“L’ombra della luna” di M. M. Kaye – Recensione

[Titolo originale: Shadow of the Moon]

Il mio giudizio in breve:

Romantico ed avvincente romanzo d’amore, sullo sfondo della rivolta dei sepoys; un’opera che mi sento di paragonare, riguardo all’India storica, a quello che potrebbe aver rappresentato “Via col vento” per il Sud degli Stati Uniti e la guerra di secessione. Protagonisti di carattere, molte pagine autenticamente poetiche, colpi di scena e un ben strutturato intreccio di realtà e finzione rendono questo libro un capolavoro che io preferisco rispetto a “Padiglioni lontani”, a tratti troppo prolisso e bellico.

Copertina con un disegno eseguito dalla stessa Kaye per accompagnare la riedizione dell'opera negli anni '70
Copertina con un disegno eseguito dalla stessa Kaye per accompagnare la riedizione dell’opera negli anni ’70

L’ombra della luna” è un romanzo storico dell’autrice inglese Mary Margaret Kaye, pubblicato originariamente nel 1957 e quindi ridato alle stampe nel 1979, dopo che la scrittrice raggiunse un successo di scala mondiale con un altro libro dalla forte componente storica, “Padiglioni lontani“. La trama è imperniata sulla tormentata storia d’amore tra il capitano Alex Randall, integerrimo funzionario della Compagnia delle Indie Orientali, e Winter de Ballesteros, giovane ereditiera che dopo alcuni tristi anni passati in Inghilterra torna in India per sposare un uomo che non vede da quando era bambina.

Dopo un avvio un po’ lento, nel quale l’autrice si prende il tempo per introdurre la famiglia di Winter presentandocene il bisnonno e i genitori, la narrazione si sposta in avanti di alcuni anni. A questo punto l’autrice mostra il primo incontro fra una fanciulla ingenua e timida, che all’India guarda come alla terra che le riporterà una vita felice, ed un uomo affascinante e capace, che pur amando spassionatamente l’Oriente è consapevole del pericolo di portare una giovane inesperta in un ambiente instabile quanto una polveriera. Come nella migliore tradizione romantica il primo (ed anche il secondo e terzo) incontro fra Winter ed Alex è piuttosto uno scontro, non solo perché ognuno ha dei preconcetti sull’altro, ma perché la protagonista si rifiuta di credere alle parole del capitano che le descrivono il fidanzato come un uomo pigro, corrotto ed egoista. Eppure, costretti loro malgrado alla forzata vicinanza dettata dal lungo viaggio che dall’Inghilterra li deve condurre in India, i due scopriranno dell’altro aspetti inattesi che porteranno alla nascita di un amore ostacolato non solo dalla scomoda presenza di un marito, ma dall’imminente rivolta dei sepoys che getterà nel sangue e nell’orrore l’intero paese.

Come negli altri suoi due romanzi storici, “Padiglioni lontani” e “Vento dell’Est” (che ho recensito in questo post), anche in “L’ombra della luna” la Kaye sa tracciare con straordinaria abilità un affresco che pur senza farsi macabro né prolisso ritrae perfettamente le condizioni che portarono alla rivolta indiana del 1857 e le strazianti esperienze che si accompagnarono a quella ribellione. La ricostruzione offerta dall’autrice, sia per la situazione di instabilità sia per gli episodi connessi alla rivolta, è accurata e i dettagli storici sono ben mescolati alle vicende di fantasia, sicché è difficile a priori dire dove termini la realtà ed abbia inizio la finzione letteraria.

Quello che comunque mi ha affascinata maggiormente in questo libro sono stati, come già per “Vento dell’Est“, la caratterizzazione dei personaggi e lo svolgersi degli eventi narrati, ricchi di colpi di scena ma mai anacronistici o inverosimili, al contrario tendenzialmente ben calati nella realtà – anche se in qualche passaggio la descrizione dei massacri seguiti alla rivolta è eccessivamente cruda (benché non esasperata o troppo ricca di dettagli).

Winter inizialmente è quasi troppo infantile nella sua cieca fiducia verso il fidanzato, un’autentica giovinetta della nobiltà vittoriana cresciuta all’oscuro dei fatti della vita. Ma presto le difficoltà faranno maturare quest’eroina troppo fiduciosa ed innocente, aprendole gli occhi e spingendola a riflettere meglio sulle proprie azioni. Alex è probabilmente il personaggio dominante del libro, almeno come spessore; intelligente e coraggioso, fedele al suo paese ma prepotentemente alle prese con le decisioni miopi dei suoi superiori, innamorato ma troppo uomo d’onore per dichiararsi alla fidanzata del suo superiore. Alex non ha una crescita altrettanto forte di quella vissuta da Winter semplicemente perché fin dall’inizio è maggiormente consapevole della realtà, ma non per questo i terribili eventi vissuti nell’evolversi della storia lo lasceranno indifferente, al contrario gli chiederanno di scegliere fra onore, amicizia ed amore, di sacrificare qualcosa di sé per un bene superiore.

Una delle parti del libro che trovo più intrigante dal punto di vista dell’analisi caratteriale è quella del viaggio per mare verso l’India, quando obbligati a frequentarsi più di quanto avrebbero fatto normalmente Alex e Winter cominceranno a conoscersi meglio e ad avvicinarsi, ma allo stesso tempo ad allontanarsi. Lui infatti si sente colmo di impotenza e frustrazione per non essere riuscito ad evitare la partenza della contessina, e – sentendosi responsabile di averla condotta verso un paese in precario equilibrio e da un uomo debosciato ed egoista – è sempre più furioso con sé stesso ed imperscrutabile. Winter da parte sua, inconsciamente attratta dall’affascinante capitano ma ancora persa nei suoi sogni infantili su Conway, stranamente a suo agio con Alex dopo il gelo della rigida educazione inglese, perplessa quando si accorge che l’uomo sembra evitarla deliberatamente, comincia a covare un sordo e pacato risentimento che la porterà a reagire con un’avventatezza che segnerà irrimediabilmente il suo destino.

