Non è un libro ma … Recensione di un gioco da tavolo: “Zombie Kidz”

Il post di oggi è dedicato ad un gioco da tavolo che è arrivato solo di recente in casa nostra e che, nonostante qualche dubbio iniziale, sono stata proprio io a scegliere per i miei figli. Mi riferisco a “Zombie Kidz“, prodotto che come il titolo lascia facilmente intuire si pone nella scia dei numerosi giochi in scatola, legati agli ottusi mangia-cervelli non morti, messi sul mercato negli ultimi anni.

Personalmente non sono un’appassionata di quest’argomento, per quanto mio marito mi abbia fatto conoscere la serie televisiva iZombie che tutto sommato trovo poco sanguinolenta e abbastanza piacevole, ma circa un mesetto fa mio figlio ha chiesto a tutti i costi come regalo un videogioco intitolato “Plants vs. Zombies“: simpatica rivisitazione della battaglia contro i non morti, che in questo caso vengono osteggiati da vegetali ultra combattivi come girasoli, piante di piselli, zucche, ninfee secondo una logica interessante e tutt’altro che paurosa.

Il videogioco Plants vs. Zombies
Il videogioco Plants vs. Zombies

Sulla scia dell’entusiasmo dimostrato non solo dal bambino ma pure dalla sorellina per il videogioco, ho deciso di acquistare un gioco da tavolo di ispirazione vagamente simile (ovvero sconfiggere gli zombie) e la mia ricerca mi ha portato a scegliere Zombie Kidz perché è un cooperativo, il che a mio parere permette ai bambini – per lo meno ai miei figli! – di auto-gestirsi durante la partita senza che chi è in svantaggio si arrabbi con l’altro.

In questo gioco gli zombie hanno iniziato ad arrampicarsi fuori dalle loro tombe, ma solo i bambini si sono accorti del preoccupante fenomeno, mentre gli adulti liquidano come bizzarre fantasie infantili le allarmanti notizie riportate dai loro fogli. Sarà dunque compito dei giocatori, che impersonano appunto i bambini del titolo appunto, recarsi nel cimitero cittadino sia per eliminare gli zombie sia per chiudere con robusti lucchetti i cancelli del cimitero stesso, fermando in questo modo la sempre più probabile invasione di non-morti mangia cervelli. Ad ogni turno di gioco prima escono dalle proprie tombe un po’ di zombie (se si ha fortuna col tiro del dado non ne appaiono di nuovi), poi il giocatore si muove e sceglie se uccidere i non-morti o chiudere col lucchetto un cancello.

Il gioco da tavolo che presento in questo post
Il gioco da tavolo che presento in questo post

Entrambe le azioni sono importanti perché la vittoria si ottiene o rimuovendo tutti gli zombie dalla plancia (ma attenzione che se su una lapide si accumulano tre zombie, i giocatori non potranno più andare in quella casella e quindi non potranno eliminarli) oppure quando tutti e quattro i cancelli del cimitero sono stati chiusi dai lucchetti. Si perde invece la partita se al momento di collocare un nuovo zombie sulla plancia non se ne hanno più nella riserva oppure se si è costretti a posizionare un terzo zombie su una lapide dove sia presente la pedina di un giocatore. Spiegate per iscritto le regole possono parere complesse ma non lo sono affatto, il gioco si spiega in un paio di minuti durante i quali si sistemano anche i vari tasselli sul tavolo e si è subito pronti per iniziare una partita.

L’ambientazione è secondo me ben scelta a livello di storia, anche se poteva essere più curata nella realizzazione pratica. Poiché infatti il gioco si presenta completamente privo di elementi tridimensionali (la casa, i cancelli, le pedine), che tanto piacciono ai bambini anche più grandicelli, tutto si riduce a dei disegni su tabellone e tessere – il che va secondo me un pochino a sminuire l’effetto di ansia e tensione che dovrebbe permeare le partite a Zombie Kidz.

Per fortuna le mosse fra cui ciascun giocatore deve scegliere le azioni da compiere ad ogni turno sono invece ben adattate all’ambientazione, permettendo così anche ai più piccoli di capire con immediatezza se è massacrare zombie (rifornendo così la riserva) oppure raggiungere un compagno e mettere un lucchetto ad un cancello (per avvicinarsi sempre più alla vittoria). Anche l’idea per esempio di non poter disinfestare una lapide con sopra tre zombie è buona: i giocatori impersonano dei ragazzini, che quindi avranno giustamente paura di essere sconfitti se dovessero affrontare troppi non-morti tutti insieme …

La componentistica come dicevo è essenziale, caratterizzata da una grafica accattivante ma nel suo insieme denota una certa mancanza di cura ai particolari. I componenti del gioco non sono numerosi: una plancia di appena 20×20 cm disegnata su entrambi i lati (uno per le partite in coppia, l’altro per quelle a 3 o 4 giocatori), le quattro pedine raffiguranti i bambini cacciatori di zombie, 4 tessere lucchetto e 8 tessere zombie, un dado colorato (ed ovviamente un regolamento multilingua, fra cui anche l’italiano). I materiali sono nella media, costituiti da cartone abbastanza spesso, ma non posso negare che il piano di gioco sarebbe risultato più scenografico se le pedine dei giocatori fossero state delle miniature (invece che dei cartoncini bidimensionali da tenere in piedi con l’apposito appoggio trasparente) e se gli zombie (che in fondo sono solo 8!) avessero avuto ciascuno un aspetto differente.

