“Il Fiore e la Fiamma” di Kathleen E. Woodiwiss – Recensione

[Titolo originale: The Flame and the Flower]

Il mio giudizio in breve:

Forte componente d’amore ma anche un pizzico di mistero per il romanzo che è considerato da molti il capostipite del genere romance. Un po’ datato nella prosa e soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, il libro ha alcuni episodi appassionanti, alcuni bei dialoghi ma risente di alcune note decisamente stonate che mi impediscono di considerarlo davvero bello.

fioreFiammaInghilterra, 1799. La giovane e bella Heather, vissuta per alcuni anni con gli zii dopo essere rimasta orfana, si vede offrire la prospettiva di una vita meno squallida dell’attuale dall’offerta di un altro parente di condurla a Londra. Purtroppo il giorno stesso in cui raggiunge la capitale, la fanciulla si troverà costretta ad una disperata fuga notturna dopo avere commesso un efferato crimine per difendere la propria virtù. Troverà rifugio sulla nave del capitano Birmingham, in partenza per le Americhe, ma anche questo incontro sarà completamente diverso dalle attese di Heather e finirà per cambiare drasticamente la sua esistenza costringendola ad un affrettato matrimonio riparatore, al viaggio verso Charleston ed alla vita in una piantagione del Sud. Il tutto accanto ad un uomo più che consapevole del proprio fascino il quale non sembra disposto a perdonarle di aver mutato la direzione del suo futuro.

Questo è stato il primo romanzo della Woodiwiss al quale mi sono accostata, attratta da una copertina in delicate tinte pastello che ricordava un quadro e dalla sinossi che molto castamente nella mia ingenuità di liceale non avevo ben capito a cosa alludesse esattamente. Ricordo che il libro mi parve un po’ spinto ma nel complesso interessante al punto da indurmi a cercarne altri della stessa autrice, tuttavia non così avvincente da farmi desiderare di rileggerlo. Avevo vagamente deciso di scriverne una recensione sul blog a tanti anni di distanza perché leggendo alcuni articoli (soprattutto su blog americani) ho scoperto che “Il fiore e la fiamma” è considerato dalla critica il romanzo con il quale la Woodiwiss ha dato origine, al’inizio degli anni ’70, al genere romance. E l’ho fatto proprio ora perché nella sfida di lettura a cui partecipo una delle tracce di maggio prevede di scegliere un romanzo il cui protagonista abbia un fratello o una sorella – richiesta che è proprio calzante con Brandon, che ha per fratello lo scanzonato Jeff. Certo, il post è arrivato parecchio in ritardo rispetto alla mia rilettura del romanzo (che era stata fatta a inizio mese), ma dopotutto meglio tardi che mai …

Inizio con una considerazione legata alla grande fama di “Il fiore e la fiamma“: che il libro sia avvincente è indiscutibile, nonostante gli oltre quarant’anni trascorsi dalla sua prima pubblicazione (e le numerosissime storie di impianto analogo scritte nel frattempo) riesce perfettamente a rendere l’elemento che credo sia il nucleo centrale dei romance, ovvero la tensione – sensuale ma non solo – fra i protagonisti. La prima reazione di chi si trovi a leggere questo romanzo oggi non credo che sarebbe entusiasta: il linguaggio (immagino volutamente arcaico) è a tratti stucchevole, alcuni dialoghi melensi, i personaggi spesso si comportano con grande stupidità o irrealismo, eppure non è facile smettere di leggere. Come se si rimanesse ipnotizzati dal difficile rapporto fra Heather e Brandon, dalle loro ripicche, dagli ostacoli che fino all’ultimo sembrano minacciare la loro felicità.

La storia in sé rappresenta, a mio parere, uno dei punti di forza del libro perché basata su episodi realistici per l’epoca in cui sono ambientate le vicende, episodi che se non fosse per il romanticismo di cui finiscono per circondarsi sarebbero assolutamente credibili. Che un’orfana giovane e remissiva fosse tiranneggiata dai parenti non era certo insolito, così come non era insolito che una ragazza disonorata venisse costretta a sposarsi per salvare il suo buon nome compromesso. E mi pare ragionevole anche ipotizzare che un uomo, forzato a prender moglie in circostanze simili, non si sentisse proprio accomodante e ben disposto. Insomma, le premesse per una storia plausibile ma emozionante ci sono tutte e la Woodiwiss è abile nel portare avanti la narrazione senza far compiere ai suoi personaggi gesti di eclatante anacronismo.

L’autrice è stata secondo me molto brava anche nel mostrare l’evolversi del rapporto fra Heather e Brandon, che pian piano iniziano a sentirsi una famiglia perché la vicinanza – se non altro – li ha resi meno estranei, mentre il tempo ha dato modo all’orgoglio o alla collera di smorzarsi, rendendo possibile a entrambi riconoscere e coltivare un reciproco attaccamento. Da un punto di vista strettamente narrativo gli episodi più emozionanti sono probabilmente quelli più movimentati, fisicamente o verbalmente, i momenti in cui Brandon rimprovera la moglie e i due finiscono per litigare; ma nello sviluppo della storia d’amore hanno altrettanto se non maggior peso le situazioni più banali che pian piano trasformano i coniugi Birmingham in una vera famiglia. La lettura di un libro accanto al fuoco, una partita a scacchi, le serate in salotto con il neonato Beau rappresentano dei piccoli fotogrammi di vita domestica che rendono più credibile l’innamoramento dei protagonisti.

