La collana “Teste Toste” di Editoriale Scienza: “Perché si dice trentatré” di Federico Taddia, Andrea Grignolio e AntonGionata Ferrari – Presentazione

Come ho già brevemente scritto sul blog, una quindicina circa di giorni fa mia madre è stata investita e da allora si trova in ospedale con parecchie fratture al bacino e alle gambe. La degenza (in ospedale ora, in una clinica o casa di cura per i prossimi mesi) non sarà certo breve ma dopo un primo momento di forte impatto sia emotivo che pratico, ora sto cercando di ritrovare un’organizzazione che tenga conto sia delle esigenze familiari e lavorative mie sia della necessità di stare vicino a mia madre. Per trascorrere nuovamente del tempo coi miei figli una scelta, motivata dal loro interesse a capire meglio cosa era successo alla nonna, è stata costituita dalla lettura insieme di un interessante volume pubblicato da  Editoriale Scienza: “Perché si dice trentatré“.

Foto non molto nitida ma che mostra la doppia copertina, quella esterna con buco centrale che lascia vedere una parte della colorata illustrazione riportata nella pagina più interna

Questo libro fa parte della collana Teste Toste, vincitrice del Premio Andersen per la miglior collana di divulgazione scientifica per ragazzi, e si pone nell’ottica di fornire ai giovani lettori intorno agli 8-10 anni d’età una panoramica di quelle che possono essere le più spontanee domande legate al mondo medico, da quesiti a modo loro un po’ infantili (perché ogni anno torna l’influenza, perché si dice trentatré, perché “una mela al giorno leva il medico di torno”) ad altri che già mostrano un certo rigore scientifico (cosa sono le infezioni piuttosto che i tumori, chi ha inventato vaccini o siringhe, chi ha scoperto gli antibiotici, cosa sono le malattie genetiche).

Gli argomenti trattati nelle circa 90 pagine del volume sono molteplici ma, come efficacemente riassunto dall’indice analitico presente al termine, si possono ricondurre a cinque categorie principali: storia della medicina; malattie, medici e pazienti; salute quotidiana e prevenzione; microbi, batteri e virus; farmaci e altre cure. Per ciascuna di queste si possono individuare una mezza dozzina di macro-domande (chi ha inventato le siringhe, si possono curare i tumori, cos’è una medicina, tutte le malattie si possono curare) ad ognuna delle quali sono dedicate una facciata introduttiva interamente occupata da una tavola illustrata ed un numero variabile di pagine destinate alla componente testuale (da una a tre). Lo schema espositivo è sempre il medesimo: un paragrafo iniziale risponde alla domanda che offre il nome al capitoletto, quindi ad esso seguono alcune ulteriori domande (come potrebbe farne un ragazzo di fronte ad una spiegazione che non gli è completamente chiara o che, pur spiegando una parte del problema, solleva nuovi interrogativi) con le loro risposte più o meno approfondite.

A chiusura di ogni capitoletto è infine presente un piccolo box che riporta un paio di argomenti (con la corrispondente pagina a cui trovarli) correlati a quello appena trattato e che quindi potrebbe risultare interessante approfondire subito. Dal punto di vista di un adulto questo potrebbe parere un particolare quasi irrilevante, invece ho notato che entrambi i miei figli lo hanno gradito enormemente e non hanno mai proposto di leggere sequenzialmente il libro come si farebbe con un normale racconto, al contrario hanno sempre seguito i suggerimenti proposti per proseguire quanto più a lungo possibile l’esplorazione di un determinato argomento.

Aspetto che da genitore ho davvero apprezzato molto perché, in un’epoca in cui le ricerche via computer sono estremamente semplificate e un mare di informazione è a disposizione praticamente di chiunque, mi sembra istruttivo mostrare ai bambini quale può essere la logica con cui approfondire un concetto andando oltre le notizie più immediate. Certo seguire una mini-guida che indirizza verso la pagina opportuna non è complesso né impegnativo come sfogliarsi diversi volumi di un’enciclopedia andando alla ricerca delle spiegazioni desiderate, ma mi pare un modo attualizzato per porre i ragazzi di fronte all’idea che non tutto ciò che vorrebbero sapere si esaurisce in un discorso o nel capitolo di un libro, e che è sempre possibile cercare altre informazioni a patto di dedicarvi un po’ di attenzione e buon senso.

