“Perry Mason e il gigante che uccide” di Erle Stanley Gardner – Recensione

[Titolo originale: Perry Mason and the Case of the green-eyed sister]

Il mio giudizio in breve:

Classico libro alla Perry Mason, il delitto quasi a metà è preceduto da ricatti e raggiri vari che lo giustificano e mettono in campo l’avvocato del diavolo attivamente già dal primo capitolo. Buono nel complesso, avevo intuito qualcosa sul delitto anche se non tutto. Piacevole senza essere spettacolare, si legge volentieri e pur non entusiasmando particolarmente (specie nell’epilogo) ne ho apprezzato la forte componente investigativo-legale.

Credo che la mia sia una delle prime edizioni italiane del romanzo ...
Credo che la mia sia una delle prime edizioni italiane del romanzo …

Questa volta Perry Mason viene ingaggiato da una bionda ed affascinante vedova per proteggere gli interessi della famiglia Bain, astutamente ricattata con una registrazione che riporta la confessione di un crimine che in realtà Ed Bain non ha commesso. Mason con la consueta abilità riesce a fronteggiare il problema legato alla registrazione, ma il giorno dopo si ritroverà non soltanto nella difficile posizione di aver violato la legge introducendosi nell’appartamento del ricattatore, dovrà pure occuparsi di difendere la sorella della donna che ho la assunto da un’accusa di omicidio.

L’avvocato del diavolo non è nuovo ai ricatti ed anche nel caso odierno gli capita fra capo e collo una situazione che pure nell’ambito dell’illegalità dell’estorsione è piena di svolte ed imprevisti: bobine presumibilmente ritoccate, copie non autorizzate, un mandato di perquisizione contro Perry stesso, il dubbio che un secondo decesso avvenuto nella famiglia Bain non sia accidentale come sempre, la sempre più realistica prospettiva di uno scandalo giornalistico – Perry è inguaiato nell’imprevisto evolversi della vicenda e (come sempre) soltanto le sue pronte intuizioni e la sua abilità oratoria gli permetteranno di uscirne pulito e di far scagionare la sua cliente.

Come spesso accade nei romanzi di Gardner, durante il dibattito in aula viene dedicato notevole spazio ad aspetti della tecnologia forense che all’epoca erano probabilmente poco conosciuti e molto innovativi (impronte digitali, rigidità cadaverica, ipostasi nei cadaveri) e che in questo libro si aggiungono al notevole peso avuto in precedenza dalla registrazione su cui Brogan e Fitch basavano il loro tentativo di ricatto. Al giorno d’oggi questi dettaglio appaiono sicuramente un po’ scontati, ma personalmente li ho comunque apprezzati perché hanno dato un tocco di modernità e un maggior rigore alla vicenda.

Una più recente ristampa
Una più recente ristampa

Eccellente come ci si aspetta sempre nei casi di Perry Mason la scena in tribunale, dove per una volta l’avversario del protagonista non è l’irascibile procuratore distrettuale Hamilton Burger. Mi è piaciuto che sia stato dato un ruolo (moderato ma ben orchestrato) a Tragg, quasi per volerlo contrapporre all’ostinata ottusità di Holcomb, ed avrei preferito un maggior peso di Della e di Paul Drake nello sviluppo della storia. D’altra parte mentre lo spazio concesso ai personaggi ricorrenti è stato modesto, la caratterizzazione della famiglia Bain e dei suoi oppositori è stata piacevolmente approfondita. In realtà questi comprimari sono tutti parecchio stereotipati, eppure soprattutto Sylvia è stata resa davvero con grande efficacia.

Comunque ciò che ho preferito nel libro è stata la componente gialla, che mi sembra davvero ben congegnata visto che personalmente pur avendo intuito l’elemento chiave del caso non sono riuscita ad arrivare alla soluzione effettiva del delitto. Un po’ stonata mi è parsa solo l’ultima mezza dozzina di pagine, essenzialmente per l’atteggiamento noncurante di Perry che – una volta fatta scagionare la sua cliente – non si preoccupa minimamente se il vero colpevole sarà assicurato o meno alla giustizia. Questo particolare mi ha proprio urtata un po’, visto il modo in cui sempre Gardner mette il suo eroe in ogni genere di situazione difficile motivando gli sforzi profusi da Mason come il desiderio di non far condannare un innocente, ma non posso dire che sia tanto significativo da rovinare la lettura del romanzo.

Alcune copertine di edizioni statunitensi dell'opera
Alcune copertine di edizioni statunitensi dell’opera

Un’ultima nota prima di concludere la voglio dedicare al titolo, che nell’originale era “il caso della sorella dagli occhi verdi“, decisamente calzante nel suo esplicito riferimento a Sylvia. Perché modificarlo ne “il gigante che uccide“? Oltre a risultare comprensibile solo nelle ultimissime pagine, questa indicazione finisce per penalizzare anche la copertina, che nell’edizione più datata mostra l’avvocato del diavolo con il suo apparecchio registratore in mano mentre in quella di alcuni decenni dopo un uomo con un cappello … Se proprio si voleva evitare la traduzione letterale, perché non studiare qualcosa di comunque pertinente alla trama come “la famiglia ricattata“, “il patriarca minacciato“, oppure “la registrazione contraffatta“?

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