“The Elite” di Kiera Cass – Recensione

[Titolo originale: The Elite]

Il mio giudizio in breve:

Secondo capitolo della saga di America Singer, da un lato fornisce un minimo approfondimento della storia e della società distopica che fa da sfondo al romanzo, dall’altro rimane poco originale e non avvincente a causa della mancanza di spessore tanto dei protagonisti quanto degli eventi narrati. Come il precedente infine non ha una conclusione, demandata all’ultimo volume della trilogia.

Le travagliate vicende di America Singer si erano arrestate al termine di “The Selection” con la riduzione forzata delle ragazze in gara per il cuore di Maxon a sei soltanto e da qui prende l’avvio il secondo volume della trilogia della Cass, che sarà tutto incentrato di fatto sugli altalenanti umori e capricci di questa ragazzina che non sa fare chiarezza né nel proprio cuore né nella direzione che vuole dare alla sua vita.

Se dal lato sentimentale infatti si alternano l’amore ancora presente verso Aspen e quello nascente per Maxon, neppure ragionare sul proprio destino porta la protagonista a stabilire una linea d’azione che duri più di un capitolo o due. Il pensiero dominante sembra essere quello di dimostrare che può fare la principessa, alternato all’altruistico desiderio di migliorare le cose per Illea, ma poi si cade su adolescenziali dubbi che rimettono in gioco qualsiasi decisione precedente.

Ecco, quello che (da adulta con il doppio degli anni di America) proprio non ho digerito in “The Elite” è l’indecisione infantile, irragionevole e immotivata della ragazza, alla quale fanno da contraltare comportamenti altrettanto inverosimili da parte degli altri personaggi. America anche solo per gelosia verso le attenzioni che lui dedica alle altre pare apprezzare, se non proprio amare, Maxon, ma poi le basta vedere di sfuggita Aspen sulle scale o davanti alla sua porta e daccapo tiene alla larga il principe per gettarsi fra le braccia dell’antico fidanzato. Comportamento che già sarebbe risibile di per sé ma che diventa assurdo dopo l’episodio seguito alla notte di Halloween: considerata la pazienza dimostratale da Maxon non può evitare (anche ad Aspen) il rischio di una punizione per tradimento mantenendo le distanze da una guardia di palazzo?

D’altronde pure l’episodio al quale ho appena accennato è di un’irrealtà e prevedibilità estreme; che nelle ragazze ammesse alla selezione una sgarrasse era ovvio, così com’era ovvio che questo avrebbe generato un evento eclatante in conseguenza del quale un nuovo malinteso avrebbe allontanato i protagonisti. Inutile anche in questo caso osservare che Maxon si è sempre dimostrato gentile e tollerante con tutte, e che sarebbe stato sufficiente parlargli con onestà per sistemare le cose senza drammi: l’onestà nel mondo di Kiera Cass è qualcosa che non esiste.

Il principe fa tenerezza con la sua caparbia capacità di amare e dare tempo ad una sciocca ragazza cocciuta ed indecisa, ma tutta questa sua pazienza è altrettanto inspiegabile ed irrealistica dei perenni voltafaccia di America. Né il finale, che pure dovrebbe essere ricco di pathos dopo le rivelazioni sui segreti del giovanotto, aiuta a rendere il personaggio più plausibile: Maxon soffre in silenzio per anni, nessuno percepisce il suo disagio, lui non fa niente per cambiare le cose (o forse non ci riesce), ma al contrario degli eroi romance che da un’esperienza simile uscirebbero cupi e devastati, il biondo futuro re di Illea ha ancora in sé il garbo di invitare a turno le ragazze a stare con lui perché non si sentano escluse …

Sinceramente però questo tirare in lungo la scelta di una sposa non mi ha convinta: le candidate non fanno praticamente nulla di speciale per guadagnarsi la stima o l’affetto di Maxon, a conti fatti non passano neppure molto tempo con lui visto che il principe (a differenza delle fanciulle) solitamente ha compiti seri di cui occuparsi. Sul finire del libro si intuisce che con qualcuna c’è più feeling ma ancora una volta non c’è tensione nell’evolversi della selezione; se non fosse per la castità imposta dalle leggi di Illea parrebbe di stare in un moderno harem dove l’uomo sceglie abbastanza casualmente (e con straordinaria equità) di passare un po’ di tempo con una donna e un po’ con un’altra senza che gli importi più di tanto.

D’altronde la visione delle donne che la Cass veicola è abbastanza quella di donne-oggetto che non agiscono e non propongono, con la parziale eccezione della protagonista. Tipicamente le fanciulle dell’elite oziano, si fanno belle, appaiono in televisione ma non hanno profondità come non ne ha l’affascinante regina madre che pure sembra universalmente apprezzata e  ammirata (per cosa dunque?). L’unica i cui pensieri sono davvero esplorati è America ma tralasciando la sua sgradevole indecisione sentimentale, la sfida che la tiene a palazzo rimane per la ragazza una questione tutto sommato marginale e lei non prova altro se non un certo fastidio per il tempo e le attenzioni dedicate dal principe alle altre. Ed anche in questo la protagonista non fa che dimostrare il suo perenne egoismo: si lamenta infatti che se Maxon la amasse dovrebbe stare solo con lei, incurante di fare esattamente lo stesso (anzi peggio, visto che lei agisce in segreto), e non fa che tirare in ballo il suo appartenere ad una casta bassa come spiegazione per tutto quello che la rende insicura.

Probabilmente anche in questo libro come nel precedente la parte migliore e più realistica è rappresentata dalla tensione psicologica ed emotiva a cui sono sottoposte le sei rimaste in lizza, dai loro battibecchi fatui ma motivati visto che ancora una volta l’unica preoccupazione è attrarre il principe più di quanto non facciano le altre. L’unico aspetto che mi abbia un po’ intrigata è stato il leggero approfondimento sulla situazione politica, o meglio sulle decisioni e sulle dinamiche che hanno portato alla formazione delle caste, ma come già nel primo romanzo la questione è stata appena sfiorata.

Di fatto “The Elite” è un distopico ancor meno di “The Selection“: trecento pagine impegnate quasi esclusivamente per portare avanti un triangolo amoroso ripetitivo e tutt’altro che emozionante, che di nuovo non si conclude perché anche questo finale rimanda ad un libro successivo, “The One“. Libro che leggerò per completare la storia (che considero unica nonostante la divisione in tre volumi), ma al quale mi accosterò (lo confesso) con aspettative davvero basse.

Voto:gifVotoPiccola

 

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