L’estratto della settimana: “La città sepolta” di James Rollins

Come ho ammesso esplicitamente nella risposta ad un commento sulla recensione del bellissimo “Appuntamento con l’oro“, benché io ami leggere e non mi formalizzi troppo in merito al genere cui un romanzo appartiene, sono al contrario decisamente conservatrice in merito agli autori. Nel senso che quando ne trovo uno che mi piace davvero saccheggio librerie e biblioteche, mercatini dell’usato e store online pur di accaparrarmi una copia di qualsiasi cosa quello scrittore o scrittrice abbia scritto. E se quei libri sono tali da essere, a mio parere, splendidi, non è raro che io li legga e rilegga – pur sapendone ormai a memoria interi pezzi – invece di provare il brivido della novità con quale autore che ancora non conosco.

cittasepolta

D’altra parte mi rendo conto che questo è un limite, e periodicamente cerco di superarlo provando almeno un paio di romanzi di autori pescati praticamente a caso fra i suggerimenti che Amazon propone al mio profilo di utenza sulla base degli acquisti già effettuati e della mia più recente cronologia di navigazione. A volte mi sento così avventurosa che leggo a mala pena persino il riassunto del romanzo, proprio per avere un’immersione totale dell’ignoto. Con James Rollins non mi sono spinta tanto in là perché avevo capito che questo scrittore ha dato origine ad un ciclo di opere legate dalla medesima ambientazione di fondo e mi sembrava una scelta saggia seguire l’ordine di pubblicazione – il che mi ha portata ad avvicinarmi a “La città sepolta“.

Il romanzo è, come dicevo, il primo incentrato sulla Sigma Force, una divisione segreta del Dipartimento della Difesa statunitense, composta da agenti con un addestramento militare ed indiscutibili capacità atletico-tattiche ma soprattutto scientificamente specializzati. Il compito di questo elitario gruppo di quasi supereroi è quello di proteggere gli Stati Uniti, ma più in generale il mondo, da qualsiasi minaccia tecnologia, antica o moderna, rischi di distruggerlo. In questo primo capitolo della saga il lettore si trova catapultato in una misteriosa esplosione che devasta un’intera sala del British Museum, la Galleria Kensington (dove l’omonima famiglia ha raccolto inestimabili tesori di provenienza araba), suscitando l’immediato interesse non solo del servizio di sicurezza del museo ma anche degli enti governativi americani.

Non avendo mai letto altre opere di Rollins, ma avendo invece saputo che viene considerato un po’ il nuovo Cussler, mi aspettavo grandi emozioni e molta suspense – e devo dire che lo scrittore non mi ha delusa. Giudico infatti la parte iniziale del romanzo ben strutturata, tale da porre subito il pubblico nel mezzo dell’azione, anche se preferivo lo schema di Cussler di proporre un antefatto ambientato nel passato perché la mescolanza di antico e moderno mi intriga sempre. D’altronde ogni autore è diverso ed ha il proprio modo di scrivere, motivo per cui in fondo anche la maniera quasi violenta di Rollins di scagliare subito il lettore su una scena drammatica ha il suo impatto.

Non ho apprezzato molto invece la digressione in America, perché mi è sembrato che spezzasse la tensione creatasi a Londra a seguito dell’esplosione al museo. Introdurre fatti e personaggi estranei a questo primo mistero l’ho trovato un po’ azzardato, tuttavia capisco la necessità di presentare fin da subito l’elemento “Sigma Force”, che altrimenti sarebbe stato forse difficile far entrare in gioco in seguito.

Trovo comunque che l’autore abbia un’indiscutibile abilità nel tenere alto il ritmo della narrazione, nel presentare una scena facendo salire la suspense su quello che si può celare nell’ombra, nello squillo di un telefono a tarda notte, nel ricordo di un evento del passato (quale disastro avrà segnato Safia a Tel Aviv?). Mi è piaciuta anche la presentazione di quella che immagino sarà una figura chiave nel procedere della storia – Safia appunto: una donna con dei problemi personali irrisolti, una studiosa che vede andare letteralmente in fumo nel giro di pochi minuti ciò a cui aveva dedicato anni della sua vita e delle sue competenze, un’amica di quella lady Kensington che dai discorsi del guardiano notturno sembrerebbe un’arrogante e autoritaria scocciatrice priva di ogni pregio.

Un semplice estratto non lascia spazio a molte considerazioni aggiuntive, quello che posso scrivere prima di concludere il post è che l’inizio de “La città sepolta” mi è parso davvero serrato, intrigante, ricco di potenzialità e per questo ho proseguito senza esitazione la lettura, ben decisa a scoprire cosa davvero ha causato l’esplosione della Galleria Kensington e come questo influenzerà il resto del romanzo.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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