L’estratto della settimana: “Un marito all’ora del tè” di Marjan Kamali

Confesso di essermi accostata a questo libro senza grandi aspettative, e neppure con particolare coinvolgimento, avendolo scelto di fatto solo perché una delle tracce date nella sfida di lettura a cui partecipo prevedeva di scegliere un libro incentrato sul tè. D’altra parte fra i motivi che mi hanno spinta ad iscrivermi a quella sfida c’era anche quello di cogliere spunti diversi dalle mie letture abituali e dagli autori che conosco, così ho preso questa traccia molto specifica proprio come una sfida e non ho voluto lasciarla da parte.

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Fra i diversi titoli che potevano avere a che fare con il tè ho deciso di provare a leggere questo perché mi aveva incuriosita la sinossi riportata sul sito di Amazon: Istruito, di buona famiglia, ottimo lavoro, sana e robusta costituzione, denti perfetti. Iraniano doc, naturalmente. Il regalo ideale per il compleanno di Mina. Darya è elettrizzata: ne è certa, dopo tanti inutili tentativi, questo è il marito giusto per sua figlia, e non vede l’ora che i due si incontrino per il tè della domenica pomeriggio. Ma a venticinque anni, la maggior parte dei quali vissuti a New York, Mina ha in mente tutto fuorché un matrimonio combinato. Il suo sogno è diventare un’artista underground, e non ha nessuna intenzione di cedere alle insistenze materne. Il destino però sta per giocare un brutto tiro anche alla tradizionalista Darya: da sempre ossessionata dal pallino della matematica, inizia a frequentare un corso serale che oltre a equazioni e fogli Excel porterà nella sua vita una variabile completamente imprevista… In bilico tra le mille luci di New York e la nostalgia per il paese di origine, madre e figlia intraprenderanno un viaggio in Iran, alla ricerca di qualcosa che solo quella terra può regalare.

Che dire, l’estratto di “Un marito all’ora del tè” mette in campo due dei tre spunti citati in questa lunga presentazione. Non si parla ancora infatti del viaggio in Iran, del quale addirittura non si avverte alcun sentore a parte la malinconica osservazione di Darya che in America per scegliere un partito adatto alla figlia deve limitarsi a qualche immigrato come loro, mentre nella vecchia patria avrebbe avuto molto più margine di manovra. Sono invece ben tratteggiati gli altri due temi (il tentativo della madre di combinare il matrimonio della figlia e la sua forte passione per la matematica), che tuttavia non mi sono sembrati così centrali come la sinossi lasciava intendere.

Certo, Mina e Darya si scontrano – non tanto nei toni quanto nelle intenzioni – sul fatto che la figlia non ha alcun desiderio imminente di prender marito (e men che meno di lasciare che la madre trovi il tipo giusto al posto suo), ma proprio perché Mina ha tutt’altre priorità nella vita non mi pare che a dispetto del titolo dato in italiano al romanzo la faccenda matrimonio sia il nucleo della trama. Né lo è l’interesse per la matematica di Darya, aspetto che offre un bell’approfondimento sia sulla donna che su suo marito (comprensivo e più che deciso a supportare la moglie nel coltivare a tanti anni di distanza quella che era la sua passione giovanile), ma non pare il punto focale della storia.

Leggere il primo 10% de “Un marito all’ora del tè” non mi ha dato in effetti un’idea ben chiara della direzione che prenderà il libro nel suo successivo sviluppo. Per ora sono emersi tanti temi, quasi troppi per capire quali saranno quelli più importanti nel romanzo: l’affetto che lega una famiglia in cui pure i membri hanno idee parecchio diverse su cosa cercare nella vita, la difficoltà di ambientarsi in una nuova terra dove le tradizioni sono tanto diverse da quelle della propria patria, le diverse idee di cosa davvero sia un dono da una madre a una figlia (trovarle il marito giusto perché una madre conosce sua figlia meglio di come lei conosca se stessa, piuttosto che lasciarle la libertà di decidere e il tempo per comprendere ciò che vuole).

Quello che sicuramente mi ha fatto capire la lettura dell’anteprima di questo titolo è il fatto che il tè (inteso sia come bevanda sia soprattutto come momento di condivisione) è davvero presente nel romanzo. Gustarne una tazza (o meglio un bicchiere, dalla curiosa forma a clessidra fra l’altro) è un gesto che Mina e sua madre Darya condividono infatti in due occasioni molto diverse, eppure entrambe così presenti nella loro vita da diventarne quasi un punto fermo. Da un lato il tè settimanale del sabato pomeriggio con le due migliori amiche di Darya, dall’altro il tè domenicale che funge da pretesto sociale per il vaglio dei potenziali pretendenti alla mano di Mina, l’infuso “metà Earl Grey e metà una miscela segreta” non è mai troppo a lungo assente dalle pagine del libro.

Non posso onestamente affermare che i primi capitoli del romanzo mi abbiano coinvolta in maniera molto forte, ma nemmeno mi hanno lasciata del tutto indifferente. Sommando poi a queste considerazioni il fatto che per la book challenge il libro pare davvero perfetto, no ho dubbi che proseguirò la lettura – tutto sommato decisamente curiosa di capire quali svolte prenderà la narrazione.

 

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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