“La cattedrale dei morti” di Marcello Simoni – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Raccolta formata da tre racconti (il primo più corposo) ambientati nell’Italia dell’ultimo Settecento, dove un arguto giovane di nobili natali ma scarsi mezzi risolve delitti dall’esecuzione brutale e grottesca. Le storie sono interessanti, forse non perfettamente approfondite ma ben scritte, si leggono volentieri però denunciano una scarsa caratterizzazione dei personaggi, la mancanza di una vera indagine e alcune descrizioni dei luoghi un po’ troppo dettagliate.

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Sono sincera, non pensavo di acquistare questo libro a scatola chiusa, la mia intenzione – dopo averne vista la copertina suggestiva e con una prospettiva insolita – era di scaricarne l’anteprima in formato elettronico per farmi un’idea dell’opera e dello stile dell’autore. Solo che poi mi sono distratta per rispondere a mia figlia che mi aveva fatto una domanda e invece del pulsante “invia l’estratto” nella pagina di Amazon ho premuto su quello per l’acquisto. E così mi sono ritrovata fra le mani un volume che mi ha subito sorpresa perché ho scoperto che non si trattava di un’unica vicenda, bensì di una breve raccolta composta da tre racconti (I sotterranei della cattedrale, Il segreto del violino, La prigione delle anime) accomunati dalla presenza del medesimo protagonista-investigatore.

Mi riferisco a Vitale Federici, ultimo esponente di un ramo cadetto dei discendenti di Federico da Montefeltro, cui la nobile origine ha conferito una certa arroganza caratteriale che finisce per scontrarsi amaramente con le miserrime condizioni economiche che lo vedono praticamente povero in canna. Il giovanotto in realtà al momento del primo episodio sta studiando per conseguire un dottorato nella colta città di Urbino, turbata dall’improvvisa morte di un professore che – guarda caso – aveva in Vitale proprio un suo pupillo, ragion per cui il protagonista si sente in dovere di far luce su quello che le autorità (universitarie, ecclesiastiche e secolari) catalogano in fretta come un tragico incidente. Risolto brillantemente e con discrezione questo mistero, per tutta riconoscenza Vitale sarà praticamente bandito da Urbino per non disturbare i potenti del luogo, eppure anche nella nuova dimora romana si troverà invischiato in un delitto bizzarro, che risolverà in meno di 24 ore garantendosi per l’ennesima volta di essere spedito altrove (questa volta a Venezia) ad investigare su un duplice omicidio particolarmente cruento.

La prima considerazione che mi sento di fare su questa snella antologia è che per quanto la prosa di Simoni sia generalmente scorrevole e a tratti persino avvincente, oltre che ben modulata nel ricreare usi e costumi (ma anche toni e comportamenti) del tardo Settecento, pecca di un eccesso di dettaglio nel tratteggiare i luoghi descritti. E’ sicuramente lodevole il desiderio di rendere vivido lo scenario scelto per le vicende narrate, così come quello di calare il lettore nella realtà fittizia dove hanno luogo i diversi episodi, tuttavia soprattutto nel primo racconto pare che lo scrittore si lasci prendere la mano ed esageri spesso nella puntigliosità con cui fornisce dettagli su luoghi e figure storiche.

Simoni accenna infatti alla toponomastica stessa di Urbino (un palazzo ne precede un altro, alla chiesa si giunge da una certa direzione, la locanda è in’altra) piuttosto che alla disposizione delle sale nelle diverse ali degli edifici, ed un analogo dettaglio viene dispiegato quando l’autore fa il nome delle svariate personalità ecclesiastiche che Vitale incontra o semplicemente delle quali incrocia il cammino. Da un lato questa ricchezza rende effettivamente più vivida l’atmosfera, dall’altra però la appesantisce anche perché non sempre è immediata la comprensione di un dedalo di viuzze – e anche quando lo sia non offre grandi aggiunte alla trama in sé.

