“Agatha Raisin e la giardiniera invasata” di M. C. Beaton – Recensione

[Titolo originale: Agatha Raisin and the potted gardener – Agatha Raisin Mistery #3]

Il mio giudizio in breve:

Non all’altezza dei due volumi precedenti, per quanto risulti comunque scorrevole e non noioso. Tarda troppo a venir presentato il delitto, che per quanto grottesco nella sua spettacolarità mi pare finisca per non venir adeguatamente sviscerato né nell’aspetto più propriamente legato al movente né nell’analizzare la personalità della vittima, che risulta oscura prima ma anche dopo le indagini condotte da Agatha.

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Dopo il notevole entusiasmo con cui avevo letto il secondo volume della Beaton, “Agatha Raisin e il veterinario crudele“, questo terzo libro legato alla brusca e grossolana esperta di pubbliche relazioni si è rivelato decisamente sottotono.

L’apertura del romanzo è molto simile al precedente, mostrando la protagonista di ritorno a Carsely da una lunga vacanza giusto per scoprire che durante la sua assenza un altro straniero è giunto nei paraggi. Questa volta si tratta di un’affascinante e giovanile signora bionda col vezzo di vestire sempre di verde, che pare aver ammaliato l’intero villaggio. Mary Fortune infatti non è soltanto straordinariamente graziosa ed elegante, sa anche cucinare ottimamente, è una giardiniera provetta, si interessa alla vita della comunità ed alle varie attività portate avanti a Carsely. Ma soprattutto pare ad Agatha che di lei si stia invaghendo lo scapolo d’oro su cui la stessa Agatha ha messo gli occhi, quel riservato James Lacey con il quale i rapporti si erano fatti più confidenziali grazie alle indagini sull’omicidio del veterinario alcuni mesi prima.

Agatha Raisin e la giardiniera invasata” non è brutto come libro, il suo peggior difetto risiede secondo me nel peso ridotto della componente investigativa, il che finisce per dargli – almeno come giallo – poca consistenza. Per oltre un terzo della storia non ci si imbatte in nessun delitto, le azioni più strane a Carsely sono la devastazione da parte di ignoti vandali dei giardini di alcuni abitanti del paese. Come sempre la resa del tipico villaggio inglese moderno è buona, rimanendo uno dei punti di forza dell’autrice, e la presenza di personaggi ormai ricorrenti la rende un’ambientazione familiare al lettore, che si ritrova a giudicare con una certa indulgenza le piccole manie dei vari uomini e donne che si avvicendano sulla scena.

Positiva è anche una certa introspezione dei personaggi, che vengono approfonditi e spesso delineati in una luce leggermente diversa da quanto gli accenni passati potevano aver lasciato presagire. Agatha è sempre fedele a se stessa, un po’ troppo priva di tatto (non solo con le sue nascenti relazioni interpersonali ma anche durante gli incontri cercati per indagare sul delitto) eppure in questo romanzo la vediamo prendere coscienza della propria gelosia per Mary a causa di James e ragionarci su. Tant’è che, dopo essere diventare amica della propria rivale per studiarne meglio le mosse, poi riesce a sviluppare quello che pare un affetto superficiale ma sincero e soprattutto riesce a mettere un po’ in disparte i propri travolgenti sentimenti per James rendendosi conto di mostrare la preoccupante tendenza a comportarsi come una quindicenne alla prima cotta.

Ecco dunque che a scene divertenti ma esagerate del romanzo precedente (come il momento nel bagno del pub quando Agatha scardina un lavandino nella disperata impresa di arrampicarvisi sopra per cambiare una lampadina che le fornisse luce sufficiente a ritoccare il maquillage), subentrano in questo romanzo episodi a mio parere più autenticamente reali come il declinare un invito di James perché la protagonista sta pensando ad altro. Ed il successivo riaccendersi del senso di competizione sentimentale quando le pare che il sospirato oggetto dei suoi sogni dedichi troppe attenzioni alla giovane figlia della defunta non è esasperato come l’invincibile avversione che le provocava la figura snella ammantata di verde della bionda Mary.

Insomma, la caratterizzazione dei personaggi è indiscutibilmente curata in questo terzo episodio scritto dalla Beaton, e non si ferma solo sulla protagonista. James per esempio, pur essendo presentato soprattutto attraverso i pensieri di Agatha, viene mostrato un po’ di più che in passato, permettendo ai lettori di farsi un’idea migliore del suo modo di essere e di fare, risultando così meno riservato del previsto e persino un po’ sciocco nella sua incapacità di vedere oltre le apparenze. Mary appare al contrario un’autentica donna del mistero, a tratti dolce e perfetta, poi di colpo capace di ferire il prossimo con osservazioni sgarbate al limite dell’insulto. Ho apprezzato anche il tocco di umanità conferito alla signora Bloxby, la moglie del pastore, dalle sue confessioni sul senso di inferiorità che Mary le aveva instillato, e più in generale i retroscena nel rapporto con la defunta signora Fortune svelati dai vari abitanti di Carsely durante le indagini di Agatha.

Eppure ho sentito davvero troppo la mancanza di un maggior brio nel lato poliziesco. Innanzitutto avrei preferito che il delitto accadesse prima, in modo da entrare subito nel vivo delle indagini e non lasciar passare una cinquantina di pagine solo a descrivere il tempo che Agatha passa alternativamente osservando Mary con sguardo critico e un po’ maligno, da femmina in competizione, e poi cercando di superare la propria attrazione per James. Secondariamente ho trovato poco presente Bill Wong, e per quanto i momenti in cui appare siano ben costruiti (mostrando un uomo chiaramente tutt’altro che ottuso, che al primo sguardo capisce cosa sta combinando quell’impicciona di Agatha e sempre la mette in guardia dal proseguire le proprie curiose ricerche) né lui né Agatha e James danno vero slancio alla componente gialla. Un po’ perché James è relativamente toccato dal delitto, un po’ a mio parere perché quello che si scopre della defunta pur lasciando intuire che la donna avesse una personalità problematica non fa abbastanza luce sul suo carattere, sul motivo che la spingeva a comportarsi come faceva. Il che ha come ultima conseguenza che anche il delitto appare un po’ forzato e comunque non ben calibrato.

Senza contare che il finale vede di nuovo Agatha prendere la strada dell’improvvisazione, incurante dei rischi che possono derivarne. Per fortuna questa volta la protagonista non è sola nella sua impresa, e non rischia di venir uccisa da un assassino intenzionato a mantenere segreti i propri misfatti, ma avrei apprezzato di più un epilogo diverso, nel quale non accadesse per l’ennesima volta che l’ultima conferma cercata da Agatha la ponesse in balia dell’omicida.

Insomma, pur senza essere assolutamente un libro sgradevole, “Agatha Raisin e la giardiniera invasata” mi ha un po’ delusa se paragonato con il precedente “Agatha Raisin e il veterinario crudele“, decisamente più movimentato e ricco d’azione. Ciò non toglie che mi rimanga il desiderio di scoprire se le successive avventure di Agatha nel (non molto) quieto villaggio di Carsely saranno all’altezza delle indagini condotte dopo l’assassinio dell’avvenente ma losco veterinario, ragion per cui sicuramente leggerò almeno il prossimo volume della serie.

Voto: gifVotoPiccolagifVotoPiccola

 

 

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