“Come l’arcobaleno” di Barbara Cartland – Recensione

[Titolo originale: The curse of the clan]

Il mio giudizio in breve:

Storia romantica fra le più classiche e prevedibili che si possano immaginare, eppure a dispetto della sua scarsa originalità è uno dei libri della Cartland che preferisco: un’eroe testardo e volitivo che si mette per ripicca in una situazione potenzialmente difficile, un’eroina che della vita ha visto il peggio ma non ne è rimasta abbruttita, misteri e colpi di scena che risalgono a vent’anni prima, il tutto  con lo scenario sempre splendido delle brughiere e dei castelli scozzesi.

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Con questo romanzo della Cartland ho un rapporto particolarmente stretto perché ne avevo acquistata una copia in lingua originale, insieme ad una dozzina di altri titoli della scrittrice, approfittando di una vacanza in Inghilterra in un’epoca ormai lontana quando internet (e le vendite online) non erano ancora diffuse come oggi. Anni dopo ne riuscii a reperire anche la traduzione italiana, la comprai perché mi era piaciuto moltissimo l’originale e feci la prima – un po’ inquietante – scoperta: le traduzioni Mondadori anni ’70-’80 non sono esattamente integrali.

E’ questo un argomento scottante, almeno per me: già comprendo poco il modificare pesantemente un titolo (perché “La maledizione del clan” deve diventare un diversissimo “Come l’arcobaleno“?), figuriamoci il fatto di tagliare frasi qua e là, se non addirittura interi paragrafi. Ci sarebbe tanto da discutere su questa politica delle case editrici, che talvolta si giustificano chiamando in causa differenze culturali e sociali che rendono di non immediata comprensione alcuni passaggi (che vengono quindi “riadattati” più o meno liberamente), ma non mi pare questo il posto giusto per farlo. Mi limito ad osservare che “Come l’arcobaleno” è un incantevole romanzo in lingua originale e nonostante qualche taglio resta una gradevolissima lettura anche nella sua versione in italiano.

La storia, ambientata nel 1822, ha per protagonista Tara, sottile giovinetta nata e cresciuta in un misero orfanotrofio di Londra. Abituata non solo ai lavori più umili e a patire spesso la fame, la fanciulla da alcuni anni si occupa in prima persona anche dei bambini mantenuti nell’ospizio e rimane dunque atterrita quando il segretario personale del duca di Arkcraig, patrocinatore dell’orfanotrofio, per obbedire agli ordini di sua grazia decide da un giorno all’altro di condurla in Scozia. Le sorprese per Tara sono d’altronde appena all’inizio perché una volta giunta all’imponente castello degli Arkcraig eventi ancora più stupefacenti aspettano questa fanciulla innocente ma desiderosa di imparare, migliorarsi e aiutare il prossimo.

Tara è una delle più tipiche protagoniste tratteggiate dalla Cartland nei suoi romanzi: sottile al limite dell’anoressia (ma almeno questa volta tanta magrezza è motivata dalla povertà in cui la ragazza è cresciuta), costretta ad un’esistenza miserabile di sacrifici e duro lavoro che tuttavia non è riuscita a spegnere né la sua grazia innata nè il suo desiderio di sapere, di imparare, di leggere. Il fascino di questa eroina è un fascino tutto spirituale, che si manifesta non appena si profilano all’orizzonte le aspre colline scozzesi ricoperte di erica in fiore e la fanciulla avverte con tutto il suo essere di appartenere a quella terra sconosciuta come mai aveva sentito di essere a suo agio nello squallore di Londra.

Certo, si può obiettare che ci vuole poco a vedere il meglio di una situazione quando si abbandonano la miseria e un lavoro massacrante, senza prospettive, ma Tara vive in maniera più tormentata il cambiamento nella sua vita; innanzitutto la addolora aver lasciato i bambini a cui è affezionata e dei quali sa di essere l’unica persona a curarsi davvero. Inoltre le sue prospettive al momento della partenza sono incerte e sebbene la giovinetta immagini di dover occupare una posizione servile anche al castello, questo non le impedisce durante il viaggio di sfruttare ogni momento in compagnia di una persona colta e raffinata come il segretario del duca per migliorarsi, fare domande, riflettere.

Due volti più che adeguati ad impersonare Tara e il duca: la rossa e snella Katharine Hepburn, il bruno e atletico Henry Cavill
Due volti più che adeguati ad impersonare Tara e il duca: la rossa e snella Katharine Hepburn, il bruno e atletico Henry Cavill

Se Tara è dunque una protagonista perfetta, la sua controparte maschile è invece il tipico uomo tormentato che un tradimento doloroso ed inatteso ha inasprito oltre ogni ragionevolezza. Il duca di Arkcraig d’altronde, un po’ come il marchese di Swayne in “Sfida al destino” (che ho recensito in questo post), non è un tipo incostante che cambia idea perché si trova di fronte una donna bella o particolarmente sensibile. Coerente con se stesso, continua a marciare imperterrito sulla strada che ha tracciato per il proprio futuro, tendenzialmente incurante di quanta sofferenza (sia a lui che agli altri) possa cagionare questa scelta. Per fortuna a parte questa cocciutaggine estrema il nostro eroe ha anche delle qualità e quando interverranno fatti imprevisti a modificare le circostanze in cui si trova, avrà il buon senso di non incaponirsi in una decisione malsana.

Non voglio aggiungere altro a questa recensione se non che “Come l’arcobaleno” ha tutti i requisiti per piacere: imprevisti, vendette, ritrovamenti, un eroe impulsivo ma forte e virile, un’eroina fragile e dolce con molta determinazione e coraggio. Senza contare le splendide descrizioni della Scozia, che fanno da cornice a questa tormentata ed insolita ma romantica ed avvincente storia s’amore.

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