L’estratto della settimana: “Ti amo ma non posso” di Cecile Bertod

Siccome ho già letto due romanzi della Bertod, “Tutto ma non il mio tailleur” e “Non mi piaci ma ti amo“, trovandoli entrambi decisamente meno accattivanti di quanto le entusiastiche recensioni online lasciassero presagire, prima di acquistare quest’ultima opera della scrittrice ho deciso di provare con l’anteprima gratuita. Saggia decisione, che una volta di più mi ha confermato come per me Cecile Bertod sia proprio da evitare.

Perché se la protagonista del romanzo è una donna curvy la donna scelta per la copertina ha gambe degne di una fotomodella?
Perché se la protagonista del romanzo è una donna curvy la donna scelta per la copertina ha (snelle) gambe degne di una fotomodella?

Non dico che “Ti amo ma non posso” sia un libro orribile a cui andrebbe dato fuoco, ma per quanto mi riguarda non riesco davvero a trovare nella scrittura della Bertod quell’ironia di cui tutti parlano e che effettivamente potrebbe rendere la lettura interessante. Per me invece gli aspetti negativi affossano completamente quelli che potrebbero essere i pregi del romanzo, al punto che persino concludere la lettura dell’estratto è stata una fatica.

Innanzitutto la protagonista, Sam: in un certo senso una figura interessante, perché diversa dalle super-belle o super-brillanti eroine che spesso si ritrovano nei romance e nella narrativa rosa in genere. Peccato che Sam viri un po’ troppo decisamente sul versante opposto, quello della moderna Cenerentola infelice e bistrattata: giovane donna “morbida” sempre in conflitto con il proprio peso, eccessivamente oberata di incombenze sul posto di lavoro (incombenze che tendenzialmente accetta perché nutre ancora il sogno di fare carriera, o perché imbambolata dagli occhioni del capo), innamorata senza speranza del viceredattore – un uomo affascinante al punto da parere irraggiungibile ma che soprattutto non la vede nemmeno, se non per affidarle qualche incarico noioso che non vuole sobbarcarsi lui stesso.

Insomma, Samantha è la tipica protagonista con dei problemi e una vita tutt’altro che perfetta, ma se da un lato si può per questo provare empatia e simpatia nei suoi riguardi, trovo davvero difficile immedesimarmi in lei. Riesco a capire che tre anni al Chronicle non le abbiano ancora dato la forza di scacciare un’infelice attrazione sentimentale, mentre mi è incomprensibile la sua lotta per allacciare un paio di jeans a vita bassa. Sì, mi riferisco al primo capitolo, alla presentazione che l’autrice ci offre della sua eroina, persona abbastanza contraddittoria da avere solo maglioni neri di due taglie più grandi (per coprire delle forme troppo formose per essere “alla moda”) ma che per la parte inferiore del corpo sceglie jeans talmente aderenti da non riuscire a chiuderli se non con contorsioni degne di una ginnasta olimpionica. Non posso farci nulla, a me una simile presentazione della protagonista non suscita risate o sorrisi, ma solo un vago senso di fastidio.

Ed in effetti anche la stessa Sam non mi convince perché la giudico troppo esasperata nel suo essere “normale” ma con problemi, una donna senza autostima che passa il proprio tempo a fantasticare oppure a sgobbare dietro un lavoro che non la realizza – e dal quale infatti cerca di sfuggire o con sciocche scommesse fra colleghe (per giocarsi chi delle due debba intervistare un impresario di pompe funebri), oppure con le fantasticherie di cui dicevo (che vanno dal desiderare che sia già l’ora della pausa caffè a sbavare per Dave). Insomma, né la personalità né le vicende di Sam mi hanno davvero appassionata, e lo stesso può dirsi della sua controparte maschile, il tipico uomo affascinante che cambia donna come potrebbe cambiare camicia e non riesce quasi a respirare quando si rende conto che, per non buttare alle ortiche un promettentissimo articolo a sfondo politico (e con esso il suo lavoro), dovrà rinunciare per ben tre mesi a comparire sulle prime pagine dei tabloids fiancheggiato da bellezze mozzafiato.

Come se non bastassero due protagonisti poco interessanti, nemmeno lo stile della Bertod soddisfa le mie preferenze. Un po’ perché, come ho già detto, non lo trovo né avvincente né ironico, ma soprattutto perché ho giudicato a dir poco irritante il passaggio dalla scrittura in prima persona (come nel capitolo iniziale, quando Sam mette le lettrici a conoscenza dei suoi problemi di peso e degli altri aspetti poco esaltanti della sua vita) al narratore onnisciente del capitolo successivo. A peggiorare il tutto poi questa parte in terza persona, che mostra dall’esterno la discussione fra Dave ed il direttore del giornale, finisce per arricchirla con osservazioni personali (che in una simile narrazione ci stanno – a mio parere – proprio come i cavoli a merenda) del tipo Tom è fatto così oppure Dave lo sa. E questa fastidiosa alternanza prosegue anche nei capitoli successivi, in un confuso rimescolarsi fra gli estenuanti vaneggiamenti della protagonista e descrizioni fatte da un punto di vista esterno ma pur sempre velate da giudizi ed impressioni personali (quasi che persino la voce narrante dei momenti in terza persona non fosse altro che un ulteriore personaggio della storia, della quale vuole mettere a parte i lettori come se si confidasse con loro).

Insomma, come credo sia chiaro da questo mio post – oltre che dalle mie precedenti recensioni di opere della Bertod – ho definitivamente stabilito che quest’autrice non fa per me e dopo aver eliminato  “Ti amo ma non posso” dal mio ebook-reader sono nuovamente in cerca di un romanzo capace di catturarmi ed intrigarmi fin dalle prime pagine. Sarà una ricerca destinata al fallimento?

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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