Alcuni esempi di pagine interne; le foto probabilmente non permettono di notare la leggera quadrettatura verdina che fa da sfondo alle pagine, ma nella foto di destra si vede in basso il box con gli argomenti correlati a quello appena esaminato.

Questi suggerimenti per un approfondimento della lettura, uniti alla struttura fortemente dialogica del testo ed al suo stile ben calibrato fra l’esposizione scientifica e la semplificazione necessaria per far comprendere argomenti complessi ai ragazzi, sono a mio parere il punto di forza di “Perché si dice trentatré“. Se da un lato infatti è indubbio il rigore scientifico delle spiegazioni fornite (si parla di tumori, metastasi, cellule staminali, malattie genetiche, trapianti), dall’altro è facile percepire l’attenzione con cui gli autori hanno cercato di rendere ogni argomento trattato interessante agli occhi dei più piccoli, arricchendolo con paragoni presi dalla vita dei bambini (le partite a calcio per esempio, oppure i super-eroi e i Pokemon) e con aneddoti un po’ bizzarri (come il forziere dei pirati colmo di frutta e quindi di vitamine, oppure l’idea che una scoperta scientifica fondamentale quale la penicillina sia stata avvantaggiata da un pizzico di fortuna).

Un altro aspetto che personalmente ho apprezzato è stata l’evidenza data dagli autori alla positività della medicina, a come la ricerca e la scienza (unite ad una maggior igiene e ad un’alimentazione attenta) possano fare davvero molto per migliorare la vita umana. Accanto infatti alle informazioni storiche sulla nascita dei vaccini piuttosto che sull’uso degli antibiotici, Federico Taddia e il dottor Andrea Grignolio mettono più volte l’accento su quanto gli ultimi decenni – o addirittura anni – abbiano portato di nuovo nel campo medico, sempre rapportandolo al rapporto costi-benefici tanto per la società quanto per i pazienti.

Ciò che meno è in sintonia con i miei gusti in questa pubblicazione sono le illustrazioni, tratteggiate con il solo colore nero quasi come schizzi veloci sul monocromatico fondo verdino che fa da base anche alla copertina del libro. Come i lettori abituali del blog ormai avranno capito, io preferisco immagini più dettagliate, realistiche ma delicate, e questo non si può proprio dire delle tavole realizzate da AntonGionata Ferrari.

D’altra parte quando ho chiesto a mio figlio se a lui i disegni presenti piacessero la risposta è stata affermativa, motivata dal fatto che ogni apertura di capitolo riesce a delineare con umorismo l’argomento che sarà poi trattato nel testo – risultato obiettivamente non facile da ottenere trattandosi di argomenti medici. Ed in effetti la cupa figura incappucciata della morte con la sua lunga falce in mano, il pirata con un bottino fatto di ananas e banane, un dottore che ausculta il respiro del paziente mentre una nuvoletta simile ad un fumetto mostra lo stesso reverente raccoglimento per discriminare il suono emesso da una botte su cui si battono le nocche, sono solo alcuni degli esempi di come l’artista sia riuscito a cogliere nei vari casi la luce giusta per illustrare una certa tematica.

La mia esperienza: ho letto questo libro (o almeno alcune sue parti) separatamente prima con il figlio grande e poi con la figlia più piccola. Il maschio, forte dei sui quasi nove anni, ha interagito profondamente con me: alternativamente uno dei due leggeva le domande e l’altro le spiegazioni, poi all’argomento successivo ci si scambiava i ruoli. Con la bimba la lettura è stata ovviamente tutta da parte mia, comunque anche lei ha apprezzato il taglio semplice (eppure esaustivo) delle spiegazioni e la possibilità di sfogliare il libro saltellando, per seguire il filo logico del discorso invece della mera sequenzialità delle pagine.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 6 anni – lettura autonoma dai 9 anni

Valutazione: acquisto sicuramente consigliato! 03-reading-a-book

Questo il link alla pagina che la casa editrice dedica al volume: http://www.editorialescienza.it/it/libro/perche-si-dice-trentatre.htm

 

Questi invece i titoli finora pubblicati nella collana Teste Toste:

Perché si dice trentatré?
Perché il touchscreen non soffre il solletico?
Perché diamo i numeri?
Perché i vulcani si svegliano?
Perché le stelle non ci cadono in testa?
Perché siamo parenti delle galline? 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...