Emblematico in questo senso è per esempio un breve paragrafo dell’ultimo racconto, ambientato nella Serenissima, dove Simoni cita in rapida successione rio San Luca, rio San Moise, corso del Vesta, l’Alboro per spiegare il tragitto fatto da Vitale nello spostarsi fra i vari luoghi oggetto delle sue indagini. Forse mio nonno, che era veneziano, avrebbe potuto apprezzare maggiormente quel passaggio – a me è parso inutile e persino un po’ confuso (nel senso che mi chiedevo se quei nomi snocciolati in sequenza avrebbero avuto un peso nella storia, e solo dopo ho capito che non ne avevano alcuno).

A parte questa caratteristica, che forse sarebbe stata mitigata almeno nella storia “I sotterranei della cattedrale” se le note dell’autore pubblicate al termine del romanzo fossero state invece inserite a mo’ di prologo, le vicende narrate sono intriganti e mi è piaciuto il personaggio (peraltro appena abbozzato) di Vitale, molto somigliante a Sherlock Holmes nel suo irresistibile desiderio di stupire i propri interlocutori mostrando la finezza delle proprie capacità intuitive e d’osservazione. Nella prima vicenda soprattutto, ma più in generale in tutto il libro, ho apprezzato il modo in cui l’autore è riuscito a mescolare una struttura investigativa con suggestioni di volta in volta legate alla politica, all’esoterismo, a misteri antichi sui quali forse sarebbe meglio non indagare, a poteri occulti che dall’ombra minacciano pericolosamente il protagonista …

L’aspetto che purtroppo mi impedisce di dare una valutazione migliore a questa piccola antologia è il fatto che Simoni non offre praticamente mai ai suoi lettori la possibilità di cimentarsi loro stessi nella risoluzione dei casi affrontati da Vitale perché non fornisce loro i dettagli necessari. Per quanto si possano intuire a grandi linee i fatti – per esempio è ovvio che le morti misteriose non sono accidentali, così come il fatto che le autorità siano spesso desiderose di mettere a tacere verità ritenute scottanti – non è mai possibile esaminare davvero gli indizi, né a maggior ragione meditare sui fatti chiave che hanno portato al delitto.

Ne “I sotterranei della cattedrale” le vicende sono emozionanti perché molto presto viene lasciato intuire che il cadavere del professore è legato alle sue ricerche per ritrovare il perduto ninfeo di Urbino, e soprattutto i capitoli ambientati sottoterra sono ricchi di scene intriganti, ma non solo non ci sono vere indagini da parte di Vitale sui recenti delitti, non vi sono nemmeno ragioni significative per dare un senso a dettagli come il testo sulla scala frigia o l’aggressore mascherato.

Analogamente ne “Il segreto del violino” per quanto il delitto sia a mio parere ovvio nella sua realizzazione fin da subito, le investigazioni in merito hanno più le caratteristiche di una caccia al tesoro nella quale una scoperta porta Vitale alla successiva fino alla soluzione completa. Ma se il protagonista pare avere almeno alcuni barlumi di comprensione, il lettore invece si ritrova ad essere un mero compagno in questa indagine lampo che non ha indizi per dipanare.

Il terzo racconto, “La prigione delle anime“, è quello che ho preferito non solo per il suo ritmo rapido e serrato, ma perché qui per la prima volta qualche raro indizio l’autore lo offre anche ai suoi lettori, mettendoli in grado di fare le stesse deduzioni di Vitale e di avanzare di pari passo con lui nel far luce sul caso. Purtroppo questa vicenda, come quella che la precede, è decisamente breve e ciò porta ad una rapida risoluzione non soltanto della componente investigativa della storia ma anche dei momenti potenzialmente pericolosi per il protagonista, togliendo così pathos e tensione all’episodio.

Essendo io un’appassionata lettrice di gialli mi è piaciuta l’atmosfera di suspense e mistero di questi tre racconti, così come ne ho apprezzato l’ambientazione insolita e i risvolti quasi al limite del mistico o del fanatismo presenti soprattutto nella prima storia. Non posso tuttavia fare a meno di notare come la brevità dei racconti stessi li penalizzi, impedendo una più compiuta immedesimazione del lettore nelle vicende narrate, analogamente a quanto fa purtroppo l’impossibilità per il pubblico di giungere alle medesime conclusioni cui arriva il protagonista (che nota dettagli non scritti ed ha conoscenze non comuni al giorno d’oggi su alcuni aspetti della società settecentesca).

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

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