“Un colore tutto mio” di Leo Lionni – Presentazione

Avevo già recensito un libro di Lionni, “E’ mio” (questo il post al quale mi riferisco); recentemente abbiamo visto in biblioteca “Pezzettino“, opera dello stesso autore che alla scuola materna aveva costituito lo spunto per alcune attività di gruppo portate avanti da mio figlio, e così sulla scia dei ricordi abbiamo cercato altri volumi di Lionni soprattutto per leggerli con la sorellina più piccola. L’unico altro presente sullo scaffale quel giorno era “Un colore tutto mio” e dunque è stato il primo che abbiamo preso in prestito e letto.

Copertina del volume
Copertina del volume

Nelle sue 38 pagine il volume racconta la toccante storia di un giovane camaleonte che è stanco di cambiare sempre colore. Lui vorrebbe essere come pappagalli, pesciolini rossi o elefanti e avere un colore che sia davvero suo, invece sa che prenderà sempre la tinta dell’oggetto su cui si posa, sia esso un limone giallo, dell’erica violetta o addirittura l’alternanza di strisce della coda di una tigre. Dopo alcune riflessioni l’animaletto sceglie di rimanere per sempre sopra una foglia, in modo da essere verde, ma con l’autunno e l’inverno la foglia cambierà sfumature – e con lei il povero camaleonte. Solo l’incontro con un suo simile più anziano e più saggio gli permetterà di capire che la propria natura non può cambiare ma che l’importante è accettarsi e che se si ha un amico accanto non si è più soli.

Il racconto dunque affronta temi importanti, eppure lo fa con grande leggerezza e senza cercare di imporre una morale esplicita. In ogni pagina lo spazio maggiore è dedicato alle illustrazioni e il testo vanta solo un paio di righe (a volte persino meno), delle frasi immediate e concise che proprio grazie alla loro semplicità giungono dritte al punto. Non ci sono giri di parole e nemmeno difficili introspezioni psicologiche: l’infelicità del camaleonte è descritta dal suo stesso essere, dal modo in cui cambia colore senza volerlo e senza poterlo impedire, ed allo stesso modo la serenità raggiunta sul finire della storia è mostrata attraverso le immagini della coppia di amici sempre vicini, così da cambiare colore – è inevitabile – ma insieme.

Il bello di questa storia è che i livelli di lettura sono molteplici: accettare la propria natura, accettare i cambiamenti (nostri e del mondo che ci circonda), liberarsi della paura dell’ignoto o di un certo senso di inadeguatezza che può derivare dalla propria diversità, capire l’importanza dell’amicizia e del fatto che se piacciono le stesse cose o si ha comunque qualcosa in comune, allora è più facile riconoscersi e non sentirsi soli. Tanti messaggi dunque, che possono ridursi per i bambini più piccoli ad un’unica idea, ovvero che non si deve cercare di essere diversi da ciò che si è realmente, ma che col passare del tempo possono essere approfonditi e discussi più in dettaglio.

Esempio di pagine interne (da un'edizione in lingua inglese del libro)
Esempio di pagine interne (da un’edizione in lingua inglese del libro)

I disegni, realizzati dallo stesso Lionni, pur essendo stilizzati e sicuramente semplici (al pari della storia) fanno del colore il loro punto di forza. Questo è vero in genere per altre opere dell’autore, ma visto l’argomento di questo libro è più che mai vero in “Un colore tutto mio“. Le tinte non sono mai troppo accese o forti, al contrario delicatamente variegate, ma ogni pagina è dominata da un colore ben preciso, il colore di una specie animale inizialmente ed il colore che in quel momento caratterizza il camaleonte via via che la storia procede.

Con pochi particolari così da non rischiare di far calare l’attenzione dei più piccoli, le illustrazioni prendono vita sul foglio bianco proprio grazie al loro essere colorate, mentre il grande occhio espressivo del camaleonte e la linea che gli disegna la bocca permettono di cogliere già alla prima occhiata se in quel momento l’animale è felice o triste. Disegni essenziali dunque, ben pensati per accompagnare la lettura da parte di un adulto anche a bambini molto piccoli (direi intorno ai due anni o due anni e mezzo di età).

La mia esperienza: abbiamo letto questo libro molto tardi rispetto a quello che sarebbe il target ottimale, ovvero a nove anni per il grande e sei per la piccola, eppure la storia del camaleonte alla ricerca della propria identità è piaciuta ad entrambi. Hanno apprezzato soprattutto la conclusione, momento in cui finalmente il protagonista pur non trovando ciò che cercava ha smesso di sentirsi solo, e hanno commentato positivamente la grande ricchezza di colori delle illustrazioni, che rendono bene l’idea di come il corpo del camaleonte cambi a seconda di dove l’animale si trova.

Età per cui lo suggerisco: lettura ad alta voce dai 2 anni – lettura autonoma dai 6 anni

Valutazione: acquisto decisamente consigliato 03-reading-a-book

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