“Il novizio del diavolo” di Ellis Peters – Recensione

[Titolo originale: The Devil’s Novice – The Cadfael Chronicles #8]

Il mio giudizio in breve:

Altro eccellente libro di investigazione a tinte tenui. Per oltre un terzo del romanzo non abbiamo morti, solo fatti curiosi, ma l’atmosfera è ben resa e nel complesso la lettura procede spedita. Dopo il ritrovamento del cadavere la parte investigativa ha maggior peso, anche se è un po’ prevedibile e la ragione dell’omicidio chiara solo nel finale. Comunque un buon libro, bella anche la figura femminile che si contrappone a quella tormentata del “novizio del diavolo”.

novizioDiavolo

Siamo ormai all’ottavo capitolo della saga incentrata su fratello Cadfael e, in un certo senso, la mia recensione non si discosta troppo da quelle dei volumi precedenti. Quello che più affascina secondo me nei romanzi della Peters è l’accurata ma mai pedante ricostruzione storica, che porta letteralmente in vita di fronte al lettore la realtà inglese del tardo XII secolo.

Oltre ad essere un contesto originale per l’epoca in cui i libri furono scritti, l’ambientazione medievale e la scelta di rendere protagonista delle varie avventure un monaco rendono il tono dei vari episodi sempre pacato, apparentemente sereno. E quando questa tranquillità superficiale viene sconvolta dall’omicidio anche se non assistiamo a sparatorie, inseguimenti e violenza un intensificarsi del ritmo narrativo fa crescere la suspense ed accompagna il lettore verso le indagini di questo saggio ex crociato che – senza impronte digitali o esami di laboratorio – riesce sempre ad arrivare alla verità.

Questo capitolo in particolare è incentrato sulla figura di Meriet, secondogenito di un feudatario del luogo che raggiunge l’abbazia di Shrewsbury per prendere i voti. Nonostante il giovane si impegni al massimo in tutte le incombenze che gli sono assegnate, chiedendo a più riprese che il suo periodo di noviziato possa essere abbreviato, fratello Cadfael ha l’impressione che la decisione di lasciare il mondo secolare sia stata più un’imposizione che una scelta. La situazione inoltre si fa presto spinosa perché dopo un banale incidente nei campi Meriet inizia ad avere incubi ed urlare nel sonno, spaventando talmente gli altri confratelli da guadagnarsi il soprannome di novizio del diavolo. Questa difficile convivenza sembra spezzarsi quando Meriet aggredisce violentemente un monaco, incidente a seguito del quale lo stesso priore invia fratello Cadfael dai familiari del giovane per avere ragguagli sulla vocazione di Meriet.

Come accennavo anche nel giudizio sintetico riportato all’inizio della recensione, per molti capitoli non c’è traccia di delitto. La tensione è mantenuta comunque ad un buon ritmo dagli strani comportamenti di Meriet (amplificati dall’eco che provocano negli altri monaci) e quindi, quando finalmente un cadavere fa capolino fra le pagine del libro, il lettore non può fare a meno di chiedersi come esso sia legato ai segreti che fin dall’inizio si intuiscono dietro i silenzi e gli sfoghi di Meriet. Sia prima che dopo la scoperta del delitto, il romanzo appare calibrato con abilità, grazie alla presenza di alcuni colpi di scena posizionati esattamente al momento giusto per mantenere l’attenzione e dare le opportune svolte alla trama.

Come sua abitudine, la Peters riesce a sviluppare la trama dosando sapientemente misurati indizi, informazioni apparentemente fuorvianti, approfondimenti psicologici dei personaggi. In questo modo il lettore procede di pari passo con Cadfael, con andamento frammentario ma realistico, verso la rivelazione finale e la risoluzione del mistero.

La componente mistery (che purtroppo è spesso un po’ debole nei libri dell’autrice) è ben sviluppata ne “Il novizio del diavolo“. Infatti anche se il delitto in sé appare relativamente prevedibile, la spiegazione di movente e assassino appaiono davvero chiare solo nel finale – che rimane comunque un pochino ingenuo. Nel complesso dunque mi ha soddisfatta la presenza di un delitto per il quale non si sa bene chi sospettare davvero (e soprattutto perché) e ho apprezzato che le indagini abbiano portato spesso Cadfael lontano dall’abbazia, movimentando ulteriormente la storia.

A rendere avvincenti secondo me i romanzi della Peters sono comunque soprattutto i suoi personaggi, sulla cui psicologia e il cui carattere l’autrice punta molto. Fratello Cadfael si trova di volta in volta a far luce su fatti brutali, violenti ed inaspettati, accaduti in un’epoca in cui sospetto, dicerie o superstizioni non di rado potevano far condannare una persona al patibolo. Ecco allora che il nostro erborista indaga con discrezione, senza invadenza, destreggiandosi abilmente tra i sottili legami delle gerarchie di monaci, nobili e persone di potere che lo circondano.

Come al solito è presente sullo sfondo anche una sottotrama romantica, che per quanto mi riguarda costituisce un piacevole arricchimento del romanzo e che in questo caso ha fatto da contraltare al difficile rapporto fra Meriet e il padre. E come al solito lo stile è scorrevole (benché il ritmo non sia mai frenetico); nonostante questo sia l’ottavo episodio i personaggi principali sono ben delineati oltre che verosimili, ed anche un lettore occasionale che non conosca la saga riesce a cogliere i tratti salienti di ciascuno.

Come le altre opere dell’autrice anche questo volume avvince soprattutto per l’atmosfera ricreata, per l’approfondita caratterizzazione dei personaggi e perché il lettore riesce sempre a seguire il filo dei pensieri di Cadfael, immedesimandosi nelle sue indagini. Non saprei che altro aggiungere, io ho letto con piacere questo “Il novizio del diavolo” e credo che sicuramente piacerà a tutti gli appassionati della Peters o – più in generale – di gialli medievali.

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