“La piscina” di Ji Hyeon Lee – Presentazione

Nel panorama della narrativa per bambini e ragazzi i silent-book sono un prodotto relativamente recente e non certo diffuso quanto i tradizionali libri illustrati. Io li ho scoperti da relativamente poco, facendo una prima esperienza assolutamente positiva con il sorprendente “Il barbaro” (a questo link la presentazione che ho scritto per il blog) ma continuo a giudicarli una categoria particolarmente difficile. Se da un lato infatti stimolano l’immaginazione e lo spirito d’osservazione del lettore (adulto o bambino che sia), dall’altro il rischio è che una sequenza di tavole non adeguatamente concepite, sviluppate, assemblate, lasci a lettura conclusa una certa insoddisfazione di fondo.

Copertina
Copertina

Così è stato per quanto mi riguarda quando insieme a mio figlio, durante un laboratorio di lettura nella nostra libreria di fiducia, abbiamo sfogliato insieme “La piscina” Ji Hyeon Lee, volume di 48 pagine a colori pubblicato dalla casa editrice Orecchio Acerbo.

Il libro com’è ovvio non ha storia, ma l’ambientazione è chiara fin dal titolo ed infatti la prima illustrazione mostra un bambino in costume, sul bordo di una piscina colma d’acqua cristallina, che guarda in lontananza. La scena viene poi invasa da un affollato gruppo di bagnanti chiassosi e invadenti, che con le loro pinne maschere salvagenti e canotti saturano la piscina e la pagina. In questo ammasso grigio e intricato di corpi, rimane sgombro solo il bordo della vasca e da qui il bambino si tuffa, spingendosi in profondità, oltre le gambe sguazzanti degli altri. Là in basso tutto prende colore e torna la calma, anche se presto il protagonista viene affiancato da una bambina che nuoterà poi insieme a lui alla scoperta del mondo.

Il viaggio sembra infatti essere lo spunto principale del libro, visto che l’autrice usa tutte le pagine del volume per ritrarre la lunga nuotata dei protagonisti e i loro incontri. Dapprima vengono mostrati dei piccoli pesciolini azzurri e rossi, poi il paesaggio (piscina o mare?) si fa sempre più brulicante di animali colorati, grandi, numerosi – e sempre meno realistici. Ad un certo punto compare addirittura l’occhio azzurro vivo di un’enorme balena. Finché, dopo aver superato pesci di ogni forma, sfumatura e atteggiamento (incolleriti, timidi, allegri), i due bambini escono dall’acqua sul lato opposto della vasca, con ancora un caldo sorriso sulle labbra.

Indubbiamente si possono associare molti significati a questa sequenza di immagini: osare (tuffarsi non deve essere facile come sembra se solo i due bambini lo fanno), sperimentare (il viaggio subacqueo dei protagonisti), essere aperti ai nuovi incontri (la bimba e il bimbo non si conoscevano, ma si riconoscono in quanto entrambi vogliono esplorare il mondo), il grande valore dell’amicizia (che si consolida in questo caso grazie ad un’esperienza condivisa), lasciare spazio alla fantasia e all’immaginazione (quei pesci sempre meno reali). Eppure – per quella che è stata la mia esperienza – il libro non è coinvolgente, le tavole sono a volte anche suggestive ma manca loro quel certo non so che capace di avvincere il lettore, di indurlo a sfogliare con ansia le pagine per vedere cosa la successiva gli riserverà.

Una delle prime pagine
Una delle prime pagine

Credo che questo dipenda in parte dall’impostazione stessa delle tavole (ricche di dettagli ma sempre legate al mondo acquatico e ai due protagonisti silenziosi), in parte dallo stile di Ji Hyeon Lee. L’artista è coreana ed in effetti nelle sue immagini si riscontra un po’ della delicatezza ed armonia degli ideogrammi, ma mi pare che i disegni si caratterizzino troppo di allusioni e poco di suggestioni. A ben guardare nelle varie pagine si scoprono molti particolari (per esempio l’espressione del bambino, triste e forse persino impaurito fino a quando è da solo, sempre più sereno e allegro dopo l’incontro con la sua compagna di nuotata) ma qualcosa nel tratto e nella composizione globale delle tavole non ispira a soffermarvisi con troppa attenzione. Forse, paradossalmente, proprio la loro abbondanza di dettagli, che al primo colpo d’occhio è impossibile cogliere tutti.

Altro esempio di tavola che illustra il volume
Altro esempio di tavola che illustra il volume

La mia opinione è che “La piscina” voglia raccontare la storia di un viaggio nella fantasia, nella capacità – tipica dei bambini – di dare briglia sciolta all’immaginazione e vedere il mondo con l’innocenza che permette di vivere le più emozionanti avventure. Per quanto mi riguarda però fallisce nel suo intento perché le immagini non risultano sufficientemente evocative, rimangono piatte e poco coinvolgenti, senza saper suscitare in chi le osserva lo stimolo a liberare appunto l’immaginazione e farsi trasportare in un mondo di sogni e fantasia.

La mia esperienza: ero in compagnia di mio figlio quando abbiamo “letto” questo libro e nonostante lo avesse scelto lui non ne è rimasto coinvolto. Dopo la sorpresa iniziale dovuta al fatto che non c’erano parole (come lui si aspettava), ha sfogliato le pagine rapidamente, spiegandomi poi che quella lunga sequenza di disegni dai colori tenui e quei tratti spesso tondeggianti gli erano sembrati abbastanza bruttini.

Età per cui lo suggerisco: lettura dai 5 anni

Valutazione: acquisto non consigliato perché, come per tutti i libri ma soprattutto per i silent-book, la storia suggerita dalle immagini deve colpire in profondità altrimenti sarà inevitabile che annoi. E questo albo dalle delicate sfumature pastello, tutto ambientato in una piscina sempre meno realistica, potrebbe per molti bambini rappresentare un viaggio fantasioso sì, ma non abbastanza avvincente.Acquisto non consigliato

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