tempo dedicatogli è sicuramente ben speso. Come tutti i romanzi incentrati in qualche modo sul tema della reincarnazione (compreso – nel mio piccolo – “Nelle ombre dei sogni“), trovo difficile dargli una catalogazione precisa: l’edizione da me acquistata ne parla come di un romanzo storico, altre meno recenti lo pongono fra i libri d’amore. Sicuramente le descrizioni rigorose sulla vita del sedicesimo secolo, le figure storiche con le quali i personaggi interagiscono, i dettagli di politica e lotte religiose lasciati cadere qua e là, tutto concorre a rendere “Verde oscurità” un titolo dalla grande accuratezza storica. Ma il libro non si esaurisce in questo, così come non si esaurisce nella componente romantica, che pure è di certo il motore delle vicende passate e quindi, indirettamente, di quelle presenti.

Ciò che maggiormente ho apprezzato sono state la storia d’amore, proibita ma così intensa e potente che persino la morte sembra ostacolarla solo temporaneamente, e la figura della protagonista. Il carattere di Celia è una miscela perfetta di candore e seduzione; la trama la segue negli anni, nel suo diventare donna e nel tragico innamoramento per l’unico uomo che sembra certo non potrà mai avere. Ho trovato questo personaggio davvero affascinante e reale, pieno di contraddizioni e debolezze umane: testarda e impulsiva, innocente ma civettuola, Celia (pur sognando il vero amore) rimane affascinata dalle lusinghe maschili. La tensione tra lei e Stephen è quasi palpabile ed anche quando i due si separeranno è evidente che non riescono a dimenticare l’altro. Per quanto l’esito finale del loro rapporto fosse praticamente chiaro fin dall’inizio, le pagine in cui si compie il loro destino sono tra le più drammatiche di tutto il libro.

La storia è nel complesso intricata (come penso siano spesso i romanzi che ruotano sulla reincarnazione), eppure ne deriva comunque una lettura facile perché lo sviluppo della trama è ben congegnato e i numerosi personaggi servono quasi sempre al proprio scopo, apparendo di rado forzati, per lo meno nella parentesi “passata”. L’ambientazione nell’Inghilterra del 1500 è infatti secondo me la porzione meglio riuscita del libro, forse per il fatto che il racconto della regalità contesa, degli inganni politici, del fermento religioso creano uno sfondo di per sé affascinante.

Una precedente edizione del romanzo, della quale trovo particolarmente evocativa (ed azzeccata) la copertina
Una precedente edizione del romanzo, della quale trovo particolarmente evocativa (ed azzeccata) la copertina

Meno intrigante ho giudicato invece le due parti del libro dedicate al presente, sia a livello di interazione fra i personaggi che di credibilità della vicenda. Ho accettato facilmente che Celia e Stephen siano riusciti a ritrovarsi come Celia e Richard, perché in qualche modo la loro reincarnazione era indissolubilmente legata alla tragica fine della loro storia d’amore in epoca Tudor. Ma che in un mondo popolato da miliardi di persone vengano “casualmente” circondati dalle controparti attuali di tutte le persone che conoscevano nelle loro vite passate, e che tanto peso avevano avuto nelle vicende di allora, mi sembra un po’ troppo comodo, esageratamente forzato.

Anche i personaggi dei coniugi Marsdon mi hanno trasmesso meno di quanto non abbiamo fatto Celia e Stephen: lei viene poco approfondita come figura, quasi fosse solo un ricettacolo per un’anima ben più forte che schiaccia inesorabilmente con la propria personalità questa nuova Celia un po’ superficiale e viziata. Richard, non solo introverso ma addirittura in qualche modo ossessionato dal suo io passato, è più interessante come personaggio, ma ha davvero poco peso nel romanzo, la sua interazione con la moglie è limitatissima e per gran parte del romanzo pare essere a stento consapevole di chi sia Celia.

Concludendo, ritengo che l’autrice abbia saputo creare con maestria una storia che affonda le sue radici in un tempo lontano e tormentato, dal quale la protagonista – all’inizio inconsapevole di ciò che l’aspetta – viene letteralmente sopraffatta. I misteri e gli intrighi che seguiranno sono così ben tratteggiati da far palpitare il lettore in tutta la lunga parte dedicata al sedicesimo secolo, tanto da scordarsi quasi della Celia moderna in lotta per la propria vita. Un libro davvero entusiasmante, la cui maggior pecca è probabilmente la netta divisione fra eventi del passato e del presente, caratteristica che rende mento avvincente la narrazione contemporanea.


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