Fino a questo momento ho parlato degli aspetti essenzialmente positivi del romanzo; purtroppo “Il fiore e la fiamma” ha anche quelli che io giudico due grandi difetti: un protagonista che non affascina e una semplificata, manichea suddivisione dei personaggi in “belli e buoni” o “brutti e cattivi”.

Parto dal secondo aspetto, il più immediato da percepire e sicuramente anche il più oggettivo: tutti i personaggi di rilievo nella storia sono buoni o cattivi quasi come se il loro carattere fosse un mero riflesso dell’aspetto fisico. La cosa è evidente per figure come la zia di Heather, William Court o Thomas Hint, ma condiziona anche il personaggio di Louisa, che è apparentemente seducente (anche se non quanto la protagonista) eppure in realtà risulta spesso nel proseguire della narrazione abbruttita (e si rimane sempre in bilico nel decidere se l’abbruttimento derivi dal rancore e dall’odio, o viceversa). Analogamente Jeff, così come i coniugi Hampton, sono belli e buoni ed altri personaggi come Hatty pur senza essere definiti affascinanti sono comunque non brutti. Insomma, pare che per la Woodiwiss chi è buono sia per forza anche bello, mentre chi è brutto non può aspirare a possedere un bel carattere.

Il difetto maggiore del romanzo sta comunque a mio parere nel protagonista: Brandon è il tipico maschio dominante, è probabilmente un veritiero esponente ottocentesco del suo sesso e della sua classe sociale, può attrarre perché bello e ricco, ma non è certo una brava persona. Il primo impatto che la lettrice ha con lui non è dei più felici, visto che la Woodiwiss gli fa violentare la protagonista una decina di pagine dopo averlo introdotto nella storia. L’episodio – a seconda della propria sensibilità – si può ritenere intollerabile, sgradevole, squallido; io non lo biasimo eccessivamente perché motivato da un equivoco, un po’ debole ma non assurdo. A non andarmi proprio giù è stata la reazione di Brandon nello scoprire la verità: non solo non è pentito, non è nemmeno minimamente dispiaciuto. Con un’arroganza – che da sola avrebbe meritato di far finire il libro fuori dalla finestra – si limita a osservare che con il suo aspetto seducente Heather sarebbe finita per forza ad essere l’amante di un uomo facoltoso, dunque meglio che si adattasse all’idea e se la facesse piacere. E giusto per chiarire meglio il concetto costringe la ragazza a subire un nuovo amplesso indesiderato …

Bella copertina di una delle storiche edizioni statunitensi
Bella copertina di una delle storiche edizioni statunitensi

Insomma, non è l’atteggiamento che mi aspetto dall’eroe – soprattutto perché quando la coppia rappacificata e innamorata ritorna sull’argomento alla fine della storia, Brandon stesso afferma che William Court meritava di morire per aver cercato di abusare di Heather, ovvero per quello che lui stesso ha fatto. Qual è la differenza fra il comportamento dei due, a parte (come sottolineato prima) che Brandon è più giovane e con un corpo da statua greca, mentre William decisamente no? Mi spiace, ma io credo che lo stupro sia tale anche se l’uomo è bello come un adone; la violenza resta violenza e banalizzare così quello che per tante donne è purtroppo un trauma reale mi sembra assurdo.

Il personaggio di Brandon per di più non si limita a questo episodio, per oltre metà del libro tiranneggia, ridicolizza e prende in giro Heather. Arrogante e pieno di sé in maniera insopportabile, non si preoccupa minimamente dei sentimenti di lei quando la coppia è costretta al matrimonio e nel momento in cui – accecato dal risentimento – decide di punire la novella sposa per averlo messo in quella situazione, non sa pensare a nulla di meglio che rinunciare ai propri diritti di marito. Ci vuole davvero un campione di arrogante egocentrismo per credere che una ragazza violentata due volte in poche ore veda l’assenza di sesso come una punizione … Certo, la Woodiwiss indulge anche in qualche episodio dal quale Brandon esce in buona luce (quando offre il suo mantello a Heather dopo la crudele sfuriata della zia, oppure quando cura la moglie a bordo della nave) ma per quanto mi riguarda il personaggio è guastato dai perenni sorrisetti di superiorità, dalle risatine sferzanti e dai commenti umilianti che rivolge fin troppo spesso alla moglie.

Non posso dire di aver ammirato molto Heather (troppo remissiva e timorosa, troppo pronta a perdonare il marito quando per l’ennesima volta si infuria ed esplode in un’insensata scenata di gelosia), ma Brandon davvero ho fatto fatica a sopportarlo in molti passaggi. Potrei innamorarmi di altri protagonisti creati dalla penna della Woodiwiss – primi fra tutti Ruark di “Shanna” e Ashton di “La donna del fiume” (entrambi romanzi dei quali ho parlato sul blog, in questo e questo post) – ma non riesco proprio ad apprezzare il capostipite dei Birmingham. Suo fratello Jeff, solare e scanzonato, è un eroe assai più riuscito ed in effetti la stessa Woodiwiss se ne è forse resa conto, giungendo a dedicargli un racconto ed un romanzo tutti suoi.

In definitiva anche se il romanzo ha alcuni rallentamenti nel ritmo, una caratterizzazione non eccelsa dei personaggi ed un linguaggio a tratti troppo fiorito per essere plausibile, nel complesso è un classico – della Woodiwiss e del genere romance – che vale la pena leggere. Sicuramente non un capolavoro tuttavia un libro che avvince grazie all’aura di romanticismo che lo pervade e che porta al sospirato lieto fine, quasi zuccheroso nella sua perfezione.

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