Veduta di Lucknow, uno dei luoghi in cui si muovono i personaggi del romanzo
Veduta di Lucknow, uno dei luoghi in cui si muovono i personaggi del romanzo

I comprimari sono meno approfonditi rispetto ai due protagonisti, descritti soprattutto per quello che è il loro ruolo nell’economia generale del romanzo, ma nessuno di loro (a parte forse Conway) si riduce ad un banale stereotipo perché dei loro comportamenti la Kaye offre sempre una chiave di lettura ed una giustificazione, anche se appena abbozzate. La mia impressione durante la lettura è stata, per certi versi, che ci fosse una dose di spirito austeniano che faceva capolino nei drammi da salotto, durante i sontuosi balli e ricevimenti, nelle macchinazioni della società britannica, il tutto alternato a descrizioni quasi sognanti di antichi palazzi e tramonti infuocati. Senza trascurare una dose più che sufficiente di dramma, intrighi, dettagli storici e suspense.

E volendo analizzare ancora più approfonditamente il romanzo, si nota che al di là della commovente storia d’amore, ci sono numerosi spunti nel background della trama, legati agli eventi drammatici vissuti dai personaggi ed all’idea che ognuno si può fare dell’esistenza. I tempi cambiano, insieme alle abitudini, al modo di vestire, parlare, comunicare, ma le persone non cambiano e le problematiche politiche, religiose, razziali, di indipendenza, di libertà d’espressione e tolleranza sollevate dalla Kaye sono ancora quanto mai attuali. “L’ombra della luna” si qualifica come un’autentica epopea capace di immergere il lettore in un altro luogo e tempo e cultura, di trasportarlo con Alex e Winter sulle calde pianure polverose, nel fogliame lussureggiante della giungla, nelle camere dai colori vivaci del Gulab Mahal. Non ho potuto fare a meno di apprezzare la vibrante ambientazione indiana, le violente scene di battaglia, la fuga mozzafiato dai giardini della Residenza, perché l’autrice ha la capacità di far realmente rivivere la realtà che racconta, un mondo da Mille e una notte sospeso tra fiaba e crudeltà, incanto ed esotismo.

Credo che, fra “L’ombra della luna” ed il più acclamato “Padiglioni lontani“, il libro migliore sia il primo, d’altra parte raccomando entrambi a chi voglia leggere un interessante romanzo storico, accurato ed avvincente al tempo stesso. In particolare in “L’ombra della luna” la trama è ben mantenuta in tutto il volume, la scrittura della Kaye al tempo stesso lirica e forte, capace di esprimere le emozioni dei personaggi innescando una risposta emotiva nel lettore: insomma, questo è un libro che si legge con immenso piacere e che non si dimentica più.

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2 thoughts on ““L’ombra della luna” di M. M. Kaye – Recensione

    1. Buongiorno di nuovo Emanuele e ben ritrovato!
      A mio parere i due romanzi in realtà sono abbastanza diversi, comune è l’impostazione che l’autrice fa della narrazione, ovvero annegare la vicenda romantica in una trama di più ampio respiro dove la Storia stessa gioca un ruolo cruciale. Ovviamente analogo è anche lo sviluppo da un rapporto conflittuale all’amore, ma questo è comune a tantissimi libri romantici. Di simile in effetti c’è anche il fatto che un fraintendimento (o un vero e proprio pregiudizio) iniziale porti le due eroine a sdegnare l’uomo che finiranno per amare, ma per il resto “L’ombra della luna” è parecchio diverso da “Vento dell’Est”.
      Winter torna in India perché sente che quella è la sua vera patria e il luogo dove sarà di nuovo felice, mentre Hero crede che Zanzibar sia un luogo malfamato che lei come esponente dell’Occidente civilizzato deve rimettere in sesto. Per lo stesso motivo Hero si impiccia in questioni più grandi di lei (finendo la maggior parte delle volte per fare più male che bene); Winter, imbrigliata nella rigida società vittoriana inglese prima e nella quasi altrettanto rigida vita delle colonie dopo, cerca di ricostruirsi un briciolo di quella felicità tanto attesa ma che uno sconsiderato gesto iniziale sembra aver compromesso.
      Molto diversi sono anche i protagonisti maschili: Rory è spregiudicato, libero di fare quello che vuole della propria vita, apparentemente desideroso soprattutto di mettere al riparo se stesso e guadagnare qualcosa. Alex al contrario ha un’esistenza fortemente controllata dalla disciplina militare (che spesso gli sta stretta ma alla quale non si ribella) e il suo spiccato senso dell’onore lo spinge a mettere il benessere del Paese prima del proprio. Anche il rapporto di coppia è sviluppato in modo molto diverso nei due romanzi e profondamente diverse sono le avventure, le difficoltà, i momenti felici narrati nell’uno o nell’altro caso.
      Io ho preferito “L’ombra della luna” (pur apprezzando molto anche “Vento dell’Est”), quindi il mio consiglio è – soprattutto se le è piaciuto lo stile a mio parere davvero evocativo della Kaye – di leggerli entrambi. “L’ombra della luna” dipinge un affresco grandioso dell’India di metà Ottocento calandovi con maestria e naturalezza le vicende amorose di una coppia originale ma mai sopra le righe, con il risultato di rappresentare una storia che secondo me regge benissimo il paragone con una pietra miliare come “Via col vento”.

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