“In viaggio con la zia” di Graham Greene – Recensione

[Titolo originale: Travels with My Aunt]

Il mio giudizio in breve:

Libro curioso, la prima metà offre molti spunti umoristici che lo avvicinano un po’ a “Don Chisciotte made in USA” o alla signora Pollifax. La seconda metà invece si fa più riflessiva e malinconica, fino a concludersi in modo quasi disilluso. Particolare, eppure non posso dire di averlo apprezzato più di tanto (soprattutto nella seconda parte).

Questo libro riposava sugli scaffali di casa mia da anni, spostato progressivamente sempre più in alto – sorte da me riservata a quei volumi che ancora non ho letto ma dei quali sono comunque restia a disfarmi perché penso sempre che prima o poi troverò l’occasione giusta per leggerli. Nel caso del romanzo di Greene l’occasione è giunta quando una delle tracce mensili della sfida di lettura a cui partecipo proponeva di scegliere un libro che parlasse di viaggi: mi è parso proprio il caso dunque di dedicarmi a “In viaggio con la zia“!

Il Greene che io ricordavo era quello che avevo studiato in letteratura inglese all’epoca del liceo, un autore abbastanza cupo, introspettivo, focalizzato soprattutto su temi religiosi o esistenziali; “In viaggio con la zia” è invece un romanzo decisamente più leggero e ironico, a tratti strampalato se non addirittura esagerato. Il protagonista, ovvero colui che con la zia intraprenderà i viaggi che offrono il titolo tanto all’originale inglese quanto alla sua traduzione italiana, è Henry, tranquillo pensionato che dopo lunghi anni come impiegato bancario ha ora quale massima preoccupazione la cura del suo giardino. Questo almeno finché un evento imprevisto (il funerale della madre) non riporta nella sua vita una figura che da anni era lontana ed assente, l’intraprendente e vivacissima zia Augusta.

A dispetto dei suoi settantacinque anni di età, la donna dimostra fin da subito di possedere una personalità vulcanica, restia a lasciarsi ingabbiare dalle consuetudini della società (e persino dalle sue regole). Nella bizzarra coppia che si è venuta a formare è lei l’uragano venuto ad irrompere nell’esistenza ben più tranquilla del nipote, che solo accompagnando la zia nei suoi viaggi inizia davvero a vivere, a conoscere altre realtà, a fare incontri ed esperienze strane. Anticonformista, arguta, capace di grandi passioni (purtroppo solo verso uomini completamente inaffidabili), zia Augusta prima svela ad Henry una verità per certi aspetti scioccante, quindi lo trascina con sé in un susseguirsi di avventure che non di rado li pongono persino oltre la legalità.

Locandina del film omonimo realizzato nel 1972 con la zia Augusta impersonata dall’attrice britannica Maggie Smith, resa celebre negli ultimi decenni dai ruoli avuti nella saga di Harry Potter come professoressa McGranitt e in Downton Abbey come contessa madre di Grantham.

La trama in sé non è sempre molto originale, quello che la sostiene (soprattutto nella prima metà del libro) è proprio la personalità di zia Augusta, un’autentica ribelle nello spirito che non si lascia frenare né dall’età né dalle opinioni altrui, libera ed indipendente, decisa a fare sempre di testa propria e a non negarsi alcuna esperienza. Se da un lato questa donna anziana è un invito a non lasciare che i pregiudizi ci tarpino le ali, a non permettere che la cosiddetta normalità ci impedisca di raggiungere la felicità, a coltivare la giovinezza interiore anche quando l’età anagrafica inizia a farsi sentire, dall’altro Augusta è talmente sopra le righe che spesso diventa poco credibile. Al punto da trasformare quasi il romanzo in un elogio dell’amoralità, una dichiarazione di come la vita possa considerarsi pienamente vissuta solo ignorando la legge e sbeffeggiando le consuetudini del vivere civile.

Dopo lo sbalorditivo incontro iniziale con questa zia eccentrica e spesso persino scorretta, che porterà scompiglio nella vita ordinata (e ordinaria) di Henry, la narrazione – seppure con parecchi colpi di scena più o meno interessanti e imprevedibili – prosegue sulla medesima falsariga approfondendo la figura di questa vecchietta dal passato discutibile e dal presente tuttora movimentato, che pur di non annoiarsi conducendo un’esistenza regolata dalle consuetudini preferisce l’ignoto e l’avventura continua. E di riflesso quella del nipote tranquillo, placido, un po’ banale, costretto suo malgrado ad abbandonare le certezze di una vita piatta per accompagnare la zia nelle sue follie.

I lettori più realisti probabilmente non ameranno molto il libro, o quanto meno non lo troveranno particolarmente coinvolgente, perché spesso le avventure vissute da Augusta ed Henry sono strampalate ed assurde, benché vissute dai protagonisti come se fossero del tutto normali. Credo che comunque “In viaggio con la zia” possa risultare per tutti una lettura interessante, ricca di spunti nonostante alcune trovate prevedibili, al contempo divertente e malinconica

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