L’estratto della settimana: “Mi sono scordata di fidanzarmi con te” di Laura Tait e Jimmy Rice

Dopo essermi dedicata con poca soddisfazione al genere young adults, del quale ho letto la trilogia della Cass, ho pensato che il mio problema con queste opere potrebbe correlarsi proprio con l’età anagrafica (io non sono una sedicenne e non mi accontento di un tira e molla sentimentale con scarso contorno), così mi sono messa a cercare qualche opera new adult confidando che la maggior maturità dei protagonisti andasse di pari passo con una narrazione più confacente ai miei gusti.

La ricerca in realtà è stata un po’ sofferta in quanto mi sono resa conto che non è facile in quel mare magnum che è internet trovare uniformità di catalogazione, sicché un volume che alcuni blog di narrativa o alcuni store online classificano come New Adult, altri lo etichettano semplicemente come rosa o addirittura come chick-lit. Dopo una mezz’ora di ricerche sono infine approdata ad un titolo (“Mi sono scordata di fidanzarmi con te“) che mi ha incuriosita soprattutto perché scritto a quattro mani da un uomo ed una donna, il che mi ha fatto sperare in uno spaccato a tutto tondo della lungamente rimandata relazione fra i protagonisti.

Holly e Alex sono infatti i classici migliori amici fin dai tempi della scuola, ma proprio quando Holly realizza di essere in effetti innamorata di quel ragazzo con cui ha trascorso serate su serate Alex sembra essersi lasciato andare ad un’avventura con un’altra. Consapevole dello scarso tempismo, Holly evita di dichiarare i propri sentimenti all’oggetto dei suoi sogni e poiché la giovane sta per frequentare l’università a Londra mentre Alex rimarrà nel loro natio paesello sembra che il rapporto fra i due sia destinato a chiudersi. Se non fosse per un destino bizzarro che li fa incontrare nuovamente nella capitale undici anni dopo …

Che dire, la breve sinossi che ho riportato nelle righe precedenti è quella usata come presentazione del romanzo sul retro di copertina ed è anche di fatto il riassunto dell’estratto iniziale dell’opera, ma questo abbozzo di trama non rende se non in minima parte lo spirito del libro. Quello che più lo caratterizza credo sia infatti l’estrema discontinuità che non solo alterna i punti di vista dei due protagonisti (la narrazione è sempre in prima persona ma alcuni capitoli sono vissuti da Holly ed altri da Alex) ma con un doppio salto temporale passa da quello che presumo essere il presente in cui la coppia è finalmente tale ad un passato adolescenziale e quindi al passato assai più vicino che rivedrà i due incontrarsi a Londra quasi trentenni.

La narrazione nonostante questi variegati cambiamenti nel punto di vista non è confusa, ma non mi è piaciuto che al termine dell’anteprima non ci fossero stati indizi reali di un incrociarsi delle vicende di Alex e Holly. Certo, visto che il protagonista lascia casa e lavoro si può immaginare che finirà a Londra e lì si imbatterà nella sua vecchia amica, ma il fatto che dopo un brevissimo prologo più che altro fatto di ricordi le vite di Holly ed Alex non si intreccino più ha notevolmente ridotto il mio interesse per la storia.

Né mi hanno incuriosita particolarmente i protagonisti, che almeno finora mi sono parsi piatti e tutt’altro che frizzanti. Da adolescenti sono un po’ sciocchi (e gli autori non ne approfondiscono affatto la personalità), ma almeno undici anni dopo mi sarei aspettata una maggior incisività, un po’ più di brio. Invece i capitoli seguenti mostrano soltanto Holly che ha una relazione con il proprio principale tenendolo nascosto ai colleghi ed Alex stupefatto nello scoprire, dopo anni in cui credeva di essere rimasto a casa per costituire la roccia a cui il padre potesse sostenersi, che deve dare una svolta sia professionale che sentimentale alla sua esistenza.

L’ultimo aspetto che mi ha lasciata ulteriormente poco convinta, spingendomi di fatto a non proseguire la lettura, è lo stile degli autori: il linguaggio è davvero molto colloquiale e, per i miei gusti, un po’ troppo volgare. Posso capire che nel rappresentare degli adolescenti si usino punti esclamativi, puntini di sospensione e addirittura brevi frasi in stampatello maiuscolo, ma non mi piace proprio che un insegnante di trent’anni non sappia fare altro che farcire le proprie frasi di parolacce. Senza contare piccoli dettagli che sembrano sviste dimenticate durante la correzione delle bozze, come il fatto che la storia si svolga in Inghilterra ma uno dei personaggi per parlare dei suoi guadagni citi una cifra in dollari.

Insomma, credo si sia capito che “Mi sono scordata di fidanzarmi con te” (a dispetto di una copertina vivace e di una sinossi forse non originalissima ma comunque intrigante) mi ha davvero delusa. Non penso proprio che proseguirò nella lettura del romanzo, che mi è parso fiacco e privo di ironia.

Giudizio dell’estratto:reading_book-sad_smiley

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