“P.S. I love you” di Cecelia Ahern – Recensione

[Titolo originale: P.S. I love you]

Il mio giudizio in breve:

Libro molto particolare, che esplora l’amore non con la classica storia a lieto fine ma partendo al contrario da una tragedia profonda e difficile da superare, la vedovanza a ventinove anni. Questo romanzo a tratti è commovente e quasi profondo, in altri passaggi invece banale o addirittura ridicolo, al punto che la lettura procede in maniera disarmonica fra momenti toccanti ed altri assurdi o superflui. Non posso proprio dire di averlo trovato avvincente, il suo maggior pregio credo sia l’aver trattato il tema amoroso da un’angolazione insolita.

A mio parere la meno interessante fra le copertine delle diverse edizioni italiane

La vita di Holly e Gerry, coppia giovane ed innamorata dai tempi delle scuole, subisce un drastico cambiamento quando una visita dal medico per un banale mal di testa porta alla scoperta che Gerry ha un tumore al cervello. Holly, appena ventinovenne, si ritrova vedova nel giro di pochi mesi e soprattutto le sembra di essere stata tradita da Gerry, che le aveva promesso di trascorrere insieme l’esistenza (ipotizzata ovviamente fino alla vecchiaia) ed invece l’ha lasciata con un immenso senso di vuoto nel cuore. Apatica, oppressa dalla solitudine della casa e in un certo senso persino dai ricordi, Holly non trova la forza di reagire davvero fino a quando non scopre che, fedele ad una scherzosa promessa fatta quasi per gioco un paio d’anni prima, Gerry le ha lasciato una lista, ovvero una serie di lettere che non solo rendono la sua presenza ancora tangibile ma spronano la giovane donna a riprendere in mano la propria vita.

Questa, a grandi linee e senza entrare troppo nello sviluppo della storia, la trama di “P.S. I love you“, libro che persino dopo la lettura completa rimane per me un po’ difficile da catalogare – esattamente come lo era stato l’estratto iniziale. Sicuramente il punto di forza del libro sono le lettere di Gerry, non tanto per i messaggi in sé ma per il modo in cui riescono a concretizzare il pensiero che se da un lato la morte dell’uomo amato ha fatto morire anche un po’ Holly, dall’altro è proprio il defunto marito a ridarle la forza e la speranza di vivere.

In questo senso trovo che il romanzo sia davvero toccante e persino dolce, soprattutto perché la Ahern è riuscita a rendere un morto parte integrante e fondamentale del libro, sviluppandolo come personaggio “attivo” tanto se non più di molte figure che sono invece un semplice contorno e la cui presenza pare motivata più che altro dall’esigenza di introdurre un conflitto con Holly o dar luogo ad un certo episodio. Insomma, Gerry nonostante la morte è protagonista di “P.S. I love you” perché è di fatto sempre accanto ad Holly, nel suo cuore e nei suoi pensieri se non fisicamente.

Locandina del film tratto dal romanzo

Purtroppo però a questa componente tutto sommato ben resa se ne affiancano altre parecchio più banali, che compromettono il tono del romanzo. La famiglia di Holly innanzitutto, numerosa ma non poco disarmonica, con un fratello che alla protagonista rivolge frasi come “sei fortunata a percepire l’indennità vedovile” ed un altro che la filma insieme alle amiche senza dire come intende davvero montare quel video e non si cura delle reazioni suscitate dal filmato. Ma più in generale spesso i comportamenti di Holly e delle sue amiche mi sono sembrati immaturi e scarsamente credibili: donne di trent’anni che si ubriacano al punto di non ricordare nulla di ciò che hanno fatto solo per festeggiare un compleanno, oppure che vanno in vacanza a Lanzarote e sembrano pensare solo alle serate in cui tirar tardi e bere, l’incapacità della protagonista (ma anche del fratello Richard) di reagire al fatto che il suo conto corrente si sta prosciugando …

Anche il finale è ambivalente: da un lato ci sta la pseudo-sopresa riguardo a Daniel, dall’altro non ho potuto fare a meno di trovare scarna e quasi monca la conclusione. Possibile che dopo essere risalita così lentamente e faticosamente verso una parvenza di vita normale, dopo aver affrontato il dolore inizialmente da sola e quindi appoggiandosi ad amici e famiglia, dopo aver sputato fuori una parte del suo risentimento ai falsi amici che la giudicano nel ballo cui era solita andare con il marito, possibile che dopo tutto questo l’autrice non abbia saputo chiudere il romanzo con una scena più significativa del quasi remake di un episodio già narrato?

Il libro è un mix dolce-amaro di sofferenza, tensione, tentativi di riappropriarsi di una vita, ma pur apprezzandone lo spirito ed alcuni passaggi non posso fare a meno di pensare che molti punti avrebbero dovuto essere trattati diversamente, ampliando (o rendendo più avvincente) un momento, limando alcuni episodi poco significativi, accentuando l’introspezione dei personaggi piuttosto che la loro tendenza a folleggiare come spensierati adolescenti. L’opera della Ahern invece non riesce a distinguersi in maniera particolarmente incisiva e rimane un romanzo che si lascia leggere senza entusiasmare e senza coinvolgere fino in fondo.

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4 thoughts on ““P.S. I love you” di Cecelia Ahern – Recensione

    1. Buongiorno Lavinia e benvenuta!
      In effetti io ho notato che a volte rileggendo un romanzo dopo alcuni anni il mio giudizio cambia, forse perché nel frattempo ho letto altre opere, probabilmente perché io stessa crescendo sono cambiata. Tuttavia ci sono libri che continuo ad amare sempre, e che ripesco dagli scaffali quando fra le novità non trovo nulla che mi piaccia davvero. Anche per te è così?

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      1. Non sono una ri-lettrice sinceramente ma mi rifugio negli stessi autori che ritengo una garanzia, per esempio Agatha Christie “sblocca” sempre le situazioni libresche più difficili nel mio caso!

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      2. Io invece rileggo spesso i romanzi che amo maggiormente. A livello cosciente non vorrei farlo perché la curiosità mi spinge a cercare opere che ancora non conosco, ma se queste mi deludono allora mi rifugio in quegli autori e titoli che per me sono una garanzia. E la Christie effettivamente è uno di loro!

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