“Marozia. La pornocrazia pontificia intorno all’anno Mille” di Giovanni Di Capua – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Libretto, di formato davvero ridotto, che non ha risposto per nulla alle mie aspettative. Più che una biografia o un saggio sulla vita di Marozia, consiste in una breve descrizione della situazione politica di Roma e dell’Italia intorno al 900. Di Marozia come personaggio si dice ben poco, a parte un reiterato e privo di motivazioni pregiudizio che la dipinge come amorale e corrotta.

marozia

Avevo acquistato questo libro alcuni anni fa per approfondire una figura, quella di Marozia, della quale avevo letto un brevissimo resoconto in un libro di carattere antologico dedicato alle figure femminili meno note ma di maggior potere nella storia dell’ultimo millennio. Di quella lettura conservavo solo un ricordo vago di scarsa soddisfazione, così quando nella book challenge a cui partecipo in questo 2017 una delle tracce proposte prevedeva di scegliere una biografia ho pensato che fosse la situazione ideale per riprendere in mano un volume che non rammentavo quasi. Invece ho solo avuto per la seconda volta una cocente delusione.

Il volume si presenta a mio parere un po’ deludente sin dalla prima impressione a causa della sua mole davvero smilza, che è ridotta sia nel formato (quello tipico dei tascabili, intorno probabilmente ai 12×28 cm), sia soprattutto nei contenuti, visto che tra fonti bibliografia indice e corollari vari siamo sotto le cento pagine. D’altra parte i libri non si comprano a peso come le spugne durante la fiera del bianco o come la frutta dal verduriere, e cento pagine di ottima qualità ne valgono abbondantemente 1000 di scarso pregio. Il problema è che questo testo firmato da Giovanni Di Capua se è scarno sotto il profilo quantità, è ancora più manchevole come qualità.

Si prosegue infatti male purtroppo anche con il titolo, non del tutto pertinente al tema trattato in quanto più che parlare di Marozia come personaggio storico l’autore parla della realtà in cui la donna visse, ovvero Roma (e più in generale l’Italia) della prima metà del 900. Era sicuramente opportuno dare una panoramica delle travagliate vicende politiche, religiose, economiche e sociali della penisola in quell’epoca poco conosciuta come il Medioevo – il problema è il taglio di questa panoramica. Di Capua più che fornire una panoramica della realtà dell’epoca per poi approfondire la figura della protagonista (che al suo libro in fondo offre il titolo) si limita a tratteggiare la storia di quegli anni lontani facendo piovere nel contesto le vicissitudini di Marozia come un di più di scarso rilievo.

Della donna apprendiamo giusto quelli che potremmo considerare i più importanti fatti anagrafici, il resto non sono che illazioni prive di ogni fondamento storico (o per lo meno affermazioni per le quali non vengono citate fonti storiche a supporto). Leggendo il libro si scopre che Marozia apparteneva ad una delle più potenti famiglie di Roma, che fu la presunta amante di due papi, che ebbe tre mariti: questo è tutto ciò che di fatto Di Capua fa conoscere della principale esponente di quella pornocrazia che tanto influenzò la politica vaticana intorno all’anno Mille.

Ma l’aspetto che più mi ha indispettita oltre che sorpresa è il modo nel quale l’autore parla della sua protagonista: con una ripetitiva e mai approfondita qualifica che la vede priva di principi e amorale, senza fornire dettagli che possano suffragare questi giudizi che finiscono dunque per diventare semplici pregiudizi. E in un libro che vorrebbe essere un saggio, se non forse esattamente una biografia, questi continui pregiudizi ripetuti senza motivazioni mi paiono così fuori luogo da renderlo quasi una beffa.

