“Il segreto di Mary Ellen” di Duncan Kyle, condensato – Recensione

[Titolo originale: The Honey Ant]

Il mio giudizio in breve:

Thriller di una trentina d’anni fa, molto più soft rispetto alle opere moderne dello stesso genere. Bella l’ambientazione nelle assolate e sconfinate terre del Nord dell’Australia, intrigante il mistero da svelare, ma non sempre serrato il ritmo della narrazione. Più che altro un interessante esempio di come un romanzo possa avere risvolti investigativi senza essere né un giallo né un thriller tutto sparatorie e azione forsennata.

thehoneyant

In un primo momento la lettura di questo romanzo mi aveva lasciata perplessa, poi ho scelto di dedicargli un post soprattutto perché lo giudico un’opera di difficile catalogazione, un volume che ha qualche caratteristica del thriller, qualcuna del giallo, qualcuna del romanzo d’azione, ma non appartiene del tutto a nessuno dei generi suddetti. “The Honey Ant” venne pubblicato nei condensati di Selezione del Reader’s Digest nel febbraio del 1991 con il titolo “Il segreto di Mary Ellen” e quanto ne so non esistono altre versioni in italiano di questo libro.

Ambientata sullo sfondo rurale e solitario dell’Australia nord-occidentale, la storia ha per protagonista una giovane soldatessa britannica che dall’oggi al domani scopre con sommo stupore di essere l’erede di una fattoria dall’altro capo del mondo. La tenuta a dire il vero sembra essere andata un po’ in rovina nel corso degli ultimi dieci o vent’anni, ma contrariamente alle più scontate previsioni la giovane non decide affatto di vendere in fretta l’inattesa eredità: nonostante sia reduce da un incidente automobilistico non esita infatti a prendere il primo volo per l’Australia e a recarsi sul posto per capire cosa sia necessario fare per rimettere in piedi la proprietà.

Come si può facilmente intuire i passi della protagonista, e del solerte avvocato che la accompagna, non porteranno esattamente nella direzione auspicata, al contrario li condurrano a scoperte sensazionali e a pericolosi scontri con individui privi di scrupoli.

Io non ho letto spesso romanzi ambientati in Australia – l’esempio più recente che mi viene in mente è la prima avventura della saga legata alla figura dell’anticonformista investigatrice anni Venti Miss Fisher – e quindi uno degli aspetti che più ho apprezzato in “Il segreto di Mary Ellen” è stata proprio la sua ambientazione. Lo sfondo australiano, sia nel tratteggiare le città che soprattutto nel descrivere le fattorie lontane ore di aereo dalla civiltà, ha contribuito notevolmente a conferire un certo fascino ad una caccia al tesoro che altrimenti avrebbe rischiato di essere troppo prevedibile.

Anche perché è proprio l’ambientazione scelta che consente all’autore alcuni dei suoi colpi di scena più riusciti, dall’idea che è il nucleo del mistero custodito alla fattoria fino alla movimentata scena finale nel deserto. Interessanti sono anche gli accennni al background australiano, sparsi qua e là durante la narrazione ma sufficienti per far intuire come anche quella realtà sociale non sia immune da problemi di integrazione e di vita.

Ho trovato ricchi di colore anche i personaggi descritti dall’autore, in particolare i due protagonisti. Jane soprattutto, nonostante sia dipinta a volte come esageratamente decisa (testarda) è un bell’esempio di eroina moderna che non accetta di starsene passivamente in disparte, che si prende la sua dose di rischi senza lamentarsi, e le cui competenze e capacità risultano essenziali per cavarsi dagli impicci. Non mi sarebbe dispiaciuto un minimo di interesse romantico fra la bionda inglese e il suo disponibile avvocato, mentre questa componente è appena accennata e si liquida in appena un paio di frasi.

Quella che comunque credo sia la caratteristica peculiare del romanzo è il suo ritmo scorrevole ma mai affannoso, che lo pone come dicevo in un limbo fra il thriller, il libro d’azione e quello investigativo. C’è un mistero da risolvere (ed è bello che l’autore metta i lettori in condizione di procedere quasi di pari passo con i protagonisti nella soluzione dell’enigma), ci sono pericoli da affrontare e cattivi da combattere, eppure nel suo complesso la storia non mi ha mai dato l’idea di diventare davvero serrata. Era un po’ come se ci fosse sempre una separazione fra l’azione e il lettore, un vetro che tenesse distanti dallo svolgersi della narrazione.

Personalmente non posso dire che la cosa mi abbia colpita troppo negativamente, perché gli ultimi thriller che ho letto erano tutti romanzi altamente adrenalinici dove l’eroe scappava da una fossa di serpenti solo per farsi sparare addosso o precipitare da un elicottero in fiamme, ma forse “Il segreto di Mary Ellen” è un po’ troppo spostato verso l’estremo opposto della scala. Non che manchino gli episodi drammatici e a sorpresa, ma vengono sempre trattati con una certa dose di compostezza britannica che stempera la tensione trasformandola in una leggera sorpresa e poco più.

Il segreto di Mary Ellen” è comunque un romanzo interessante, che consiglio a quanti sono in cerca di un libro a metà fra la lettura leggera e un certo mix di azione e pericoli – pur sempre molto lontano dai canoni di Cussler o di Indiana Jones.

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3 thoughts on ““Il segreto di Mary Ellen” di Duncan Kyle, condensato – Recensione

    1. Ti ringrazio del consiglio wwayne, è sempre un piacere leggere un tuo commento. Purtroppo in questi giorni degli imprevisti familiari mi tengono occupata in modo decisamente meno piacevole, lasciandomi pochissimo tempo libero …

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