“The Selection” di Kiera Cass – Recensione

[Titolo originale: The Selection]

Il mio giudizio in breve:

Libro che coniuga uno stile scorrevole (benché scarno), qualche spunto originale (una competizione dal vivo per sposare il principe) e una certa prevedibilità di fondo senza riuscire purtroppo a conferire profondità né alla storia né ai personaggi. Probabilmente indicato per le quindicenni ma non certo entusiasmante oltre i vent’anni, riserva inoltre la spiacevole sorpresa di non avere una vera fine.

Kiera Cass - The Selection

Qualche perplessità su “The Selection” l’avevo avuta già leggendone l’anteprima e purtroppo non posso che concordare a romanzo concluso che l’intero volume a dispetto di qualche spunto interessante non riesce a mantenere le aspettative create in me della notevole pubblicità positiva che lo accompagna. Il motivo è presto detto: alcune potenzialità davvero carine benché presenti non sono state ben sfruttate e la storia rimane piatta e priva di spessore, oltre che non auto-conclusiva.

La trama, come avevo già osservato nella presentazione dell’estratto iniziale, è di fatto quasi interamente riassunta dal titolo del libro e dalla frase riportata in copertina: in un futuro distopico che vede la società divisa in caste e la maggior parte della popolazione faticare a sopravvivere, qualche intuitivo esperto di marketing e di psicanalisi ha capito come risollevare lo spirito delle persone sfruttate e desolantemente prive di speranze: offrire ogni quarto di secolo circa ad una fanciulla fortunata il privilegio di diventare la moglie del prossimo re. E perché lo spettacolo abbia la massima risonanza ed il più ridondante effetto, si trasforma la scelta in una faccenda pubblica come lo erano i giochi dei gladiatori nell’antica Roma.

Ecco dunque che trentacinque ragazze (ufficialmente sorteggiate in una lotteria, in realtà scelte per motivi assai più scientifici che spaziano dalla bellezza alle relazioni familiari all’appartenenza ad una determinata casta) si ritrovano catapultate a palazzo, dove vivranno a stretto contatto fra loro e con il principe Maxon, l’uomo che ha il privilegio di scegliere chi delle fanciulle impalmare facendone la nuova regina di Illea. Mentre per trentaquattro di queste fortunate giovani si tratta dell’occasione di una vita, America partecipa alla Selezione con un misto di dolore (per l’abbandono da parte dell’uomo che amava da due anni) e di necessità economica (finché rimarrà in gara la sua famiglia riceverà un cospicuo assegno come indennizzo).

Parto con quello che è a mio parere il pregio maggiore della storia: non configurarsi, almeno inizialmente, come una banale storia d’amore. La componente romantica si intuisce ma è più che altro un sottofondo perché da una vicenda sentimentale travagliata la protagonista esce (con il cuore spezzato) e non ha alcuna intenzione di porsi in condizione di soffrire nuovamente. Simpatica dunque, oltre che azzeccata con l’idea di anticonformismo che l’autrice cerca di infondere nel personaggio, la proposta di diventare amica del principe per aiutarlo a scegliere la moglie migliore. Naturalmente non ci sono dubbi sul fatto che America finirà per innamorarsi di Maxon (la preferenza di lui è chiara sin quasi dal principio), ma l’avvio in sordina del loro rapporto unito alla tendenza della ragazza a mettersi in difficoltà con comportamenti poco prevedibili danno alla narrazione una piacevole nota di freschezza.

Peccato che per tutto il resto la vicenda narrata dalla Cass sia superficiale, mal gestita, poco sviluppata e quasi per niente approfondita. Il mondo distopico che fa da sfondo all’ambientazione e che avrebbe potuto conferirle molto spessore, connotando di sofferenza le scelte dei personaggi, finisce per essere nulla più che una fumosa suddivisione in caste e un’ancor più fumosa presenza di gruppi ribelli che periodicamente assaltano il palazzo. La scrittrice (almeno in questo primo volume) non approfondisce né il modo in cui si sia giunti dopo la quarta guerra mondiale ad uno stato monarchico basato sulle caste, né cosa esattamente comporti questa distinzione che in certe pagine pare rigida e vincolante ma qualche passaggio dopo si fa molto meno definita.

Già perché l’essere una prescelta per la Selezione porta automaticamente America a passare nella casta Tre, l’appartenenza all’esercito trasforma Aspen in un Due, il matrimonio implica che le donne assumano la casta del marito (ma evidentemente non vale il viceversa, considerato che la sorella della protagonista sposandosi è salita di un gradino, mentre convolando a nozze con Aspen America finirebbe declassata fra i Sei). Inoltre si scopre che il fratello scultore benché rimanga sempre un Cinque si è di molto arricchito, quindi alla fine anche il fattore economico non pare, almeno a certi livelli, strettamente correlato con l’appartenenza ad una determinata casta …

D’altronde la Cass è semplicistica in quasi tutti gli aspetti – peraltro appena accennati – che dovrebbero caratterizzare la società di Illea. Il fatto per esempio che per legge si debba restare casti fino al matrimonio sembra legato alla riduzione delle malattie ed alla limitazione di figli illegittimi, eppure poi non si fa nulla per limitare la procreazione (soprattutto nelle caste inferiori). La Selezione dovrebbe servire a ridare speranza e ad interessare il popolo, eppure a parte qualche rara ripresa televisiva ed una mezz’oretta di Rapporto settimanale, le ragazze trascorrono il loro tempo senza far nulla, senza imparare nozioni da regina né dimostrare i propri pregi in alcuna prova. Che cosa in ciò dovrebbe interessare il pubblico è davvero un mistero …

Mi pare davvero che ci sia stata molta superficialità da parte dell’autrice nel narrare quello che dovrebbe essere il fulcro stesso del romanzo, la garafra le ragazze. Una trentina di giovani donne trascorrono giorni dopo giorni chiuse in un sontuoso palazzo, tra parrucchieri e truccatori, a farsi confezionare abiti eleganti dalle cameriere e l’unica incombenza è imparare quel minimo di etichetta per stare a tavola e saper salutare i sovrani. Per il resto non paiono fare altro che apparire sorridenti e acconsentire con entusiastica dolcezza se il principe le invita ad un appuntamento; non solo c’è pochissima reale competizione, non c’è neppure alcuno stimolo.

Ad emergere dalla sfida-reality è più che altro l’atteggiamento di ragazze giovani e (molto) superficiali che lottano per una corona della quale vedono solo i privilegi, il cibo buono ed abbondante, gli abiti meravigliosi, i gioielli scintillanti, la popolarità. America è (ovviamente) l’unica a mostrare un po’ più di spirito critico, il desiderio di non far soffocare la propria personalità per uniformarsi al gregge, un nascente interesse autentico per un principe che impara a conoscere come molto diverso da ciò che si aspettava.

Purtroppo il romanzo si blocca sul più bello, ben prima della scelta definitiva, quando un nuovo attacco ribelle spinge la famiglia reale a ridurre drasticamente il numero di partecipanti alla selezione per non metterle inutilmente in pericolo. E su questo repentino calo a sei sole fanciulle, l’elite che costituirà il secondo volume, si chiude “The selection“: a me ha lasciato un po’ di delusione, lo ammetto, ma anche la voglia di leggere il seguito per capire se dopo aver presentato i suoi personaggi la Cass riuscirà a farli interagire con più profondità e a caratterizzare meglio la realtà nella quale si muovono.

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