“Il circo della notte” di Erin Morgenstern – Recensione

[Titolo originale: The Night Circus]

Il mio giudizio in breve:

Romanzo difficile da catalogare: ufficialmente proposto come fantasy new adult, mi ha coinvolta soprattutto per la efficace descrizione dell’ambiente circense (che però alla lunga diventa un po’ monotona), mentre la scarsa caratterizzazione dei protagonisti e la loro storia non ben sviluppata mi hanno fatto entrare poco in sintonia con la sfida che avrebbe dovuto costituire il fulcro della storia. Nel complesso una lettura sicuramente originale ma non particolarmente emozionante.

Come ho avuto già modo di scrivere sul blog, io sono abbastanza conservatrice in fatto di libri, ho i miei gusti e non è facile che esca dal seminato per avventurarmi verso generi che ho sperimentato giusto un paio di volte e mi hanno lasciata poco coinvolta. Uno dei pregi della sfida di lettura a cui sto partecipando nel corso di questo 2017 è quindi lo sprone – pur di seguire tutte le tracce indicate mese per mese – a sperimentare nuovi autori e nuovi temi, accostandomi ad opere che probabilmente altrimenti non avrei scelto.

Proprio questo è accaduto con “Il circo della notte“, volume che ho scelto esclusivamente perché una delle indicazioni di lettura mensile era appunto un libro incentrato sul circo ed io ho trovato questo volume nella biblioteca che spesso frequento coi miei figli. Confesso che a me personalmente il circo fa soprattutto tristezza, vuoi per la vita errabonda e disagevole di chi vi lavora, vuoi soprattutto per le condizioni degli animali – che non solo mi fanno pena perché li so rinchiusi in gabbie e recinti, ma anche perché li vedo costretti ad essere addomesticati anche quando la loro natura sarebbe tutt’altra. Frenata da questi sentimenti non provavo proprio interesse per un libro che facesse del circo il suo punto centrale, eppure la copertina elegante ed evocativa di questo romanzo mi ha incuriosita e devo dire che la lettura de “Il circo della notte” si è rivelata tutto sommato più piacevole del previsto.

L’ambientazione è quella della Londra di fine Ottocento, nella quale un misterioso circo compare dall’oggi al domani senza che alcuna locandina ne abbia pubblicizzato la venuta o che nessuno abbia visto il personale darsi da fare per montare le tende e preparare le attrazioni. Eppure il Cirque des Reves (circo dei sogni) con le sue sorprese straordinarie attira vere e proprie folle di spettatori, alcuni dei quali sviluppano un tale attaccamento per il circo stesso da iniziare a seguirlo nei suoi spostamenti, dandosi reciprocamente informazioni per non perdere il contatto con questa magica realtà.

Sicuramente centrale nel romanzo è proprio il mondo del circo, questo incantato paese delle illusioni che apre i battenti al calare della notte e pare nutrirsi di sogni o alimentarli. Le descrizioni legate alla realtà circense sono numerose, soprattutto nella prima metà del libro, ma dopo un po’ iniziano a farsi ripetitive e purtroppo a rallentare un ritmo narrativo che non riesce mai a diventare incisivo forse anche per la scelta di usare un’esposizione in terza persona al tempo presente, che se da un lato trasforma la storia in una sorta di fiaba senza tempo, dall’altro la distanzia dal lettore.

Di stile analogo a quello della copertina italiana è l’illustrazione scelta per l’edizione inglese del romanzo, a mio parere ancora più suggestiva.

Al di là dell’ambientazione, il tema principale del racconto è (almeno in teoria) una sfida per portare avanti la quale vengono sempre create nuove attrazioni, nuovi spettacoli, nuove meraviglie. Celia e Marco infatti a loro insaputa sono stati allevati dai rispettivi maestri per affinare i propri talenti naturali di illusionisti e portare a termine uno scontro che porterà alla morte di uno dei due. Inutile dire che in realtà i due protagonisti finiranno per innamorarsi, sovvertendo così le regole e le aspettative dei mentori che si affidavano a loro per umiliare l’odiato avversario.

Purtroppo però ai personaggi non è assolutamente offerto uno spazio di approfondimento paragonabile a quello concesso dalla Morgenstern al circo; Celia e Marco, ma anche Bailey e in misura ancora maggiore le altre numerose figure presenti nel romanzo, non sono mai descritti in maniera davvero dettagliata e mi hanno tutti lasciato l’impressione di essere piatti, vuoti, incompleti. Anche aspetti a mio parere importanti (come la ragione dell’inimicizia che porta i due maestri a concepire una sfida fra i propri allievi) non vengono spiegati e la sensazione d’insieme è che alla storia manchino dinamismo ed emozioni.

Il maggior pregio de “Il circo della notte” è sicuramente l’atmosfera che l’autrice ha saputo ricreare, quel misto di stupore e meraviglia che (almeno idealmente) dovrebbe accompagnare ogni esibizione circense, quell’ineffabile magia che cattura lo spettatore, quell’aspettativa che lo colma nel momento in cui sta per scostare i lembi del tendone a strisce bianche e nere del Cirque des Reves e non ha alcuna idea di quali inimmaginabili illusioni renderanno speciale la sua notte. Peccato che a quest’atmosfera contemporaneamente fantasiosa ed accurata non faccia da contraltare una trama altrettanto ben sviluppata, col risultato che il romanzo rimane poco incisivo e a tratti quasi noioso. Senza contare la confusione che generano nel lettore i continui salti temporali che caratterizzano la narrazione.

Mi rendo conto che questa recensione pare troppo negativa per il punteggio che ho assegnato al libro, eppure nonostante alcuni momenti monotoni e poco fluidi e nonostante la mancanza di una storia davvero appassionante che lasci con il fiato sospeso, non ho potuto fare  ameno di apprezzare l’atmosfera onirica, ricca di illusioni e suggestioni, che la Morgenstern ha reso tanto abilmente e che costituisce a mio parere con il circo stesso la vera protagonista di un romanzo a suo modo intrigante.

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