L’estratto della settimana: “Come in un sogno” di Judith McNaught

Decisa a cambiare un po’ genere rispetto alle mie letture più recenti, ho scaricato l’anteprima di un romance a sfondo storico di un’autrice che già conosco, Judith McNaught, pensando di soddisfare in questo modo una delle tracce della sfida di lettura a cui partecipo – “libro ambientato prima del Novecento”. Non mi sono dedicata subito al romanzo completo perché mentre la prima opera che io abbia letto di questa scrittrice (“Ritrovarsi“) mi piacque davvero molto, già con la seconda (“Sarà per sempre“) ebbi reazioni più tiepide e temevo di andare ulteriormente in calando. Effettivamente la lettura dei primi capitoli di “Come in un sogno” mi ha lasciato emozioni contrastanti e un desiderio decisamente flebile di scoprire come evolverà la storia fra Jennifer e Royce.

Ma chi sceglie le copertine dei romanzi? La protagonista NON ha i capelli castani!
Ma chi sceglie le copertine dei romanzi? La protagonista NON ha i capelli castani!

Lei è la primogenita di un lord scozzese fra i più potenti e rispettati, lui un condottiero di re Enrico d’Inghilterra talmente valoroso sul campo di battaglia ma anche così crudele da essersi meritato (nella non proprio pacifica società dell’ultimo quarto del XV secolo) il soprannome di Lupo Nero. L’incontro fra i due è di quelli tempestosi: le loro famiglie appartengono a schieramenti opposti nella guerra fra l’inglese re Enrico ed il suo corrispettivo scozzese Edoardo, e come se ciò non fosse sufficiente Royce medita di prendere d’assedio la fortezza del padre di Jennifer e lei, insieme alla sorella minore, viene rapita dagli uomini del Lupo Nero.

Le premesse per tensioni, colpi di scena e vivaci dialoghi fra i protagonisti ci sono tutte, eppure l’anteprima del romanzo a mio parere non risulta avvincente e non riesce ad entusiasmare. A farmi storcere un po’ il naso ci si è messo fin da subito il nome dell’eroina: Jennifer? per una nobildonna scozzese del tardo Quattrocento? Royce, Stefen, Brenna, Malcom, Alexander sono tutti nomi che possono piacere più o meno ma che hanno un’aura antica – Jennifer no. Ed infatti un po’ di ricerche online mi hanno confermato che il nome, derivato da una forma diffusa in Cornovaglia del gallese Gwenhwyfar, si diffuse fuori dalla Cornovaglia solo al principio del Ventesimo secolo grazie alla fama dell’opera di Shaw “Il dilemma del dottore“. Ammetto che non ci si dovrebbero creare preconcetti su un libro solo per particolari simili, ma di certo l’inizio non è stato dei più promettenti.

Né la situazione è migliorata molto con la caratterizzazione di Jennifer, tipica donna vivace e un po’ ribelle che fa la sua incantevole figura nei romance (visto come si mette e toglie dai guai, come battibecca con il protagonista, come affascina chiunque coi suoi modi aperti e la sua solarità) ma che non solo è diventata uno stereotipo ormai scontato – per quante volte tale figura è stata riciclata nelle più diverse storie – ma ha una credibilità storica quasi nulla. Per l’ennesima volta infatti il lettore si trova di fronte ad una giovinetta bellissima e testarda che, in un’epoca in cui la sottomissione femminile era un dato di fatto, si comporta con una testardaggine incredibile: rifiuta una proposta di matrimonio, risponde con arroganza ad un guerriero che l’ha fatta prigioniera (e non paga lo picchia e lo morde, ricevendo da lui solo uno schiaffo), continua a far piani per scappare da coloro che l’hanno rapita (un intero accampamento di soldati) …

Così mi sono immaginata Royce, per quel poco che di lui traspare dall'estratto iniziale del libro
Così mi sono immaginata Royce (simile al volto cinematografico di Aragorn), per quel poco che di lui traspare dall’estratto iniziale del libro

Capisco che un carattere docile come quello di Brenna avrebbe permesso uno scarso sviluppo della trama, ma forse avrebbe potuto costituire invece il punto di forza del tutto – lo spunto ad per un progredire meno scontato degli eventi. Invece la vicinanza fra questi due forti temperamenti si tradurrà – come lascia intuire l’estratto del libro – in una notte di infuocata passione fra Royce e Jennifer, alla quale segue giocoforza un matrimonio che non è solo riparatore del macchiato onore della fanciulla ma anche (almeno in teoria) un’approvazione regale alla pacificazione fra inglesi e scozzesi. Le eroine della Cartland per esempio sono meno esuberanti e cocciute della protagonista di “Come in un sogno“, eppure questo non ha impedito loro di vivere avventure insolite ed interessanti …

Del romanzo confesso che non mi ha convinta molto nemmeno lo stile: nella prima scena (quella del matrimonio) Jennifer passa metà del tempo in un fantasioso dialogo mentale con Dio per chiedergli di salvarla, poi si passa ad un racconto in retrospettiva punteggiato di particolari stonati. Quando per esempio la giovane donna gioca coi bambini del convento la McNaught scrive “assunse la posa del classico mostro con le braccia in alto e le dita piegate come artigli“: ma è davvero un paragone calzante per descrivere l’atteggiamento scherzoso di una nobile fanciulla di oltre cinquecento anni fa? c’era già all’epoca la posa classica da mostro? In un altro passaggio invece la scrittrice descrive Jennifer dicendo che ha “occhi chiari e lucenti come il cristallo” (il che a me fa pensare ad una tinta luminosa e chiara come l’acquamarina), salvo poi una pagina oltre dire che i suoi occhi sono “simili a zaffiri liquefatti” – e gli zaffiri hanno tipicamente una sfumatura decisamente blu.

Che dire, anche in questi casi non si tratta di difetti gravi ma di note sgradevoli che tuttavia, valutate insieme ad una certa prevedibilità della storia e del comportamento dei protagonisti – non mi fa desiderare per ora di proseguire con la lettura di questo libro.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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