L’estratto della settimana: “Il dipinto maledetto” di Alex Connor

Nell’ultimo periodo sono riuscita a dedicare meno tempo del solito alla lettura e questo mi ha paradossalmente spinta a cambiare con una certa frequenza il genere dei titoli scelti, spaziando da quelli più romantici ai gialli, dai chick-lit alle antologie di racconti. Una tipologia di libri che ancora mancava all’appello era quella d’azione, sia nella sua sfumatura più da romanzo d’avventura alla Cussler che in senso più cupo virando verso il thriller – e siccome per quest’ultima in particolare, a parte la coppia Preston e Child, non ho trovato ad oggi nessun autore che mi entusiasmi davvero ho pensato che l’occasione fosse propizia per accostarmi a qualche nome nuovo.

Una breve ricerca online, sia sui siti degli store più famosi che di alcuni blog dedicate alle letture, mi ha fornito il nome di una mezza dozzina di possibili candidati e in questa rosa ho scelto di iniziare da “Il dipinto maledetto” di Alex Connor perché una parte della trama è ambientata a Venezia, città alla quale io sono particolarmente legata perché lì nacque mio nonno e visse mia madre fino quasi ai vent’anni.

E devo dire che la trama del romanzo è davvero intrigante, un bel mix di storia e fantasia nel quale si intrecciano modernità e passato. Chiave di tutto pare essere il ritrovamento di un dipinto di Tiziano, opera che non solo ha un notevole valore per il pittore che l’ha realizzata ma soprattutto perché intorno ad essa aleggia una macabra leggenda. Il ritratto infatti raffigura un mercante veneziano sospettato di essere un serial-killer ante litteram che uccideva e poi scuoiava le sue vittime e la tradizione vuole che una parte di quella malvagità demoniaca sia passata alla tela, che se riportata alla luce porterebbe di nuovo in vita il crudele cacciatore di pelli.

Naturalmente questa è una favola a cui poteva credere il popolino ignorante del cinquecento, non le illuminate menti moderne, eppure non passano che pochi giorno da quando la giovane Serafina Morgan raccoglie il dipinto (abbandonato da qualcuno nel Tamigi e portato dalla marea calante ad arenarsi su una riva del fiume) ed ecco che la donna viene ritrovata morta a Venezia, e non solo morta, ma orrendamente mutilata, con il volto e la parte superiore del corpo privi di pelle …

Come dicevo la trama, benché un po’ macabra, mi pare interessante, tuttavia l’inizio del libro mi è sembrato troppo dispersivo. La Connor infatti introduce non solo molti personaggi ma anche parecchi luoghi diversi, ambienti diversi (intesi come il mondo dell’arte, diviso fra galleristi e collezionisti, l’antica nobiltà veneziana, il dorato jet-set hollywoodiano di cui fa parte Nino Begstrom) e soprattutto mette in campo personaggi dei quali accenna il passato lasciando cadere dettagli che non si sa bene quanto peso avranno nell’evolvere della storia.

Gaspare Reni è la prima figura a venire approfondita, portandosi dietro lo pseudo figlio adottivo Nino, ma quanto davvero il vecchio mercante d’arte interverrà nella vicenda a parte aver ricevuto in regalo da Serafina il pericoloso dipinto di Angelico Vespucci? E quanto invece saranno sviluppati i galleristi Jobo Kido, Triumph Jones e Farina Ahmadi che dal Giappone e dall’America si attivano come molle pronte a scattare appena trapela qualche indiscrezione sul ritrovamento del quadro?

A questa variegata situazione contemporanea si inframmezzano inoltre spezzoni che riportano al Cinquecento, che per quanto personalmente io abbia trovato la parte finora più intrigante della storia non fanno che aumentare il senso di dispersione di questa anteprima. Anche perché se da un lato credo sarà appassionante seguire i fatti avvenuti all’epoca di Tiziano, quando il ritratto veniva sempre più portato avanti e le accuse contro Vespucci si facevano presumibilmente più pressanti, dall’altro l’accenno al fatto che il serial killer torni a colpire nel ventunesimo secolo è un ulteriore tema che si aggiunge a quelli già introdotti.

Ad essere sincera la curiosità di capire come gli omicidi attuali possano legarsi a quelli avvenuti cinquecento anni prima è l’aspetto che più mi ha incuriosita ed avvinta durante la lettura de “Il dipinto maledetto“, tuttavia considerando che l’avvio del romanzo non mi ha presa come mi aspettavo e che anche lo stile della Connor non risulta fra i miei preferiti, penso proprio che abbandonerò questo libro e persisterò a cercare un thriller davvero incalzante e mozzafiato.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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