L’estratto della settimana: “Loving Donovan” di Anne Went e Mari Thorn

Sono incappata in questo titolo in maniera molto casuale: ormai ho quasi abbandonato la ricerca di un bel romanzo a metà fra il rosa contemporaneo ed il chick-lit, non faccio più ricerche in quel mare magnum che è internet per cercare spunti, mi limito a seguire talvolta i suggerimenti che gli store online mi propongono sulla base dei miei precedenti acquisti. In questo modo ho scoperto “Loving Donovan“, che con la sua copertina scanzonata e colorata quasi come quelle dei libri per l’infanzia mi ha subito incuriosita.

lovigndonovan

La storia è prevedibile come accade praticamente sempre nei libri romantici, ma abbastanza originale da far sperare in una lettura divertente: il Donovan menzionato nel titolo è in realtà Greta, giovane donna che – a parte un fisico un po’ formoso e lunghi capelli che di solito raccoglie a coda di cavallo – si caratterizza soprattutto per l’insolita professione scelta: il maggiordomo. Proveniente com’è da una famiglia che ha servito già la Queen Mum ed il principe Carlo, Greta ha scelto di seguire un percorso analogo ed è diventata uno dei maggiordomi più abili e richiesti d’Inghilterra.

Il suo nuovo impiego tuttavia si prospetta fin da subito come un po’ diverso dal solito in quanto il suo ingaggio è stato opera dell’attempata lady Brewster non per la propria aristocratica dimora, ma perché Greta porti un po’ di rigore e dignità nella caotica e sregolata vita del nipote della nobildonna, Cliff, genio del computer che ha accumulato una fortuna sviluppando videogiochi. Come ci si può aspettare infatti Cliff è al tempo stesso viziato e annoiato, un po’ pazzo nelle sue passioni che sfoga senza freni, brillante sul lavoro ma anche in questo campo impulsivo, capace di scordarsi una riunione o lavorare solo a notte fonda …

La lettura dell’estratto iniziale di “Loving Donovan” non permette di andare molto oltre nella storia, di fatto serve a darci una breve panoramica dei protagonisti mostrandone il bizzarro incontro nella villa di Cliff ed il primo momento vissuto come maggiordomo e datore di lavoro. Poche situazioni dunque, eppure l’anteprima permette già di farsi un’idea di quello che sarà il tono dell’intero volume, coi suoi pro e i suoi contro.

Parto con il “pro” che più prepotentemente mi è saltato agli occhi, ovvero il fatto che i dialoghi sono davvero frizzanti e piacevoli da leggere. Le battute che si scambiano Cliff e Greta sono scoppiettanti, mai banali, ben giocate sulla contrapposizione fra una donna fredda e pesantemente inquadrata nel proprio schema di vita ed un uomo agli antipodi che lei non può permettersi di mandare al diavolo visto che è appena stata assunta per fargli da maggiordomo. D’altra parte le autrici hanno saputo dare una ragionevole motivazione anche al fatto che Cliff da parte sua non possa semplicemente licenziare questo maggiordomo (per di più femmina!) che proprio non desidera e si veda costretto a trattarla male sperando che sia lei a gettare la spugna e licenziarsi.

Carson, indimenticabile maggiordomo nella serie "Downton Abbey"
Carson, indimenticabile maggiordomo nella serie “Downton Abbey”

Quello che tuttavia mi ha frenata dal proseguire con la lettura del libro è lo stesso motivo che ho appena citato: l’insolita situazione professionale che porta i protagonisti a doversi rapportare l’uno con l’altra. Se da un lato tale aspetto è infatti perfetto per giustificare i caustici commenti di Cliff ai quali Greta non può che rispondere con impeccabile educazione, dall’altro minaccia di rendere troppo inverosimile il progredire della storia.

La giovane giunge alla villa di Cliff e inizia a chiamarlo doverosamente signore come ci si aspetta da un buon maggiordomo, ma davvero si può immaginare nel Ventunesimo secolo che continui a rivolgersi con tanto rigore ad un uomo che la porta a Londra su una ducati lanciata alla massima velocità e la forzerà (presumo) a vivere momenti ben poco formali? Mi aspetto un algido signore pronunciato sempre e comunque da Carson, impeccabile maggiordomo della nobile famiglia Grantham al principio del Novecento, non da una giovane donna un secolo dopo per rivolgersi ad un suo quasi coetaneo che indossa infradito e jeans strappati e la tratta quasi come una compagna di bevute.

Loving Donovan” è di certo promettente come estratto, eppure il timore che le situazioni narrate – o i toni del rapporto fra i protagonisti – diventino presto irrealistici mi frena dall’acquistare il volume e continuarne la lettura. Timore accentuato dal fatto che a quanto ho capito le due autrici del romanzo, a dispetto degli pseudonimi con i quali lo hanno firmato, sono italianissime, il che potrebbe avere come conseguenza una rappresentazione della società inglese non come è davvero ma come appare ad occhi stranieri dalle opere (cinematografiche piuttosto che di narrativa) che la ritraggono. Ed al momento io non mi sento molto favorevole ad una troppo marcata sospensione dell’incredulità, che presumo sarebbe necessaria per godersi davvero “Loving Donovan“.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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