“Corrierino delle famiglie” di Giovannino Guareschi – Recensione

Il mio giudizio in breve:

Divertentissima raccolta di osservazioni che, come esplicitato dall’autore stesso nell’introduzione, non sono forse eclatanti ma proprio per questo scatenano immedesimazione nel lettore. Non si può fare a meno di affezionarsi alla strampalata famiglia dipinta da Guareschi e di ritrovarne poi alcuni comportamenti o abitudini nella propria.

corrierinodellefamiglieQuesto volume è composto da una quarantina di simpatici racconti di semplice quotidianità, scritti da Guareschi tra il 1949 e il 1954 ed aventi per protagonista proprio la famiglia dell’autore (ovviamente arricchita da caratterizzazioni e comportamenti di fantasia): papà Giovannino, mamma Margherita, i piccoli Albertino e Carlotta, detta la Pasionaria. Grazie al suo stile immediato e ad una evidente dose di tenerezza, Guareschi trasforma in letteratura la propria e la loro vita, i loro problemi piccoli e grandi; tutto si tramuta in aneddoto e resta abilmente sospeso fra realtà ed improbabilità, in modo che ogni lettore si possa rispecchiare almeno in parte in ciò che lo scrittore va narrando. Tra la logica spesso perversa di Margherita (che passa da Torino per andare a Roma, o secondo la quale è più facile “scendere” da Milano a Napoli che salire in senso opposto), la riservatezza di Albertino e le prese di posizione decise della Pasionaria, ci si diverte e si riflette contemporaneamente.

Raccontate con un divertentissimo umorismo, ma anche con molta serietà, sono infatti le esperienze e i drammi che capitanno – o per lo meno possono capitare – a chiunque. Certo l’universo descritto da Guareschi è un po’ datato ormai, ma è un perfetto spaccato dell’Italia di 60 anni fa, quando la famiglia si riuniva sempre (tutta al completo) a tavola per consumare pasti preparati sulla cucina economica, quando si diceva lapis invece che matita o malgarbo invece di malamente, quando comprare una scala brevettata era un’autentica esperienza, quando a trasportare legna dalla campagna a Milano si poteva rischiare una multa.

Se dunque molte delle situazioni narrate sono oggi impensabili, non per questo la carica del libro ne esce svilita, e ciò grazie al fatto che il “Corrierino delle famiglie” è soprattutto – a mio parere – il dipinto come dice il suo titolo di una famiglia. Ecco allora che in primo piano si ritrova sempre il rapporto fra genitori e figli ed il nodo cruciale costituito dall’educazione dei bambini, temi che non sono certo passati di moda e non lo saranno mai. Per quanto esasperate o addirittura inventate possano essere le esperienze e le battute del libro, esso lascia perfettamente trasparire il legame speciale fra Guareschi e la figlia, il modo in cui i due fanno comunella contro tutti gli altri – siano essi una moglie e madre troppo rigorosa oppure uno stato a cui l’autore non vuole dare il diritto esclusivo di educare la sua bambina. Anche il rapporto fra Giovannino e sua moglie si svela al lettore in tutte le contraddizioni che ragionevolmente caratterizzano la convivenza di due individui sposati da tanti anni: la frustrazione di un marito che non ottiene ciccioli e polenta quando li desidera (ed al contrario si vede cucinare sempre fritto il lunedì), i tentativi di una moglie di far quadrare a priori e con gran senso di economia il bilancio familiare, il fronte comune che due coniugi fanno di fronte ai figli per mostrare che loro appartengono alla “generazione di Muzio Scevola” e non temono dentista né sofferenza.

Attuali sono anche tanti altri aspetti toccati dal libro (i problemi scolastici dei bambini, le loro domande, il giudizio che presto o tardi si ritrovano a dare dei propri genitori) e talvolta il libro prende persino una piega commovente come nel capitolo dedicato alla lettera che Guareschi scrive alla propria madre prendendo spunto dal diploma di maestra conferitole dallo stato dopo la pensione. Ma la cosa secondo me più bella di questa raccolta non sta tanto nelle vicende narrate, quanto nello stile dell’autore: scorrevole, ricco di una poesia semplice e mai artefatta, privo di violenza e di acredine, pronto non solo all’ironia ma soprattutto all’autoironia. Uno stile che fa apparire plausibili ma frasi come “la base di una sana educazione non sta nel negare ai figli quello che chiedono, ma nel fare in modo che ai figli non passi neppure per l’anticamera del cervello di chiedere cose stupide o disoneste”.

Insomma, il “Corrierino delle famiglie” non è Don Camillo, così come si distanzia ancor più notevolmente dall’umorismo paradossale di “Il destino si chiama Clotilde“, ma nella sua semplicità è un libro davvero piacevole, capace di suscitare il sorriso ma anche qualche riflessione profonda. Il che a mio giudizio è un pregio che pochi altri titoli possono vantare.

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