L’estratto della settimana: “Il tempio maledetto” di Fabio Sorrentino

Spinta dalla sfida di lettura a cui sto partecipando a scoprire nuovi autori, oltre che curiosa di trovare un nuovo autore di romanzi d’avventura che potesse prendere nel mio cuore il posto di Cussler (del quale ho adorato i primi libri, ma che mi ha sempre più delusa con le sue opere degli ultimi anni) mi sono avvicinata a “Il tempio maledetto” soprattutto per la suggestione di un titolo che mi ricordava le intrepide gesta dell’archeologo più celebre della cinematografia, Indiana Jones.

il-tempio-maledetto

In realtà il romanzo di Fabio Sorrentino non ha praticamente nulla in comune con le spericolate ricerche del prode professor Jones, ad accomunarli c’è solo la ricerca di un tempio che – mentre per Harrison Ford era localizzato in India e protetto da serpenti o ragni – in questo caso è invece un antichissimo e misterioso edificio celato agli occhi umani per millenni dalle mutevoli sabbie del Sahara. Se poi questo tempio quasi leggendario sia davvero maledetto o meno non saprei dire, visto che l’estratto iniziale del romanzo lo sfiora appena nel prologo per poi perderlo di vista nei capitoli successivi.

Tre sono infatti i tempi e i luoghi presentati da Sorrentino nelle pagine d’apertura del suo libro. L’antefatto è ambientato nel 74 dopo Cristo, sotto l’impero di Vespasiano, e narra della faticosa marcia di una centuria romana nel deserto marmarico, regione storicamente esistita sul confine fra l’Egitto e la Libia. La spedizione, condotta da tre guide berbere, pare debba ritrovare un artefatto portentoso in un tempio millenario, ma la minaccia di cavallette, volpi del deserto e tempeste di sabbia spinge i soldati all’interno dell’edificio miracolosamente ritrovato – e poi di loro non si sa più nulla.

L’azione si sposta infatti nella Turchia del 1985, quando un trio di archeologi apparentemente impegnato in una campagna di scavi approvata dal governo va in effetti a sconfinare oltre l’area concessa per le esplorazioni, nella speranza di riportare alla luce il monumentale sepolcro di re Lisimaco. Scoperti dalla polizia locale i tre vengono arrestati ed anche di loro si perde ogni traccia.

Il terzo momento presentato nell’anteprima del libro torna ad avere come sfondo la Marmarica, dove nel 2012 una compagnia russo-libica è alla ricerca di giacimenti di gas naturale nel sottosuolo. Uno degli ultimi carotaggi evidenzia tuttavia qualcosa di decisamente inatteso, coperto in precedenza da uno strato di sabbia alto quasi cento metri. In questo caso non so dire se il capitolo si chiude abbandonando i personaggi al loro destino, perché l’estratto si interrompe proprio nell’istante in cui lo strabiliante esito del carotaggio ha allertato i responsabili della spedizione.

I capitoli di Sorrentino sono corti, quasi essenziali, ma mi ha un po’ disturbata completare l’anteprima del libro e non incontrare nemmeno di sfuggita quello che stando alla sinossi è il vero protagonista della storia, il professor Robert Ferrazzi, novello Indiana Jones che (si presume) scoprirà il tempio maledetto indicato nel titolo e raffigurato in copertina. Capisco l’antefatto all’epoca romana, davvero coinvolgente, ed anche il capitolo nella Libia moderna, ma quella parentesi in Turchia mi ha proprio lasciata perplessa. Leggendo solo questa parte introduttiva del romanzo è davvero troppo slegato dal resto della storia, avrei preferito conoscere il protagonista che non leggere di un’altra ricerca che era stata compiuta in altro tempo e in altro luogo per altri scopi.

Una volte del deserto: è plausibile che guide berbere e legionari romani del I secolo li chiamassero già fennec?
Una volte del deserto: è plausibile che guide berbere e legionari romani del I secolo li chiamassero già fennec?

Un altro fattore che mi lascia in dubbio sull’opportunità o meno di proseguire la lettura è lo stile dell’autore. Sorrentino ha una prosa scorrevole, persino avvincente nel tratteggiare i momenti di tensione come l’affastellarsi di minacce sui legionari romani, eppure risulta a tratti un po’ incoerente con l’ambientazione. Se da un lato infatti nel narrare, per esempio, i fatti del prologo lo scrittore cita giustamente parti dell’equipaggiamento tipico dei soldati romani, oppure utilizza gli stadi come unità di misura, a poche righe di distanza parla di Sahara, fennec, cicloni.

Ora, io non sono un’esperta in etimologia, però mi è bastata una breve ricerca per individuare che il termine ciclone secondo la Treccani deriva dall’inglese cyclone, a sua volta proveniente dal greco kýklos (cerchio, giro) – senza contare che il ciclone di solito si verifica sui mari e gli oceani, non nel deserto. Sahara e fennec sono invece due parole di derivazione araba (la prima da sahrā cioè deserto, la seconda da fanak cioè volpe): mi pare improbabile quindi che venissero usate da dei legionari del 70 dopo Cristo …

Riconosco che non si tratta di difetti insopportabili, né la scelta di alcune parole un po’ anacronistiche né la mancata comparsa del protagonista nei primi capitoli; di fatto però sono consapevole che questi aspetti mi frenano dal continuare subito la lettura de “Il tempio maledetto“. Conto dunque di aspettare qualche giorno, lasciando sedimentare le mie impressioni iniziali, e poi cercare di stabilire definitivamente se concludere il romanzo o passare ad un altro titolo.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...