Mio marito, più appassionato di me in merito non solo all’argomento zombie ma anche nei riguardi di film fantascientifici e/o un po’ truculenti, mi ha fatto notare che almeno due dei disegni realizzati per le pedine dei giocatori vanno ad omaggiare dei lungometraggi abbastanza noti: il protagonista di Matrix è ricordato dal bambino in completo scuro e occhiali, la protagonista di Kill Bill dalla ragazzina con l’aderente tutina giallo-nera. Una volta che mi è stata fatta notare questa somiglianza l’ho effettivamente colta anche io, ma siccome difficilmente il pubblico a cui il gioco è destinato avrà avuto molte occasioni di vedere le due pellicole citate, personalmente avrei preferito una maggiore attenzione ad altri aspetti come il fatto del quale ho già parlato che siano stati disegnati due soli tipi di zombie.

Ecco l'aspetto delle pedine per i giocatori, dei lucchetti e delle tessere zombie
Ecco l’aspetto delle pedine per i giocatori, dei lucchetti e delle tessere zombie

Di positivo c’è da dire che il gioco richiede davvero poco spazio sul tavolo e siccome anche la scatola è di modeste dimensioni e le partite hanno durata contenuta, Zombie Kidz può essere tranquillamente portato con sé in vacanza come alternativa ai più classici giochi di carte nelle giornate di pioggia. Oppure per intrattenere un po’ i bambini durante un viaggio in treno per esempio.

La meccanica di gioco di questo collaborativo molto semplice è di fatto centrata sul fattore fortuna. Certo, i giocatori hanno la possibilità di muovere o meno e di scegliere l’azione specifica da compiere (zombie o lucchetto), ma non si può certo parlare di personaggi con poteri variabili o movimento sulla mappa di gioco nello stesso senso in cui si intendono in giochi per esempio come Andor. D’altra parte non siamo di fronte a un mero gioco dell’oca perché i partecipanti devono stabilire quale sia il comportamento di volta in volta più conveniente, soltanto la pianificazione a lungo termine non è spesso possibile a causa della casualità con cui gli zombie vanno posizionati sul tabellone.

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Aspetto del tabellone di gioco durante una partita

Come tutti i giochi cooperativi inoltre, anche Zombie Kidz soffre dell’ipotetico problema per cui il giocatore più esperto o comunque più deciso prende in mano le redini della partita guidando gli altri lungo la propria linea d’azione. Va detto tuttavia che ognuno è libero nel proprio turno di comportarsi come meglio crede e difficilmente senza collaborare davvero i bambini riusciranno a sconfiggere gli zombie, inoltre ho notato che i più piccoli hanno spesso la tendenza a preoccuparsi solo dei cancelli da chiudere e a capire l’importanza strategica della rimozione di non-morti dal cimitero solo quando la situazione inizia a farsi critica: da quel momento in poi l’ansia di vincere è tale che difficilmente il gruppo perderà coesione e altrettanto difficilmente seguirà supinamente le indicazioni di un unico leader.

La nostra esperienza: dopo qualche partita iniziale fatta anche con un adulto, i miei figli non hanno avuto difficoltà a giocare da soli e generalmente (a meno di tiri particolarmente sfortunati) sono riusciti anche a conquistare la vittoria. Secondo me però non è molto centrata l’età target indicata sulla scatola: 7 anni possono forse andar bene per bambini che non abbiano mai visto un gioco da tavolo, altrimenti abbasserei decisamente l’età a 6 anni anche leggermente scarsi. Vista infatti la forte componente aleatoria del gioco è difficile che bambini intorno ai 9-10 anni lo trovino ancora molto appassionante, mentre i più piccoli (che spesso hanno maggiori difficoltà a decidere la giusta strategia) lo apprezzeranno sicuramente e non saranno impauriti dal tema horror dell’ambientazione grazie all’umorismo di cui sono caratterizzati i disegni.

 

Queste le caratteristiche riportate sulla scatola:gif-board-games
Gioco da 2 a 4 giocatori
Età dai 7 anni in su
Durata di una partita: 15 minuti

 

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