Di una donna che a suo dire è stata capace, insieme alla madre, di condizionare la politica italiana per quasi mezzo secolo, Di Capua non svela nulla se non quale sordida storiella equiparabile a dei pettegolezzi. Ma la cosa non pare preoccupare l’autore, a giudizio del quale l’unica presa che Marozia ebbe sul potere le derivò dalla sua bellezza e dalla disinibita – per non dire corrotta – capacità di elargire le proprie grazie a chiunque (papi, re, condottieri e semplici soldati). Lo scrittore non si chiede come, in una società dominata dalle guerre, dalle lotte intestine, dalla minaccia araba, dalle malattie e dall’ignoranza, una giovane analfabeta nonostante gli ottimi natali abbia potuto dominare quanto e più di un uomo. No, l’autore in Marozia vede unicamente una prostituta di lusso che dopo aver scaldato il letto di un papa passa a quello del marito solo perché l’alleanza con un condottiero fa comodo alla sua famiglia, quindi torna ad essere l’amante del papa successivo, sempre senza scrupoli e senza ritegno.

Matrimonio di Marozia ed Ugo di Provenza in un'incisione di Bertolini
Matrimonio di Marozia ed Ugo di Provenza in un’incisione di Bertolini

Le motivazioni che possono aver mosso Marozia sono ridotte ad un’ambizione sfrenata come la sua lussuria, né Di Capua si prende il disturbo di citare fonti diverse da quelle di Liutprando da Cremona che effettivamente parla della nobile Teodosia dei Teofilatti e di sua figlia Marozia come di due sgualdrine. Eppure Liutprando non è l’unica fonte su quei secoli lontani, tuttavia nel citare un altro storico dell’epoca – che invece parla delle due nobildonne come di figure caritatevoli e pie – Di Capua liquida questa contrastante affermazione in quanto a suo dire non veritiera (naturalmente senza spiegazioni).

Analogamente fa compiere gesti o pronunciare parole ai personaggi storici che assolutamente è impossibile verificare, ed in tutti i casi lo fa esclusivamente per porre in cattiva luce Marozia o la sua famiglia. Come quando afferma che la donna a Lucca fu ben felice di tradire il marito per avere una fugace avventura con Ugo di Provenza, o quando riporta come, nell’offrirla in moglie al primo marito, il padre della giovinetta abbia detto grosso modo “l’ha avuta soltanto il papa ed infatti il figlio che Marozia aspetta è suo”. Ma come si potrebbe sapere se una simile conversazione ha mai avuto realmente luogo o se davvero Marozia si è concessa con tale libertà praticamente a qualsiasi uomo che incrociava il suo cammino?

Di Capua non pare preoccuparsi nemmeno della coerenza pur di dipingere a tinte sempre più fosche il ritratto di Marozia, tant’è che in un passo del libro afferma che la ragazza alla cerimonia di insediamento di papa Stefano VI (nell’897) già guardava con occhi pieni di lascivia il cugino vescovo Sergio. Peccato che, per quanto la data di nascita precisa di Marozia sia incerta, viene normalmente posta nell’892 (proprio dai sostenitori della tesi per cui nel 907, a quindici anni, fu amante di papa Sergio III). Dunque stando alla ricostruzione proposta da Di Capua una bimba occhieggia un uomo sperando di dividerne il letto a cinque, massimo sette anni … altro che corruzione e perversità.

Insomma, credo che sia ormai chiaro quanto questo libro mi abbia delusa. Ma soprattutto mi ha amareggiato notare come un professionista che si qualifica “storico” abbia la superficialità di dipingere una donna come un’autentica sgualdrina senza mai citare fonti a suffragio delle sue affermazioni. Magari Marozia è stata davvero un personaggio privo di principi, interessata solo ad ottenere potere senza preoccuparsi di come fare per averlo, ma sicuramente questo libro non permette di accertarsene né di approfondire minimamente una figura che al contrario mi ha fatto percepire solo di sfuggita come interessante ed intrigante proprio perché di lei ancora tutto è (almeno per me dopo aver concluso questa lettura) avvolto nel mistero.

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